Politica - 11 luglio 2020, 11:41

"Stiamo assistendo ad un indecente balletto sulla gestione del nuovo ponte di Genova"

Usb Liguria: "Occorre nazionalizzare la gestione delle infrastrutture strategiche cominciando dalla rete stradale ed autostradale"

"Stiamo assistendo ad un indecente balletto sulla gestione del nuovo ponte di Genova"

“Stiamo assistendo ad un indecente balletto intorno alla gestione del nuovo ponte di Genova che Autostrade vorrebbe mantenere per sé, come da contratto, senza mostrare alcun cenno di vergogna o pentimento per le enormi responsabilità della società nel crollo del ponte Morandi: fortunatamente la Consulta ha dato un contributo importante per indirizzare la conclusione della vicenda ma il governo nonostante tutto non sembra intenzionato a cogliere il suo parere per revocare ad Autostrade la gestione del ponte”: è ciò che si legge in una nota dell’Usb Liguria.

“Stanno trattando sulle 43 bare del ponte Morandi, - prosegue la nota - morti a causa dell’assoluta assenza di controlli, verifiche e manutenzioni da parte della società concessionaria che negli stessi anni in cui evitava ogni intervento di messa in sicurezza elargiva dividendi stratosferici ai suoi azionisti e foraggiava attraverso donazioni cospicue partiti di governo e opposizione”.

“Usb ha indicato subito – precisa la nota – quale doveva essere la soluzione riguardo alla vicenda genovese: la nazionalizzazione della gestione delle infrastrutture strategiche come quella della rete stradale ed autostradale eliminando la pratica delle concessioni a società private; insieme ad altre forze abbiamo costruito una grande mobilitazione nazionale indicando puntualmente quali dovevano essere i fatti concreti da mettere in opera nel caso del ponte Morandi come anche nei riguardi delle altre aziende strategiche per il Paese, indicando in particolare la necessità d’intervenire attraverso la nazionalizzazione tout-court in ArcelorMittal e in Alitalia. Allo stesso modo indicammo nella creazione di un ente pubblico, una nuova Iri, lo strumento attraverso cui lo Stato si poteva riappropriare del governo dell’economia e dell’intervento di politica industriale necessario ad impedire che grazie a delocalizzazioni e cessioni a multinazionali l’apparato industriale del Paese continuasse il suo declino”.

“A distanza di due anni – sottolinea la nota – da quella mobilitazione i nodi sono tutti irrisolti, la mano pubblica rischia di entrare nella gestione delle aziende strategiche senza averne la piena proprietà, accontentandosi di andare a fare da spalla con le tasche piene ad imprenditori, cordate, multinazionali che nella loro vita hanno dimostrato d’essere totalmente dediti alla pratica del prendi i soldi e scappa e di non offrire alcuna garanzia. Usb Liguria rilancia con forza la necessità di smetterla con gli indecorosi balletti in atto mascherati da trattative sempre più inconcludenti e di procedere ad una totale inversione di tendenza attraverso la piena ed immediata nazionalizzazione di tutti gli asset strategici italiani”.

“In presenza della crisi pandemica – conclude la nota – il governo riapre la prospettiva delle grandi opere, della cementificazione, dell’aggressione al territorio e all’ambiente, degli appalti senza controlli, insomma ha nei fatti deciso di riaprire il balletto della deregolamentazione che è stata alla base di disastri come quello di Genova e non solo, dimostrando di non aver compreso la lezione che ci è arrivata dal covid, cioè che questo sistema economico e sociale, messo in piedi sulla spinta degli interessi del capitale, è dannoso e pericoloso”.

Redazione

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