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Cronaca | 27 aprile 2020, 18:48

Addio a Gianfranco Fabiano, il professore più amato dagli studenti

È mancato a 75 anni uno dei docenti storici del Liceo Mazzini, presso la succursale di Pegli. Sui social sono già centinaia i messaggi di affetto. Un suo ex studente lo ricorda

Addio a Gianfranco Fabiano, il professore più amato dagli studenti

È mancato a 75 anni uno dei docenti storici del Liceo Mazzini, presso la succursale di Pegli. Sui social sono già centinaia i messaggi di affetto. Un suo ex studente lo ricorda.

"Non ti chiamo prof neanche adesso, non potrei mai mancarti di rispetto. Neppure ora che non ci sei più.
Però era uno dei tuoi rimproveri più belli: “Non chiamarmi prof. È come se andassi dal dentista e lo chiamassi dent. Chiamami professore, oppure guarda, fai una cosa: chiamami Gianfranco e basta”.

Gianfranco, o professor Fabiano, poco cambia. Eri tu, eri tu e basta. Eri il nostro idolo, il nostro eroe, il docente più preparato, più amato, più temuto e al tempo stesso più carismatico.
Quante volte ho sperato di non scriverlo, questo pezzo. Quante volte abbiamo avuto paura di doverlo scrivere, quante volte ci è finito il cuore in gola e poi, dopo i vari tam tam che duravano mezza giornata, ti arrivava il messaggio del tuo ex compagno del "Mazzini" che ti diceva: “Stai tranquillo, l’abbiamo sentito, sta bene. Era una notizia falsa”.

Oggi non è andata così. Il tam tam è partito uguale. Uguale identico a quello di qualche anno fa. Non è stato facile verificarlo, abbiamo sperato di sminarlo, pure oggi pomeriggio. Ma non è stato possibile. Siccome tra i tuoi alunni, hai cresciuto anche molti giornalisti, siamo andati alla fonte. E purtroppo l'abbiamo verificata nel modo che non avremmo mai e poi mai voluto.

La telefonata di pochi secondi fa, con le Onoranze Funebri, è stata un colpo al cuore, in questi cuori già devastati dal lockdown. “Ce l’abbiamo, purtroppo ce l’abbiamo. Gianfranco Fabiano, classe 1945, abitava in via Lemerle”.

L’hanno trovato i suoi parenti, ieri pomeriggio a casa. Senza vita in mezzo a quella che, per tutta la vita, era stata la sua vita: i libri, i film e la musica.
Gianfranco viveva da solo, non si era mai sposato. O, forse, aveva scelto di contrarre un altro matrimonio molto più sublime: quello che si fa con la cultura, con la bellezza per eccellenza, con quella splendida antichità classica che non ti tradirà mai, non ti romperà mai i coglioni, non ti dirà mai “per me sei abbastanza”. Che ti faceva venire a scuola anche con la febbre: a te e a noi. Anche quando eri senza voce, anche se “fare lezione senza voce è come fare l’amore senza attributi”, un’altra delle tue frasi più gettonate.

Con la voce ci hai incantato. Con il tuo sapere ci hai emozionato. Correva voce che sapessi tutta la “Divina Commedia” a memoria, e probabilmente era anche vero. Sapevi il greco e il latino come si sa l’italiano: mai usato un vocabolario. E poi il tedesco, l’inglese, il francese: quante ne sapevi. Come quella volta dell'Hyperions Schicksalslied di Hölderlin, il momento più alto della mia carriera scolastica. "Non c'avete capito un cazzo eh, caproni".

Se oggi circolano generazioni di avvocati, insegnanti, medici, giornalisti, professionisti di ogni tipo, ma anche negozianti, portalettere e qualsiasi altro mestiere, comprese tante mamme - che è il mestiere più difficile - devono tutto a te. Perché ci hai insegnato a vivere non solo sui libri, ma soprattutto fuori dai libri. A vivere nella vita.

Con il cuore distrutto dal dolore e la mente piena di ricordi, mi piace ricordarti così: a bordo della tua Volkswagen Polo rossa, che noi chiamavamo “Ferrarino” perché la tenevi come un gingillo, e con una delle tue Nazionali senza filtro in bocca.

“Ho appena tamponato in via Sabotino, questa mattina non fatemi incazzare”. No, professore, questa volta, purtroppo, non ti farà incazzare più nessuno.

Valla a declamare agli angeli e pure a Dio, la ‘Divina Commedia’. Perché sei stato come un Dio.
Perché il ‘Paradiso’ glielo canti a memoria, a tutti quelli di lassù.

Ciao professore.
Ciao Gianfranco.
Ciao. Ue'"
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Alberto Bruzzone

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