Vuxe de Zena di Zenet | 10 maggio 2020, 14:00

'O Stafi': la 'frusta' genovese di Andrea Acquarone è in edicola

Intervista ad Andrea Acquarone, analista economico e politico, attivo per la salvaguardia di un patrimonio intangibile come la lingua genovese

'O Stafi': la 'frusta' genovese di Andrea Acquarone è in edicola

Tra le personalità più attive sullo scenario genovese c'è Andrea Acquarone. Analista economico e politico, attivo con varie iniziative per la salvaguardia di un patrimonio intangibile come la lingua genovese, ha recentemente portato a compimento un suo progetto. Il lancio del mensile in genovese "O Stafî"

Andrea come è nata questa idea e perché la scelta di questo nome? 

L'idea di avere un "giornale" in genovese è nata diversi anni fa, nel 2013, e si è gradualmente realizzata, prima con la pagina settimanale del Secolo XIX "Parlo Ciæo", poi con lo "Stafî" che è in qualche modo la sua evoluzione, perché è più ampio e più vario nei contenuti. La necessità di avere stampa e informazione in genovese era ed è dettata dal fatto che, per quanto la società ligure tenda a rimuoverlo, questa è ancora la seconda lingua più parlata nella regione, ed è assurdo che sia un fantasma nel panorama editoriale e dei media. "O Stafî" (lo staffile, la frusta) è il nome di uno dei giornali in genovese che uscivano nell'800, uno fra i più progressisti, laici, attento ai temi sociali. Per mostrare una continuità con un discorso che non inventiamo noi, e perché ci piaceva aggiornare quello spirito indomito, in un momento in cui l'informazione è sempre più morbida, ci piaceva richiamarci a questo nome.

Scrivere 'O Stafi' solo in genovese è una bella sfida. L'idea è quella di rivolgersi ad una nicchia di lettori oppure di arrivare gradualmente ad una platea più ampia? 

Ormai i mercati sono fatti di nicchie: c'è la nicchia degli appassionati di subaquea, di ricamo, del thai chi, eccetera. Noi ovviamente puntiamo a una nicchia, che non necessariamente deve coincidere con gli amanti della lingua genovese. Certo, ad essi supponiamo faccia piacere sapere che esiste una rivista scritta in questa lingua, ma la sfida è quella di pubblicare articoli, riflessioni, reportage così interessanti da portare anche il lettore italofono a fare lo sforzo di leggere il genovese, per sapere cosa c'è scritto, cosa si dice sullo "Stafî".

Coniugare tradizione e innovazione sembra essere una delle possibili strade della  Genova del futuro. In che modo 'O Stafi' può contribuire alla rinascita di Genova e a superare un certo provincialismo?

Non è facile sapere che impatto avrà il nostro giornale sull'opinione pubblica ligure, e quindi come possa contribuire alla costruzione di una mentalità contemporanea. Vediamo che il primo numero è andato bene, che gli abbonati crescono, che cresce la tiratura; fa molto, inoltre, la qualità del lettore, in questo senso. Del resto, non è solo il discorso di coniugare tradizione e innovazione, quanto superare una rimozione collettiva verso una lingua che ha perso diritto di cittadinanza, è stata declassata al ruolo di "dialetto", ma che può svolgere ancora il suo ruolo di mezzo di comunicazione. La lettura in genovese, per forza più lenta, porta a cocentrarsi maggiormente su quel che si legge. Questi sono aspetti psicologici da non sottovalutare.

Inventare, creare e lanciare un periodico è anche una avventura imprenditoriale. Se poi i fondi sono pochi... come avete fatto? 

Lo "Stafî" è un'iniziativa di due associazioni, "Che l'inse!" e "Riprendiamoci Genova"; i soci hanno raccolto i fondi per il "numero zero, uscito a maggio 2019. Con quello, Camilla Ponzano (Presidentessa di "Riprendiamoci Genova e co-direttrice del giornale) ed io abbiamo fatto diverse presentazioni e raggiunto circa un centinaio di abbonati, che ci hanno permesso di iniziare l'avventura. A gennaio siamo andati in stampa col primo numero, stampato in 350 copie, e i resi sono stati molto pochi. Purtroppo c'è stata poi la crisi sanitaria, e ora dobbiamo ripartire, ,ma avevamo comunciato bene. Se va così, stiamo in piedi. Non guadagniamo nulla, ma possiamo crescere, in qualità e numeri. Dipende dal pubblico, e dalla nostra capacità.

La rivista ha uscita mensile, dove si potrà acquistare? Ci si può abbonare? 

La rivista si vende nelle edicole e nelle librerie a 3 euro (http://stafi.altervista.org/rete-di-vendita/) oppure, se il paese o il quartiere dove si vive non rientrano nella lista delle edicole distribuite, ci si può abbonare (http://stafi.altervista.org/abbonamenti/) che è anche un modo per sostenere il giornale.

 

 

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