/ Attualità

Attualità | 13 giugno 2020, 19:29

L’entroterra ligure si gioca tutte le sue carte tra estate a km 0, case indipendenti e voglia di natura

Le vacanze post Covid rilanciano le opportunità delle zone montane, dove ci si prepara ad accogliere i turisti e per le quali c’è grandissima richiesta. Un questionario da parte del Consorzio del Parco dell’Aveto svela interessanti retroscena

L’entroterra ligure si gioca tutte le sue carte tra estate a km 0, case indipendenti e voglia di natura

Per le valli del nostro entroterra è la grandissima occasione. Ovvero, quella rappresentata dal cosiddetto turismo ‘di prossimità’.

È un argomento molto attuale: come e quanto le vallate possono essere rilanciate, specialmente in quest’estate nella quale la parola d’ordine pare essere ‘distanziamento sociale’.  

Le misure del Governo, per contenere i contagi da Coronavirus, finiranno inevitabilmente per penalizzare le località costiere e le spiagge, dove gli spazi sono ristretti e il mantenimento delle distanze decisamente più difficoltoso. Ma, al contrario, favoriscono zone laddove il distanziamento è praticamente naturale.

A confermare la tendenza, e pure questo discorso generale, sono i risultati di un sondaggio che nelle scorse settimane, quindi ancora in periodo di lockdown, è stato lanciato da ‘Una montagna di accoglienza’, ovvero il Consorzio di Ospitalità Diffusa del Parco dell’Aveto che riunisce tre vallate - Graveglia, Sturla e Aveto - e che ricopre, a livello di territorio, ben cinque comuni: Mezzanego, Borzonasca, Ne, Rezzoaglio e Santo Stefano.

“C’è molto interesse - afferma la presidente del Consorzio, Marina Bo - intorno al nostro entroterra. Noi gestiamo due punti informativi, uno a Borzonasca e uno a Santo Stefano, ed entrambi, nei giorni scorsi, sono stati raggiunti da moltissime telefonate, di persone interessate a trascorrere le vacanze in zona, anche persone che sono intenzionate a venire per la prima volta. I riscontri sono molto positivi e vanno nella stessa direzione del nostro questionario. La riscoperta dell’entroterra è una delle nostre finalità da sempre e ci pare proprio che quest’estate sia quella della definitiva messa alla prova, per quanto ci riguarda”.

È una prospettiva molto interessante. “Già all’inizio di giugno, abbiamo potuto registrare una grande affluenza, anche di più rispetto al solito. Sia presso i rifugi che presso i laghi, ma anche sui sentieri. Le persone cercano il contatto con la natura, che è uno degli aspetti a essere mancati maggiormente durante la quarantena”.

Il questionario, proposto con il titolo di ‘Immagina la tua vacanza 2020’, è il primo esperimento di questo tipo messo a punto dal Consorzio ed è stato molto utile per dare il polso della situazione e anche per affinare la proposta in vista dei prossimi mesi. Sono arrivate 247 interviste, grazie alle piattaforme social, e le risposte sono da diverse zone italiane: non solo il Tigullio, ma anche il Piemonte, l’Emilia Romagna e la Lombardia.

Ventitré in tutto i quesiti proposti. “Anzitutto - commenta Marina Bo - è emerso che l’aspetto a esser mancato di più, durante il lockdown, è stata la natura, con oltre duecento risposte. Il 68,8% degli intervistati ha detto di voler andare in vacanza durante l’estate e, tra questi, il 96,5% ha dichiarato la volontà di venire nelle nostre valli. Questo è un dato assolutamente in linea con il primo volume di richieste: basti pensare che in alcune strutture della Val d’Aveto, specie per il mese di agosto, si è già molto vicini al sold out”.

Sono proprio i mesi di luglio e di agosto a essere i più richiesti, ma c’è molto interesse pure su settembre: “L’altro dato che rileviamo - prosegue la presidente del Consorzio - è che si parla sempre meno del cosiddetto turismo ‘mordi e fuggi’, ovvero il turismo da week end. Sempre più persone chiedono la disponibilità di pernottamenti dalle due settimane a un mese, e chiedono inoltre come siano le connessioni a Internet, con l’evidente intenzione di fermarsi dalle nostre parti anche in prospettiva di smart working”. Un altro tema a noi molto caro, che abbiamo affrontato, ad esempio, in occasione dei nostri recenti incontri online sul ripopolamento dei borghi.

Proseguendo nella disamina del sondaggio, si nota in effetti come i periodi maggiormente richiesti sono dalla settimana ai dieci giorni, sino al mese. E, per quanto concerne il tipo di alloggio, la scelta principale va sulle case indipendenti, gli appartamenti, l’agriturismo e i rifugi escursionistici, mentre si sofferma molto poco sugli alberghi e sui campeggi. “Ad attirare di più nella scelta della struttura, anche più rispetto alla piscina, è la presenza del giardino. C’è proprio questa grande voglia di stare all’aria aperta, evitando però i luoghi affollati, ma assicurandosi e garantendosi la voglia di natura, che resta il desiderio prioritario”.

Un altro aspetto interessante, è quello relativo ai pasti. E, pure in questo caso, vien fuori la conseguenza del ‘distanziamento sociale’: il 48,8% afferma che cucinerà in autonomia, mentre solo l’11,6% andrà al ristorante. Però ci si informa su quali locali effettuano la consegna a domicilio dei pasti, o l’eventuale take-away: soluzione gradita al 72,6% delle persone. L’altro dato che emerge è che s’intende cucinare utilizzando i prodotti tipici locali.

Quanto all’affollamento, il 78,7% afferma di essere interessato a soggiorni infrasettimanali per evitare d’incontrare più persone. Le intenzioni sono quelle di fare gite in giornata nell’entroterra (89,2%) e, tra queste, le più gettonate sono le escursioni: anzitutto il trekking e le passeggiate. Gradite dal 66,4% le escursioni o le visite guidate in piccoli gruppi e, naturalmente, in completa sicurezza.

“Questa fotografia della situazione - conclude Marina Bo - ci è davvero molto utile perché ci consente di ‘ritagliare’ per il meglio la nostra offerta turistica. Anche perché l’obiettivo, una volta che saranno arrivate le persone, è pure quello di farle tornare le volte successive. Il massimo, in questo senso, sarebbe stimolare tali e tanti percorsi virtuosi per arrivare, in estrema finalità, a far sì che sempre più persone possano acquistare qui una seconda casa, scegliendo di viverci per lunghi periodi dell’anno e cominciando così quel processo di rivalorizzazione dei borghi sul quale anche noi crediamo moltissimo”.

Se il filone intercettato è quello giusto, ora bisogna lavorarci con il massimo dell’impegno. I risultati arriveranno.

 


Alberto Bruzzone

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium