Liguria: storia e leggenda | 23 maggio 2020, 14:00

Il Santo Graal a Genova: fu portato dopo la Prima crociata da Guglielmo Embriaco

Si tratta del Sacro Catino conservato nel Museo del Tesoro della cattedrale di San Lorenzo. Potrebbe essere il piatto di Gesù utilizzato durante l’Ultima Cena

Genova, Cattedrale di San Lorenzo, foto di Sylvain Billet. Wikimedia Commons

Genova, Cattedrale di San Lorenzo, foto di Sylvain Billet. Wikimedia Commons

Secondo i racconti dell’arcivescovo di Genova (dal 1292 fino al 1298, anno della sua morte) Jacopo De Fazio, chiamato anche Jacopo da Varagine, i soldati della Superba comandati da Guglielmo Embriaco (Testadimaglio), entrarono in possesso del piatto di Gesù utilizzato durante l’ultima cena durante la prima Crociata (XI secolo) nella città di Cesarea. L'arcivescovo dell’attuale Libano, Guglielmo di Tiro, scrisse che i crociati avrebbero trovato in un tempio costruito da Erode il Grande, il piatto di smeraldo, che fu acquistato per una cifra molto alta per rivenderlo a loro volta. 

L’ultima Cena (pubblico dominio)

Il Sacro Catino finì nelle mani del cardinale Luca Fieschi ai primi del 1400, come pegno per un prestito di 9500 lire erogato alla Compagna Comunis, che nel 1327 riscattò il Catino e stabilì che in avvenire non potesse più essere impegnato né portato fuori dalla sacrestia della cattedrale di San Lorenzo. Il prezioso oggetto fu conservato con cura, ma nel 1409, Jean Le Meingre detto Boucicault, governatore francese di Genova, tentò di rubarlo, mentre Venezia tentò nell’impresa qualche anno più tardi, pur senza successo. L’imperatore Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico e Arciduca d'Austria, saccheggiò Genova nel 1522, e nemmeno lui riuscì nell’impresa di sottrarre alla città il manufatto. Tuttavia si dice che la Repubblica di Genova pagò 1000 ducati al capitano, per trattarne le intenzioni.

Napoleone Bonaparte (pubblico dominio)

Nel 1726 avvenne un fatto strano, in quanto Gaetano di Santa Teresa lo descrisse alto 8 once genovesi (16 cm), mentre quello esposto oggi è alto soltanto 9 cm. Questa può essere la prova che il Sacro Catino attualmente al museo potrebbe essere una copia, mentre l’originale sarebbe nascosto in un luogo segreto. Il furto perfetto avvenne comunque più tardi, nel 1806, quando Napoleone Bonaparte conquistò Genova e portò l’oggetto prezioso a Parigi, che fu restituito il 14 giugno 1816, diviso in 10 pezzi, di cui uno mancante e prese forza l’ipotesi che non fosse di vero smeraldo, ma di semplice vetro. Il Sacro Catino fu oggetto di vari restauri: nel 1908, nel 1951, e infine nel 2017. Dunque, considerato per secoli di smeraldo, si tratta invece di vetro verde soffiato in uno stampo, di forma esagonale, dotato di due manici laterali. Jacopo da Varagine gli attribuì una valenza religiosa associandolo al Santo Graal, nello specifico al piatto utilizzato da Gesù durante l’Ultima Cena o addirittura al contenitore utilizzato da Nicodemo per raccogliere il sangue di Cristo al momento della morte.  Avvolto nel mistero, rimane un oggetto di assoluto valore conservato all’interno del Museo del Tesoro di Genova, all’interno della cattedrale di San Lorenzo, tra i suggestivi ambienti sotterranei in pietra grigia dove sono esposte le opere più significative legate alla storia dell’Arcidiocesi e alle liturgie solenni della Cattedrale. E se fosse davvero il Sacro Graal?

 

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Dario Rigliaco

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Liguria: storia e leggenda

Dario Rigliaco, autore, sceneggiatore e attore. Appassionato di Liguria e non solo, tra le sue otto pubblicazioni editoriali, “Miti&Misteri della Liguria” e “Liguria da scoprire” (editoriale programma editore), oltre che la sceneggiatura della serie cinematografica girata e prodotta in Liguria “Game of Kings” (D&E Animation). Tra gli altri titoli di punta “Cene medievali con delitto, racconti e avventure, storia e ricettario” (DeFerrari editore) e il romanzo “Gli eroi con la speranza nel cuore”. Suo anche “Il ponte degli angeli”, l’opera letteraria con scopo benefico dedicata alla tragedia del ponte Morandi di Genova, illustrata dai bambini.

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