Vuxe de Zena di Zenet | 08 novembre 2020, 14:00

Passo del Faiallo: la strada del cuore

La strada di cui si parla è quella del passo del Faiallo, posto bellissimo che si raggiunge prendendo il bivio a destra sul passo del Turchino, invece di continuare per Masone

Passo del Faiallo: la strada del cuore

Questa è la storia di una strada. O meglio, è la storia della persona che quella strada l’ha costruita insieme agli uomini della ditta per la quale lavorava. O meglio ancora, è la storia di quella persona raccontata dagli occhi di un bambino di sei anni, l’età del figlio della persona in questione all’epoca dei fatti.

La strada di cui si parla è quella del passo del Faiallo, posto bellissimo che si raggiunge prendendo il bivio a destra sul passo del Turchino, invece di continuare per Masone. Dovete sapere che quella è una strada relativamente  recente, costruita tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70; prima di allora in quel posto non esisteva nulla, neanche un sentiero.  E’ qui che entra in gioco la persona di cui sopra, il geometra incaricato della sua costruzione, Francesco Parodi, all’epoca trentacinquenne  padre di due bambini, il più piccolo di tre anni e il più grandicello di sei, che poi è quello che adesso, come in una specie di viaggio nel tempo, racconta le emozioni vissute nel vedere il padre e i suoi operai impegnati nella costruzione della strada.

Sei anni...che età magica! La scuola non è ancora un problema, anzi è una specie di gioco che fa il miracolo di farti interpretare quei segni misteriosi che ti danno il potere di leggere tutte le scritte che vedi attorno a te. E poi, tantissimo tempo per giocare e i tuoi genitori sono le persone più importanti del  mondo. A quell’età, poi, il padre agli occhi di un maschio è un supereroe invincibile, il più forte di tutti, quello che vorresti diventare da adulto. Quindi, se all’arrivo dell’estate ti trasferisci con la famiglia alla Cappelletta di Masone, paesino incantevole, situato proprio all’inizio della strada che sta per essere costruita dal tuo papà, libero di giocare sul bellissimo prato davanti alla piccola piazza della chiesa, ti senti il re del mondo. Poco importa che i villeggianti storici, le famiglie bene di Sestri Ponente, facciano percepire il loro fastidio nel dover accettare la convivenza con questa nuova famiglia che non è “del giro” e lo facciano capire pure a te, che hai solo sei anni ma certe cose le intuisci, però non ti interessa, perché tu sei il “figlio del geometra”(come risponderai pieno di orgoglio all’anziana signora benestante che ti chiede con tono sprezzante:” E tu chi saresti?”),  che sta costruendo la nuova strada che tutti nella zona stanno aspettando. E il tuo orgoglio e la tua ammirazione verso il tuo papà aumentano a dismisura quando vieni a sapere che per costruirla, quella strada, deve usare l’esplosivo per aprire il varco nella montagna: capisci? Tuo padre ha il patentino di “fuochino” e sa maneggiare gli esplosivi!!! Non solo, quando questo succede, tu, dal paese, che pure dista qualche chilometro dal cantiere, senti il boato dell’esplosione e per un bambino queste sono emozioni fortissime. Ma i giorni più belli sono quelli nei quali  tuo padre può portarti con lui sul cantiere…stupendo! Intanto c’è una bellissima baracca in metallo all’interno della quale ci sono il tecnigrafo e attrezzi vari: ha vagamente la forma di una tenda indiana vista nei film western, o così sembra a te e già questo la rende attraente ai tuoi occhi. Poi ci sono un sacco di mezzi che inevitabilmente attirano la tua attenzione di bambino: ruspe cingolate, escavatori, mezzi fuoristrada(la mitica “campagnola” della Fiat) e impazzisci di gioia quando puoi salire sopra di essi, anche se sono spenti. A questo si aggiunge il fatto che vedi gli operai che ascoltano il tuo papà con attenzione e traducono in azione l’incarico che viene loro assegnato e capisci che questa attenzione alle sue parole non è dovuto a una “gerarchia” stabilita dal ruolo, ma perché anche lui lavora esattamente come loro: nessuna giacca e cravatta sul cantiere ma tuta da lavoro da lavare rigorosamente ogni sera perché usata pesantemente e se c’è da scendere lungo la scarpata è lui ad andare per primo…con te sulle sue spalle! La cosa, ovviamente, ti diverte tantissimo, perché da solo non ce la faresti ancora a scendere per un terreno cosi impervio e poterlo fare sulle spalle del tuo papà te lo fa sembrare veramente un supereroe…

Avanti veloce di 50 anni e tu ti ritrovi in moto su quella stessa strada che percorri sempre volentieri, perché il posto è bellissimo, ma soprattutto perché ritornare in quel posto ti fa venire in mente tutte le emozioni provate allora e tu, in questo momento, hai bisogno di riprovarle quelle emozioni, hai bisogno di sentire ancora una volta l’orgoglio per la persona che è stata tuo padre…perché adesso lui, causa una malattia degenerativa del sistema nervoso, non ha più la capacità di intendere e di volere e a te fa male, malissimo vedere che non è più in grado di badare a se stesso mentre prima era in grado di gestire la sua squadra di operai ed era in grado di costruire dal nulla una strada. E allora ritorni, perché il ritornare ti fa ricordare chi era il tuo papà e provi di nuovo lo stesso orgoglio che provavi da bambino, unito però questa volta a una tristezza e a una nostalgia infinita per quei tempi spensierati, in cui i tuoi genitori erano giovani e in piena salute.

Sei lì con una persona importante per te in questo momento e hai portato anche lei perché, non avendolo conosciuto prima, speri che si possa rendere conto del perché tu provi un’ ammirazione per lui, che va oltre l’affetto filiale. Allora ritorni alla Cappelletta di Masone e vai a mangiare nella trattoria dove andavate a mangiare con la famiglia quando tuo padre a mezzogiorno tornava dal cantiere e quando dici che sei il “figlio del geometra” i vecchi proprietari, coetanei del tuo papà si ricordano immediatamente di lui, di te bambino e cominciano a raccontare una serie di aneddoti sulla costruzione della strada e delle difficoltà incontrate così che capisci che l’ammirazione che provi tu per il tuo papà la provano anche le persone che l’hanno conosciuto in quel contesto…

Avanti veloce ancora di un mese e questa volta sei a casa, ma tuo padre sta morendo di Covid all’ospedale. Tu sei a casa perché non ti permettono di stare con lui, sono le procedure di sicurezza, lo capisci, ma non riesci comunque a fartene una ragione: lui c’è sempre stato nei tuoi momenti difficili, ha dormito per una settimana su una sedia accanto al tuo letto di ospedale quando a sette anni ti sei rotto un braccio e tu, ora che lui sta morendo, non puoi fare lo stesso. La cosa ti fa impazzire di dolore e piangi, piangi ininterrottamente, anche se vorresti essere forte come lui, che non hai mai visto piangere, anche se lo capivi distrutto dal dolore, nemmeno quando è mancato l’altro suo figlio o quando ha visto morire, dopo anni di atroci dolori, la sua amatissima moglie, la sua ragione di vita. Ma tu non riesci ad avere la sua forza e capisci, una volta ancora di più, che sei stato fortunato ad avere un papà cosi, un supereroe  in carne e ossa e che quando vorrai stare con lui potrai sempre tornare su quella strada, sul passo del Faiallo, sperando che il suo spirito sia lì con te, ancora una volta.

Zenet / Marco Parodi

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