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Sanità | 30 settembre 2020, 07:45

FILS: "Oltre 1.300 esclusi per inammissibili cavilli burocratici"

FILS: "Oltre 1.300 esclusi per inammissibili cavilli burocratici"

"Il “concorsone” bandito da Regione Liguria e gestito da ALISA, finalizzato ad assumere gli OSS (Operatori Socio Sanitari) necessari e indispensabili all'assistenza sanitaria nelle strutture pubbliche (Ospedaliere, Territoriali, Residenziali e Domiciliari), della Liguria registra l'esclusione (non sono stati ammessi…), di quasi un quinto di coloro che hanno fatto domanda.

Oltre 1.300 lavoratrici e lavoratori (80% donne…), sono stati esclusi con motivazioni francamente inammissibili. La maggior parte di loro non è stata ammessa al concorso per “la mancata produzione del titolo di studio che costituisce requisito specifico di ammissione per coloro che lo hanno conseguito all'estero...” (in genere non si tratta del titolo di OSS Operatore Socio sanitario che queste lavoratrici hanno regolarmente conseguito in Italia, ma del titolo di studio - terza media, biennio o diploma e/o titolo equivalente -, che queste lavoratrici hanno conseguito nel proprio paese di origine). Gli esclusi hanno quasi tutti prodotto una documentazione che attesta il proprio titolo di studio (“Dichiarazione di valore” rilasciata dal paese d'origine), ma ALISA e la cocciuta burocrazia regionale ligure vuole spaccare il cappello in quattro e pretende il “Provvedimento di equipollenza”.

Potremmo aggiungere pagine di considerazioni tecniche su come è stato gestito il concorso nella fase dell'accettazione delle domande, sulla discutibile funzionalità del sistema informatico attivato da Alisa per ricevere le domande e per archiviare la documentazione, sulle notizie contraddittorie che gli uffici di Alisa hanno fornito, sui tempi troppo stretti e sicuramente ostici per chi deve procurarsi documentazione all'estero o perfino presso qualche Ministero Italiano, e via di questo passo.

Ma il punto è un'altro: è francamente inammissibile che milletrecento lavoratrici vengano buttate fuori con un cavillo dalla possibilità di concorrere per un posto pubblico nell'assistenza sanitaria.

In sostanza Regione Liguria e Alisa dicono che queste lavoratrici vanno bene per assistere anziani e disabili nelle RSA e nelle strutture private, vanno bene per fare le badanti (magari in nero…), nelle nostre case, ma non possono pensare di ambire ad un posto nell'assistenza sanitaria pubblica perché il loro titolo di studio non ha il timbro giusto, vidimato nel modo idoneo e presentato per tempo all'ufficio preposto….

UNA VERA PORCHERIA SU CUI ALEGGIA L'OLEZZO IRRESPIRABILE DELL'ESCLUSIONE RAZZISTA.

Tutti sanno che queste lavoratrici lavorano in condizioni contrattuali vergognose, sono qui per guadagnarsi col loro sudatissimo lavoro un futuro migliore per se stesse, per le loro famiglie, per i loro figli, subiscono ricatti d'ogni tipo sui posti di lavoro, hanno lavorato e rischiato insieme a noi nei mesi dell'emergenza covid per tutelare come potevano gli anziani delle RSA dove lavorano e i nostri vecchi nelle nostre case. In Liguria in centinaia si sono contagiate e uno è deceduto sul lavoro in una RSA privata. Adesso arriva un burocrate col sedere al caldo del comodissimo posticino pubblico a dirci che vanno buttate fuori dal concorso. Tutti sanno che basta una “ammissione con riserva” e una “autocertificazione” per evitare l'esclusione".

Comunicato Stampa

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