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Cronaca | 21 giugno 2020, 12:05

La replica del sindaco Bucci al Pd sul piano urbano della mobilità sostenibile

“Se Genova otterrà il finanziamento potremo migliorare il progetto, se non lo otterrà non ci sarà niente da migliorare”

La replica del sindaco Bucci al Pd sul piano urbano della mobilità sostenibile

“La richiesta di finanziamento governativo per il progetto dei “Quattro assi di forza” del trasporto pubblico locale è pienamente conforme con le linee d’azione stabilite dal Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) il cui quadro strategico preliminare è stato presentato alla città e pubblicato dando luogo nei mesi successivi ad un ciclo d’incontri pubblici e ad uno di riunioni della competente commissione consiliare fino alla definizione del piano approvato dalla Città metropolitana lo scorso luglio”: lo scrive il sindaco di Genova Marco Bucci in una lettera al Partito Democratico.

“Giova ricordare che contrariamente a quanto affermato nella vostra lettera – spiega Bucci – il progetto non è mai stato bocciato dal Mit e soprattutto non ha mai contestato la scelta di puntare sulla soluzione filoviaria come la vostra lettera lascia sorprendentemente intendere risultando, nella migliore delle ipotesi, disinformata. La valutazione ha dato luogo a richieste di chiarimenti e a rilievi di natura tecnica che sono stati puntualmente forniti e l’esito di queste interlocuzioni tecniche è stato positivo: la decisione finale in ordine al finanziamento spetta al ministero e dovrebbe essere imminente”.

“Nel merito – precisa Bucci – le motivazioni della preferenza accordata al sistema filoviario rispetto a quello tranviario sono riassumibili in cinque punti: 1) la sede protetta e la preferenza semaforica del mezzo pubblico, e cioè i principali elementi che garantiscono la velocità e qualità del servizio, sono garantite nella stessa misura dalle due tecnologie; 2) la trazione elettrica, e quindi l’assenza di costi ambientali localizzati, è identica nelle due tecnologie; 3) l’inquinamento acustico è inferiore nella soluzione filoviaria rispetto a quella tramviaria; 4) il costo della soluzione filoviaria è circa un terzo di quella tramviaria e ciò permette, con un finanziamento dello stesso ordine di grandezza, di realizzare l’intera rete genovese di ‘assi di forza’ anziché una sola linea tramviaria lungo una sola direttrice, esaurendo così le risorse con le quali si traguarda invece l’interesse dell’intera città; 5) anche i tempi di realizzazione del filobus si collocano all’incirca fra la metà e un terzo rispetto a quelli di realizzazione di una linea tranviaria”.

“Va detto – aggiunge Bucci – che in prospettiva entrambe le tecnologie sono da considerarsi, presto o tardi, destinate ad essere superate poiché stanno già venendo meno sia la necessità del binario che quella della linea aerea di alimentazione; tuttavia poiché il bando del Mit al quale si è risposto consentiva solo queste scelte tecnologiche, fra esse è stata ritenuta preferibile quella non solo più rapidamente realizzabile, ma anche più flessibile e reversibile nel lungo periodo. Quanto al confronto con le metropolitane tradizionali, l’enorme differenza di costi e di tempi di realizzazione, oltre alle specifiche considerazioni tecniche per una realizzazione in sottosuolo, rendono improponibile tale soluzione. Va da sé che la realizzazione di linee tranviarie comporterebbe ben più lunghi lavori e maggiori restrizioni alla circolazione privata, sia durante i lavori sia a regime”.

“La ‘cancellazione di linee’ è dovuta alla loro sostituzione - sottolinea Bucci - con nuove linee di adduzione complementari con gli assi di forza che garantiscono maggiore velocità commerciale; i lamentati riassetti stradali sono molto più contenuti che nell’ipotesi del tram; anche la ‘significativa perdita di posti auto’, l’‘istituzione di nuove zone Ztl’ e la ‘creazione d’interferenze che limiteranno fortemente la mobilità privata’ che la vostra lettera descrive come criticità saranno ovviamente minori che nell’ipotesi del tram e s’inquadrano in una politica di mobilità sostenibile che la vostra forza politica ha più volte enunciato negli anni in cui ha amministrato la città pur senza mai darvi corso”.

Nella replica di Bucci seguono ancora ulteriori precisazioni in riferimento alle altre osservazioni della lettera ricevuta dal Pd: “Il concetto di ‘vuoto intermodale’ appare infondato in quanto il progetto tiene conto delle altre opere in corso di realizzazione e traguarda la piena integrazione funzionale e tariffaria dei diversi tipi di trasporto pubblico; l’asse di forza del Ponente consegue alla presa d’atto da parte del Pums del perdurante stallo delle opere infrastrutturali ferroviarie annunciate da oltre un decennio, delle quali le due amministrazioni precedenti hanno portato vanto ma la cui realizzazione è tuttora incerta e non dipendente dalla nostra volontà; eventuali novità positive troveranno accoglimento nelle revisioni biennali del Pums ed eventualmente potranno portare a migliorie del progetto che sarebbe oggi poco serio anticipare. L’integrazione con la mobilità da/per Erzelli secondo la progettualità esistente è pienamente garantita dal progetto mentre i prolungamenti della metropolitana sono destinati a servire altre aree della città che, proprio in ossequio alla complementarietà fra i diversi sistemi di trasporto pubblico, non vengono interessati dagli assi di forza direttamente ma ne aumentano l’accessibilità attraverso l’interscambio”.

“Il ‘taglio di km’ da voi paventato – prosegue Bucci nella sua lettera – è in primo luogo più che compensato dall’aumento dei posti offerti e in secondo luogo costituisce un punto d’efficienza derivante dalla riorganizzazione degli assi che permette di assicurare collegamenti complessivamente più veloci, e contemporaneamente elimina ridondanti duplicazioni di percorsi che oggi congestionano il centro cittadino e distraggono risorse aziendali da impieghi e collegamenti più utili; la proposta di attestare l’asse di forza del Ponente alle porte di Voltri servendo la delegazione con linee navetta dedicate corrisponde alla stessa logica di velocizzare il tempo complessivo grazie alla maggiore frequenza della linea di forza e alla più capillare penetrazione delle linee navetta locali. La preoccupazione espressa nella vostra stessa lettera, che condivido, dimostra comunque ulteriormente l’utilità e la non ridondanza di questo asse”.

“I flussi di traffico privato – continua Bucci – non sono affatto trascurati e il progetto prevede proprio l’auspicata cattura dello stesso con uno spostamento modale dal trasporto privato a quello pubblico: in sintesi si tratta di una diminuzione di 17 milioni/anno di spostamenti privati e di un aumento di 41 milioni/anno di spostamenti pubblici con un incremento di questi ultimi di circa il 25%. Per contro la tecnica di rilevazione e monitoraggio dei flussi attraverso gli spostamenti dei cellulari è sicuramente utile per un affinamento delle ulteriori politiche della mobilità e la valutazione è positiva su tale proposta per la realizzazione della quale l’amministrazione ha già operato durante il periodo di emergenza covid e si adopererà nella ricerca delle risorse necessarie”. Le rimesse utilizzate, delle quali il progetto prevede una riqualificazione, appaiono le uniche soluzioni praticabili nel breve/medio periodo come testimonia il fatto che nei circa vent’anni precedenti non si sia mai andati oltre ad un vago programma di dismissione al quale non hanno mai fatto seguito né alternative concrete né realizzazioni. Ferma restando la più ampia disponibilità a considerare soluzioni migliorative è evidente il contrasto tra la facilità d’immaginare dismissioni di siti ritenuti sgraditi e la difficoltà di realizzare davvero soluzioni alternative”.

“Per la Val Bisagno, - scrive ancora Bucci - che a seguito di alcuni decenni di dimenticanza amministrativa si ritrova ancora sprovvista di un asse in sede propria, la soluzione di dotarla finalmente di un asse protetto mai realizzato prima comporta un delicato e difficile compromesso fra trasporto pubblico e mobilità privata che si propone negli stessi termini sia che l’asse sia destinato ad un filobus, ad un tram o ad un bus. La domanda è quindi se la Val Bisagno vuole un asse di trasporto pubblico veloce a terra; in caso contrario, stante l’impercorribilità di una metropolitana sotterranea, l’unica soluzione alternativa seria apparirebbe quella di una metropolitana sopraelevata; i futuri mutamenti dello scenario idrogeologico saranno attentamente considerati, quando interverranno, per possibili miglioramenti del progetto. Il riferimento alla Val Polcevera non è chiaro poiché non è interessata dalle cosiddette linee di forza essendo oggetto d’interventi di prolungamenti della metropolitana già in corso; stupisce comunque che per tale area si lamenti il mancato sviluppo di corsie riservate che, quando previsto per le direttrici degli assi di forza, viene aspramente criticato dalla vostra lettera”.

“In conclusione dissento totalmente – scrive infine Bucci – da ogni tentativo di discredito perpetrato direttamente presso il Mit lamentando presunti punti deboli del progetto sulla base d’informazioni spesso fuorvianti, carenti o imprecise, e invocando il definanziamento del progetto che danneggerebbe tutti i cittadini genovesi: non si fa politica sulla loro pelle. Se Genova otterrà questo finanziamento si potrà ragionare insieme dei possibili miglioramenti del progetto, se non lo otterrà non ci sarà niente da migliorare, infliggendo ancora una volta alla città un incomprensibile gioco di veti che, in particolare nel settore della mobilità, già ha paralizzato per lustri l’azione amministrativa. Rinnovo quindi la disponibilità non solo al confronto e alla discussione, ma soprattutto alla leale e fattiva collaborazione nell’esclusivo interesse dei cittadini genovesi, per migliorare ulteriormente questo ed altri progetti della mobilità sostenibile cittadina senza perdere il più importante finanziamento mai ottenuto in passato per la mobilità della città”.

Redazione

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