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Attualità | 10 aprile 2020, 12:45

Anche pesca e agricoltura colpite dall'emergenza, Mai: "Oltre la crisi con promozione, lavoro di squadra e trasformazione dei prodotti"

L'assessore ligure della Lega sulle proposte di Salvini: "Il capitano non ha mai sbagliato un colpo anche in economia o con l'addio al governo. Chiese aperte a Pasqua? Credo a segnale per chi voglia rifugiarsi nella preghiera"

Anche pesca e agricoltura colpite dall'emergenza, Mai: "Oltre la crisi con promozione, lavoro di squadra e trasformazione dei prodotti"

Il settore economico primario, agricoltura pesca e zootecnia, non è certo passato indenne attraverso la crisi sanitaria e la crisi economica, da molti individuata come la peggiore dal dopoguerra.

Anche in Liguria si corre ai ripari per tutelare aziende e lavoratori, nella speranza di poter riattivare completamente il ciclo produttivo in un settore, solo parzialmente al riparo dal lockdown attivato per contenere il contagio, e certamente vittima di un calo della domanda.

Abbiamo intervistato l’assessore regionale della Lega Stefano Mai per fare il punto della situazione sul settore di sua specifica competenza e sul convulso momento politico, che vede il suo partito alla guida della Liguria, ma all’opposizione sul piano nazionale.

Quali sono i provvedimenti e le strategie messe in campo dalla Regione per traghettare il settore primario attraverso questo momento di profonda crisi economica e blocco parziale della produzione?

La situazione è molto critica e tutte le aziende stanno soffrendo: pesca, zootecnia e agricoltura non fanno eccezione. In queste settimane abbiamo emesso diversi decreti per agevolare le imprese, e sono ancora aperti bandi per il piano di sviluppo rurale oltre che le assegnazioni di fondi europei per la pesca e l’acquacoltura. Abbiamo programmato delle semplificazioni per questi bandi, così da consentire alle aziende e ai loro tecnici di presentare le domande in maniera più immediata. Abbiamo in diversi casi anche aggiunto risorse importanti, e penso agli agriturismi, per cui abbiamo raddoppiato la dotazione del bando da un milione di euro: abbiamo voluto aiutare queste strutture che stanno soffrendo lo stesso blocco che conoscono gli alberghi e le strutture turistiche in genere. C’è poi una serie di deroghe e proroghe, con la massima disponibilità in termini di tempo per presentare rendicontazioni, progetti, anche in assenza di documentazione. Ci sono poi due iniziative intraprese negli ultimi giorni: in giunta ho presentato un documento che semplifica la liquidazione dei fondi destinati a pesca e acquacoltura, che verrà riconosciuto per l’80% delle risorse assegnate con la semplice produzione di materiale fotografico, senza la necessità di un sopralluogo. La stessa cosa è in cantiere per quanto riguarda il piano di sviluppo rurale; sono al momento in corso verifiche tecniche, e in questo caso potremmo arrivare ad erogare il 100% delle cifre assegnate. Per quanto riguarda poi la silvicoltura abbiamo prorogato le tempistiche per il taglio fino al 15 di maggio sul versante mar Ligure e fino al 30 di maggio sul versante padano, oltre a consentire lo smercio di legna da ardere. Abbiamo emesso provvedimenti per erogare i fondi destinati all’apicoltura, e concesso una proroga per la realizzazione di nuovi impianti viticoli. Per quanto riguarda invece il settore fitosanitario abbiamo previsto una proroga dei patentini fino al 15 di giugno. Altro provvedimento molto importante della Regione è l’alleggerimento delle norme per la consegna a domicilio di materie prime o di piatti, misura necessaria a fronte della contrazione nel volume di affari del settore agroalimentare, che colpisce soprattutto chi produce frutta e verdura e chi vive di pesca. Con i ristoranti chiusi che non possono trasformare queste nostre eccellenze gastronomiche anche questo settore è colpito con forza. In queste ultime ore abbiamo disposto un fondo da un milione di euro per agevolare l’accesso al credito delle imprese, che sposteremo sul rilancio del tessuto economico qualora dal governo si garantisca sufficiente liquidità alle imprese.

Quali saranno gli assi di intervento fondamentali per la fase del rilancio, una volta che la fase acuta della crisi sanitaria sarà alle nostre spalle, e quali sono i settori che necessitano di maggiore attenzione?

Stiamo cercando di agevolare le aziende attraverso la richiesta che abbiamo fatto al governo di liquidità e finanziamenti a fondo perduto, in particolare per il settore florovivaistico, che sta soffrendo più di tutti. Stiamo parlando di quasi il 50% delle nostre aziende agricole a livello regionale, e di oltre l’80% del pil agricolo ligure: un settore per noi assolutamente strategico in notevole difficoltà, visto che tutta la produzione e la vendita incentrata da fine febbraio a maggio è andata a vuoto, e il prodotto andrà buttato. In questa fase stiamo assistendo le aziende per superare il momento, con l’intenzione di rilanciare il comparto con grande forza nella fase post-emergenziale. In tempi non sospetti avevamo già cominciato a ragionare su azioni di trasformazione da mettere in campo, ma mai avemmo immaginato una situazione di questo genere; si stava ragionando sulla trasformazione della filiera piante aromatiche e su un piano di promozione a livello europeo, con la creazione di un marchio regionale per certificare le nostre produzioni, oltre che a pacchetti turistici destinati a focalizzare l'attenzione sulle realtà agricole del territorio, per portare in Liguria turisti e far loro visitare le nostre aziende con degustazioni in loco. Altro sostegno che stiamo per mettere in campo a favore del settore florovivaistico è la possibilità di smaltire l’invenduto in maniera non onerosa.

Si farà carico la Regione di questi oneri finanziari?

Sì, perché questo prodotto, se deve essere smaltito, è considerato rifiuto; noi cercheremo comunque di valorizzarlo in quanto prodotto agricolo, perché potrà avere nuova vita in mano ad aziende che lo possano trasformare, ad esempio in terriccio per le piante in vaso. Le aromatiche potrebbero anche essere impiegate nel settore della cosmetica, per oli essenziali a scopo alimentare. Azioni che avevamo già intrapreso ma che ora stiamo rafforzando.

Il tema degli orti privati e dell’agricoltura hobbistica o di sussistenza crea ancora incertezze: è permesso uscire di casa per dedicarsi a queste attività?

Abbiamo chiesto chiarimenti al governo e alla prefettura, ma abbiamo chiesto anche delle informazioni per quanto riguarda i codici Ateco che non erano stati compresi nel primo decreto dell’11 di marzo. Ad esempio, i giardinieri possono lavorare alla manutenzione del verde? Teoricamente no, ma quando dici che la filiera dell’agricoltura può continuare dandomi la possibilità di acquistare delle piante, perché non consenti che un giardiniere me lo possa piantare nel giardino? Ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire, rispetto ai quali siamo in attesa di delucidazioni del governo. Nel frattempo stiamo cercando di organizzarci a livello regionale nel senso di consentire alcune pratiche: se io ho un orto in campagna e ci vado da solo senza incontrare anima viva non faccio male a nessuno e riesco a portare a casa dei prodotti che servono per il sostentamento della famiglia.

Il settore della pesca è in sofferenza per la crisi; ci può fare il punto della situazione?

Anche i pescatori stanno perdendo giornate di lavoro e fra qualche mese, quando la situazione sanitaria consentirà la ripresa delle attività economiche, rischiano un nuovo stop per il fermo biologico. Si tratta di un fermo alle attività per consentire un corretto ripopolamento delle acque, ma di frequente le tempistiche previste non sono quelle adeguate, come spesso capita alle disposizioni comunitarie che vengono applicate senza tenere adeguatamente presenti le specificità territoriali. Ho chiesto di scomputare queste giornate di blocco dal fermo, in modo da consentire ai pescatori un recupero in termini di giornate lavorative. Siamo sul pezzo, ma ora aspettiamo misure importanti dal governo.

In tante zone d’Italia gli imprenditori agricoli lamentano scarsità di mano d’opera. Questo problema riguarda anche la nostra regione o le particolari caratteristiche delle aziende locali ci mettono al riparo almeno da questa criticità?

Non mi sono arrivate segnalazioni in merito, e anzi abbiamo fornito mascherine alle nostre cooperative che ce ne hanno fatto richiesta, in maniera da consentire la prosecuzione delle lavorazioni. Non sentiamo questo problema, perché chi lavora nel settore da noi è impiegato tutto l’anno, passando da una coltura a un’altra: abbiamo dei cicli produttivi che non necessitano di grandi assunzioni periodiche. Per questo non possiamo accedere a strumenti come la cassa integrazione, visto che le lavorazioni continuano: oliveti e vigneti ad esempio vanno potati in questo periodo, e le attività non si sono fermate.

L’interlocuzione con il governo procede?

Con gli assessori all’agricoltura del paese ci incontriamo frequentemente in video conferenza, spesso alla presenza del governo. Ora abbiamo chiesto un nuovo vertice con il ministro per rappresentargli alcune difficoltà: è uscita una bozza del decreto liquidità qualche giorno fa, e il sottosegretario all’agricoltura ha fatto notare come il settore fosse tagliato fuori dalle misure. Mi sembra un fatto grave che un membro del governo sottolinei una simile carenza: c’è qualcosa che non funziona, e vogliamo incontrare il ministro per fare chiarezza.

Facendo finta di aver scongiurato già il peggio per questa fase di emergenza, qual è la ricetta per rilanciare l’agricoltura ligure del domani?

Le nostre aziende stanno lavorando molto bene: negli ultimi tre anni a partire dal settore vitivinicolo c’ è stato un grande salto di qualità, ma anche l’olivicoltura sta crescendo con un recupero di terreno significativo. Questa ricetta deve avere diversi ingredienti, a partire dalla promozione. La Liguria ha bisogno di conquistare mercati molto importanti sui quali non abbiamo mai avuto grande attenzione, e poi occorre puntare sulla trasformazione. Le piante aromatiche ad esempio, come tanti altri prodotti della terra e del mare, potranno essere trasformati, e su questo siamo già al lavoro. Posso anticipare in tal senso il progetto in atto con la Tonnarella di Camogli, che realizza delle pescate incredibili, per poi buttare il pesce sul mercato con uno scarso riscontro dal punto di vista dei profitti. Con loro stiamo lavorando sulla trasformazione: abbiamo aperto un bando, l’azienda ha ottenuto dei fondi e ora stiamo aspettando la fornitura di attrezzature per trasformare in loco il pescato. Infine dobbiamo riuscire a lavorare in squadra, anche con il settore della ristorazione, che deve proporre prodotti locali in testa ai menù. Dobbiamo rivolgere sempre maggiori attenzioni al settore primario, che è il primo biglietto da visita che presentiamo al turista sul nostro territorio: la situazione è migliorata nel corso degli anni, ma occorre fare ancora uno sforzo.

La crisi ha messo in luce una forte animosità fra le fazioni politiche del paese e fra i vari livelli istituzionali. Secondo lei abbiamo assistito alla normale dialettica democratica oppure si è prodotto un surplus polemico, evitabile in tempi di pandemia globale?

Io sono molto amareggiato, perché io e i miei colleghi abbiamo sempre cercato di essere collaborativi in un momento che alcuni hanno addirittura paragonato alla guerra; non ho mai polemizzato o mosso grandi critiche al governo; se mai sono stati avanzati suggerimenti. Ci siamo più volte confrontati con il ministro dell’Agricoltura, proponendo suggestioni che ci auguriamo vengano raccolte e sviluppate. Ascoltavo però poco fa gli interventi sul decreto “cura Italia”, e ho appreso che tutti gli emendamenti sono stati bocciati. Già alcuni giorni fa si diceva che, per evitare gli emendamenti delle opposizioni, sarebbe stata posta la fiducia sul provvedimento, con la scusa di accelerare i tempi di approvazione. Io credo però che non si tratti di fare un piacere alle opposizioni, visto che, se abbiamo proposto degli emendamenti, è per andare incontro alle esigenze che vengono dai territori: vedersi negare le proposte in blocco, compreso il fondo per il florovivaismo chiesto a gran voce da tutti, mi amareggia molto. Ora vedremo come andranno le cose in questi giorni: se si proseguirà così, il nostro modo di porci cambierà di certo. Quando hai delle richieste che arrivano sottoscritte da tutti gli assessori all’agricoltura del paese e non le ascolti, questo è un problema: non si tratta solo di misure onerose dal punto di vista finanziario ma anche di semplificazione.

Come mai, dal suo punto di vista, c’è stata scarsa attenzione nei confronti di queste proposte?

Si tratta di una questione squisitamente politica: evidentemente il governo non vuole sentirsi dire dagli altri dove ha sbagliato o dove ha omesso un intervento opportuno, e quindi boccia tutto a prescindere, con la scusa della fretta. Poi, in un secondo momento, si prenderanno iniziative traendo spunto dalle segnalazioni arrivate, ma rivendicando tutto come propria iniziativa. Mi sembra una cosa infantile, che fa solo perdere del tempo: sapere che nessun operaio agricolo potrà ottenere la cassa integrazione sino a fine aprile è avvilente. A volte occorre avere l’umiltà di riconoscere di avere sbagliato e migliorare la propria azione grazie ai suggerimenti delle opposizioni.

Una volta passata l’emergenza sanitaria cosa dovrebbe insegnarci il coronavirus?

Credo dovremmo imparare quanto sia preziosa la vita e quali siano le cose importanti nel quotidiano. Penso avremo meno questioni frivole di cui discutere, sarà necessario lavorare di più in squadra e mettere in secondo piano la competizione. Penso che la crisi ci insegnerà questo, a fronte del costo molto alto che stiamo pagando in termini di vite umane. Ritengo che risalteranno i veri valori del nostro quotidiano, ci arrabbieremo di meno per questioni trascurabili e ci dedicheremo di più alla salute delle persone, alla prosperità delle imprese, per rendere questo paese di nuovo influente a livello europeo. Noi, da questo punto di vista, siamo finiti in un baratro, perché non siamo assolutamente tenuti in considerazione. Siamo stati i primi in Europa ad avere problemi e, a parte l’iniziativa di qualche singolo stato, siamo stati lasciati soli dall’Europa.

Come giudica l’atteggiamento del governo nei confronti dell’Europa?

Bisognerebbe comportarsi in maniera differente, non si possono chiedere cose all’Europa con il cappello in mano. Io ho sempre visto dei governi prostrati supinamente: abbiamo ricchezze inestimabili che tutti ci invidiano, ma con queste politiche ci stanno distruggendo mettendoci l’uno contro l’altro. Noi non possiamo pendere dalle labbra di Merkel, Macron e compagnia bella, dobbiamo difenderci e riconquistare la nostra dignità, piuttosto rovesciando delle scrivanie. Io sono sempre stato antieuropeista, ma in questo frangente immaginavo che l’Unione ci avrebbe aiutato, e invece ci ritroviamo costretti ad arrangiarci.

Almeno in questa occasione i toni usati dal presidente Conte e dal governo non sono stati proprio concilianti con i partner europei. E’ stato posto quasi un aut aut all’Ue; non lo trova credibile?

No: noi leggiamo quello che emerge dai media, ma abbiamo anche dei rappresentanti che ci raccontano come vanno veramente le cose. Anche io potrei uscire dopo un consiglio dicendo di aver sbattuto i pugni sul tavolo con forza per ottenere quello che volevo, ma magari in realtà non è andata esattamente così. Io sono dell’opinione che volere in questo campo significhi potere, ma bisogna avere la determinazione necessaria; e io non la vedo.

Le è piaciuta la proposta di Salvini di vendere ai cittadini titoli di stato a condizioni agevolate per uscire dalla crisi economica?

Salvini non ha mai sbagliato un colpo. Anche sull’uscita dal governo di fine agosto, che molti hanno criticato, io sottolineo che in molti chiedevano da tempo quel passo, perché era impossibile governare. Anche se io capisco poco di materie finanziarie, seguo la linea del nostro capitano, perché non ha mai sbagliato. Voglio ricordare che, quando abbiamo avuto il problema delle mareggiate, o anche il crollo del Morandi, grazie al governo partecipato dalla Lega abbiamo ottenuto risultati che non si erano mai visti: io credo che Salvini abbia dimostrato di essere un grande leader anche in campo economico.

Nemmeno la presa di posizione sulle chiese aperte al pubblico in occasione della Pasqua e la “scienza che non basta” va considerata come una nota fuori posto?

Credo che la fede sia una delle poche cose che ci unisce in questo paese: non lo fa il calcio, non lo fa la politica ma ci riesce la fede religiosa. Credo che un segnale vada dato e debba essere concesso alle persone che vogliono rifugiarsi nella preghiera di farlo: è vero, si può fare anche a casa, però sicuramente un minimo di apertura ci potrebbe essere. Vediamo nei prossimi giorni cosa succede. Non sono in grado di dire se le misure anticontagio prese saranno decisive, ma posso dire che negli ultimi anni vado molto spesso in chiesa e vedo che tanta gente in chiesa non c’è. Si tratta di un problema per la società che io sento molto: quando vado alla messa di Natale e vedo solo un decimo delle panche piene, questo mi rattrista molto.

Carlo Ramoino

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