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Cultura | 07 settembre 2020, 18:00

Sara Rattaro: "Il mio nuovo libro è dedicato a Ettore Majorana"

La scrittrice genovese prosegue il filone per ragazzi con "La formula segreta’, in uscita domani: “Matteo e il papà finiranno in Sud America sulle tracce dello scienziato. Sto lavorando anche a un volume ambientato durante l’alluvione del 2011"

Sara Rattaro: "Il mio nuovo libro è dedicato a Ettore Majorana"

L’idea è ottima, lo sviluppo altrettanto eccellente, perché di mezzo c’è una penna sempre formidabile: quella di Sara Rattaro. L’idea è quella di raccontare ai ragazzi la vita e soprattutto le opere di grandi personaggi, intersecandole all’interno di una storia di fantasia: per rendere il tutto più godibile, più avvincente e più alla portata dei giovani lettori.

È il filone, altrettanto di successo, che si affianca a quello di Sara Rattaro autrice di importanti e acclamati romanzi: dopo ‘Il cacciatore di sogni’ e ‘Sentirai parlare di me’, dedicati rispettivamente allo scienziato Albert Bruce Sabin (il medico che mise a punto il vaccino contro la poliomielite) e alla giornalista Nellie Bly (famosa per esser stata la prima donna a occuparsi del genere investigativo), è la volta di ‘La formula segreta. Il fantasma di un genio del Novecento’, lavoro incentrato sul fisico Ettore Majorana.

Il libro, pubblicato da Mondadori nella collana ‘Contemporanea’, esce domani in libreria e sulle piattaforme: ancora una volta, ecco una biografia ‘narrata’ anche attraverso personaggi d’invenzione, che la scrittrice genovese (vive nel Ponente cittadino) sa tratteggiare in maniera sempre precisa e avvincente. Avventura, storia, intreccio, passione, ricerca: il tutto con un linguaggio volutamente diverso, rispetto a quello dei romanzi ‘per adulti’, ma altrettanto efficace, altrettanto capace di arrivare alla testa, all’anima e al cuore. Se c’è un’autrice da leggere a scuola - e non solo - nel filone dedicato ai ragazzi, questa è senza dubbio Sara Rattaro, senza dimenticare però che i suoi scritti sono godibilissimi anche per chi non va a scuola, per chi la scuola l’ha già finita ma vuole ugualmente approfondire la conoscenza di determinati personaggi, attraverso un insolito punto di vista.


Sara, raccontami come nasce ‘La formula segreta’

“La storia è quella di Matteo, un ragazzo appassionato di scienza, esattamente come suo papà, che è un professore di Fisica all’università. Solo che Matteo compie a scuola un esperimento un po’ troppo azzardato, che gli costa una convocazione in presidenza, con i genitori, e un conseguente castigo da parte loro. Così il ragazzo passa le giornate in ufficio insieme al padre, e lo guarda lavorare. A una conferenza, sente per la prima volta pronunciare il nome di Ettore Majorana, e si appassiona alla storia di questo scienziato”.


La scomparsa di Majorana, in circostanze misteriose, si presta bene alla narrazione…

“È certamente vero, ma è altrettanto vero che Majorana è stato un personaggio talmente importante che merita sempre di essere raccontato. Nel libro si fa riferimento alla trasmissione di ‘Chi l’ha visto’ del 2008: qui venne avanzata l’ipotesi che Majorana fosse fuggito in Sud America, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, perché non voleva avere niente a che fare con i regimi, né avrebbe mai voluto lavorare per i dittatori. Matteo segue questa trasmissione insieme al papà e lo convince a compiere un viaggio in Venezuela e in Argentina, sulle tracce del celebre scienziato. Il papà accetta con molto piacere anche perché, essendo separato dalla mamma di Matteo, può trascorrere un bel po’ di tempo insieme al figlio”.


Ci sono tante ipotesi circa la scomparsa di Majorana, a partire da quella del suicidio. Quindi tu ne abbracci una in particolare…

“Io abbraccio nel mio libro quella che sia andato in Sud America, dopo essersi imbarcato a Napoli ed aver cambiato identità, lasciando credere a tutti in Italia che fosse morto. Majorana aveva intuito che cosa sarebbe capitato ad altri suoi colleghi, come Enrico Fermi, e fuggì prima che tutto questo potesse avvenire. Non avrebbe mai voluto passare alla storia come uno di quegli scienziati che avevano costruito la bomba atomica. In Sud America, Matteo e il papà incontreranno altre due persone, e si verrà a formare un bel quartetto che si metterà sulle tracce di Majorana. La storia è intervallata da conversazioni e racconti del papà di Matteo, che per intrattenere il figlio racconta aneddoti sulle cose che sa, ad esempio su Albert Einstein e su Marie Curie”.


Dopo Albert Bruce Sabin e Nellie Bly, è la volta di Majorana: ma come scegli i protagonisti a cui dedicare i tuoi libri?

“Da sempre sono appassionata di biografie. La storia dei personaggi mi ha sempre incuriosito molto, specialmente quelli raccontati di meno. Poi, è chiaro che ho una predilezione per i protagonisti dell’ambiente scientifico, visto che sono laureata in Biologia. Ed è stato il caso di Sabin e di Majorana. Quanto a Nellie Bly, mi piaceva il fatto che una donna, in un’epoca in cui pareva assolutamente impossibile, fosse riuscita a fare qualcosa di eccezionale. E le stesse cose eccezionali le fece Marie Curie, per quello mi soffermo molto pure su di lei. Mi piace raccontare la storia e il profilo di persone che hanno fatto opere eccezionali a beneficio dell’umanità e non solamente per loro stessi, persone che hanno operato con enorme altruismo: Sabin ha fatto sì che venissero salvate migliaia di vite, Majorana, con il suo gesto, ha impedito che il suo nome venisse associato alle cose peggiori del mondo. Mi interessa, essendo libri per i ragazzi, che passi bene il messaggio morale. Un altro personaggio di cui mi vorrei occupare, ad esempio, è Giorgio Perlasca”.


Quindi intendi continuare il filone?

“Assolutamente sì. Ho molte idee in testa e poi più libri fai, più occasioni incontri”.


Hai scritto che per fare lo scrittore non basta guardar fuori dalla finestra e aver fatto gli studi classici: cosa intendevi?

“L’Italia è una nazione fortemente ancorata alla cultura di tipo umanistico, ed è abbastanza normale, visto che fa parte della sua storia. Ma è proprio così: per diventare uno scrittore, non basta guardar fuori dalla finestra per trarre l’ispirazione, e non basta essere colti o essere degli intellettuali. Io ho studiato Biologia e, personalmente, non mi reputo affatto una intellettuale, anche se quando diventi una scrittrice, vieni automaticamente associata a questo mondo. Lo scrittore è un mestiere di pancia e di cuore: conta il tuo background culturale, ma non solo”.


Credi molto nelle scuole di scrittura.

“Certamente, e ne coordino anche una. Io non ho fatto la scuola di scrittura, ma ho sempre amato scrivere, sin da quando ero una ragazza. La scrittura si può imparare, si può sempre migliorare. Io, ad esempio, negli anni sono migliorata molto: il mio romanzo d’esordio, se dovessi riscriverlo oggi, sarebbe sicuramente diverso, perché nella scrittura si diventa più maturi. Ci sono scuole di scrittura in varie parti d’Europa: nel mondo anglosassone, ci si laurea in scrittura. La scuola serve per imparare a raccontare: non basta avere una bella storia per le mani, bisogna saperla mettere giù e questa è sicuramente la parte più difficile. Io, oltre alla scrittrice, faccio anche l’editor e a volte mi dispiace vedere che ci sono bellissime storie che non vengono fuori proprio perché restano imprigionate dentro una scrittura non adeguata. A questo servono le scuole: più si scrive e più si legge, più ci si corregge e più si può diventare bravi. Puoi diventare un bravo scrittore anche se hai studiato da geometra, anche se arrivi dall’istituto tecnico. Naturalmente, anche se hai fatto gli studi classici, ma solo se sei disposto a ‘ripulirti’ da tutta quella erudizione che rischierebbe solamente di appesantire la scrittura”.


Su cosa stai lavorando?

“Riprendo il filone per ‘adulti’, ma con un libro un po’ diverso e con un editore nuovo per me. Si tratta di Solferino. Il che non significa che lascio il mio editore abituale, è soltanto per questo lavoro. Sarà un libro dedicato all’acqua, una storia sull’acqua, ambientata durante l’alluvione di Genova del 2011. All’interno di questo contesto drammatico, ambiento otto storie che sono tutte collegate tra loro. Mi andava di rendere omaggio alla mia città e di ricordare uno dei suoi momenti più difficili”.

Alberto Bruzzone

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