Last Train Home - Diario di un Pendolare | 10 luglio 2020, 17:00

Giù la Testa

Come stanno dimostrando le avvilenti situazioni che si stanno determinando in queste settimane sulla rete autostradale e, seppure in modo meno traumatico e devastante, sulla rete ferroviaria che servono la Liguria, sperare che in questo Paese si passi dalle chiacchiere ai fatti concreti mi sembra ancora un’utopia

Giù la Testa

The Voice: Buongiorno Egomet! Ho visto che venerdì scorso ha “bigiato”, eh?

Egomet: E’ così. In effetti queste sono settimane molto impegnative sia per le mie attività lavorative - a fine giugno c’è stata un’impennata delle pratiche da gestire e d’altronde è fisiologico per la mia azienda visto che si chiudono iI bilanci al 30 giugno e quindi ci sono sempre molti adempimenti da svolgere – sia per le tematiche dei trasporti ferroviari sulle quali il nostro Comitato, insieme ad Assoutenti e ad altri Comitati pendolari, sta operando incessantemente. E non nascondo che avverto una certa stanchezza, non solo fisica.

The Voice: Sì, ho letto le vostre lettere indirizzate a Istituzioni pubbliche (Ministeri, Conferenza Regioni, Regione Liguria) nonché a Trenitalia. Avete messo sul tavolo parecchi temi, decisamente vasti e complessi.

Egomet: Sì, molte criticità che attengono al trasporto ferroviario, appunto, e che – per quanto riguarda la Liguria – vanno a sommarsi alla situazione surreale (non trovo altro aggettivo) che riguarda il sistema autostradale ligure. E non è retorico usare un’espressione molto ricorrente nei dibattiti sui media: “la Liguria è letteralmente in ginocchio”.

The Voice: E secondo lei cosa si dovrebbe fare, sul versante dei trasporti ferroviari?

Egomet: Guardi, il discorso è molto complesso e non intendo tediare i lettori. D’altronde sul vostro sito viene data la dovuta visibilità a queste tematiche riportando spesso anche i nostri Comunicati e Documenti. E di questo vi ringraziamo. Il punto è che molte persone non si occupano di certi problemi ,vuoi perché non utilizzano abitualmente il treno, vuoi perché non vivono nella nostra Regione ma le situazioni a dir poco critiche che stiamo vivendo dovrebbero in realtà riguardare tutti gli Italiani: qui ci sono in ballo il benessere economico-sociale non solo di Genova e della Liguria ma di tutta la Nazione. Il fatto è che tutte queste problematiche così dirompenti sui trasporti, sulle attività economiche e, va detto, anche sullo stato psicologico della popolazione ligure, affondano le loro radici in decenni di negligenza e di superficialità. Da un lato le Istituzioni pubbliche hanno colpevolmente abdicato alle loro attività di controllo non adempiendo, con scrupolosità e costanza, a (far) verificare lo stato delle infrastrutture e dall’altro le società, più o meno private, che hanno fruito di concessioni di servizi pubblici a condizioni molto vantaggiose traendone profitti milionari, hanno dimostrato di non agire in modo deontologicamente e professionalmente corretto. E in tutto ciò, chi ci sta rimettendo veramente? Il cittadino comune, l’utente.

The Voice: E dunque, come se ne esce?

Egomet: Ah, bella domanda! Non vorrei essere troppo pessimista o catastrofista, anche perché per carattere non lo sono affatto, ma essendo realista credo che prima di almeno qualche lustro, per non dire qualche decennio, questo Paese non sarà in grado di divenire uno Stato veramente autorevole e incisivo nel panorama economico e politico internazionale. Quando si parla di “M.E.S.” o di “Recovery Fund” o di altri strumenti di intervento finanziario a supporto della nostra economia, sorge spontaneo un atteggiamento di insofferenza verso quegli Stati dell’U.E. (es: Olanda, Lussemburgo, etc) che ci fanno da maestri e ci dicono come ci dobbiamo comportare (soprattutto quando a dire ciò sono proprio gli esponenti politici di quei Paesi che in quanto a trasparenza e correttezza in campo fiscale lasciano assai a desiderare) ma non possiamo negare che l’enorme debito pubblico cresciuto a dismisura dagli anni ’80 in poi, con uno spropositato impiego di danaro pubblico non certo per sostenere in modo sano l’economia di questo Paese e per dotarlo delle essenziali infrastrutture, ha fortemente pregiudicato la credibilità del nostro Paese.

E quindi, nel frattempo, cerchiamo di svegliare soprattutto la coscienza ed il cervello delle (ahimè tante) persone che in questo Paese vivono in una sorta di “torpore”, pensando che tutto va bene ed è gestito in modo ottimale o almeno discreto da chi ha ruoli di vertice, in campo politico così come in quello socio-economico, solo perché le cose vanno bene nel suo “orticello” salvo poi svegliarsi all’improvviso e rendersi conto che le cose non sono in realtà gestite adeguatamente quando gli piomba addosso un “uragano”, apparentemente del tutto imprevedibile (leggasi: Covid19, precarietà delle infrastrutture, inadeguatezza del sistema burocratico-amministrativo, etc) che gli sconvolge la vita e gli fa abbassare la testa per lo sconforto.

The Voice: Ah, ecco, a proposito. Il titolo del post odierno è abbastanza evocativo o sbaglio?

Egomet: Assolutamente! Potrà apparire di circostanza o qualunquistico visto che in questi giorni tutti ne parlano con molta enfasi ma la colonna sonora del film del grande regista Sergio Leone, scritta e diretta dal Maestro Ennio Morricone, che ci ha lasciato proprio in questi giorni, con la sobrietà propria dei grandi artisti, è una di quelle composizioni musicali che mi trasmette suggestioni molto intense e profonde. E il titolo, non lo nascondo, sintetizza anche il mio stato d’animo attuale, come accennavo all’inizio. Guardo cosa mi accade intorno e abbasso la testa, sconfortato e deluso. La saccenteria e il pressapochismo regnano sovrani non solo nelle conversazioni e nelle chiacchiere che si fanno sui social – io per primo non mi astengo affatto dall’esprimere legittimamente i miei pensieri – ma anche nei numerosissimi (troppi!) dibattiti che si svolgono nelle sedi politiche, socio-economiche e culturali. Solo per fare un esempio e giusto per rimanere nell’ambito a me vicino, ossia quello dei trasporti ferroviari, per quanti anni abbiamo sentito dire da “illustri” esponenti della politica e dell’imprenditoria, ligure ma non solo, che con il “Terzo Valico” finalmente Genova e Milano potranno essere collegate su rotaia con tempi di percorrenza inferiori ai 60’? Peccato che il progetto del “Terzo Valico” (quindi scritto nero su bianco) prevede il collegamento di Genova solo fino fino alla Piana di Novi mentre per proseguire con andature da “Alta Velocità” si dovrà necessariamente quadruplicare la linea ferroviaria da Milano a Pavia in primis e poi, proseguendo, fino a Tortona (opera ancora sulla carta e la cui realizzazione richiederà ancora non pochi anni). Ma, come stanno dimostrando le avvilenti situazioni che si stanno determinando in queste settimane sulla rete autostradale e, seppure in modo meno traumatico e devastante, sulla rete ferroviaria che servono la Liguria, sperare che in questo Paese si passi dalle chiacchiere ai fatti concreti mi sembra ancora un’utopia.

The Voice: Decisamente pessimista questa sua visione dello stato attuale della Liguria e dell’Italia in generale e degli scenari futuri. Proprio da “giù la testa”.

Egomet: Sì, la mia valutazione è effettivamente tutt’altro che improntata all’ottimismo, ma è anche vero che nemmeno il pessimismo fa parte della mia natura: diciamo che cerco di essere realisticamente positivo (e propositivo). E da ciò ne deriva il mio voler continuare, nonostante tutto, a operare affinché – per quanto attiene lo stato dei trasporti su rotaia – la situazione possa veramente migliorare contribuendo a far uscire la Liguria (e anche l’Italia) da uno stato di imbarazzante inadeguatezza in termini di efficienza e di benessere socio-economico della popolazione.

Per non dire che, sperando che la situazione generale possa almeno gradualmente migliorare, nella mia sfera personale cerco sempre di trovare spunti di rasserenante gratificazione interiore anche da quelle piccole situazioni che posso vivere nella mia quotidianità. E allora, quando davanti a me si presenta un paesaggio come quello che offre la mia terra in una trasparente giornata estiva, io la testa la alzo, guardo l’orizzonte e mi sento decisamente bene.



Egomet

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Last Train Home - Diario di un Pendolare

Mi chiamo Andrea Di Cesare, sono nato a Genova, dove vivo, anche se dal 2002 lavoro a Milano e dal 2011 ho iniziato la mia esperienza di pendolare tra Genova e Milano viaggiando tutti i giorni lavorativi in treno sul quale trascorro mediamente tra le 3 e le 4 ore circa.

La vita del pendolare in Italia non è affatto semplice: viaggiare quotidianamente in treno per raggiungere il tuo posto di lavoro, peraltro con frequenti ritardi e disagi di varia natura, sottrae molto tempo alla giornata e spesso ti ritrovi a pensare a come potresti impiegare in modo più gratificante tutte quelle ore trascorse sul treno. E proprio le problematicità che caratterizzano il trasporto su rotaia dei pendolari in generale, e in particolare sulla tratta Genova-Milano, mi hanno portato ad accogliere, circa due anni fa, l’invito di un caro amico ad entrare, con il ruolo di portavoce, nel Comitato Pendolari “GenovaMilano-Newsletter”, convinto del fatto che difendere e tutelare i propri diritti di cittadino e di utente implica, nei limiti delle proprie possibilità, un impegno concreto.

 “Il Diario di un Pendolare” vuole essere un modo per raccontare, anche con un briciolo di piacevolezza, le esperienze di chi utilizza tutti i giorni il treno per recarsi al lavoro, offrendo al contempo spunti di riflessione su un fenomeno importante quale è quello del pendolarismo ferroviario.

Per qualunque domanda e segnalazione relative alle tematiche del pendolarismo sulla tratta Genova-Milano potete scrivere al seguente indirizzo mail: newsletter@genovamilano.it

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