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Attualità | 04 dicembre 2020, 09:45

L'appellodei genitori di Giulio Regeni e dell'Associazione Verità e giustizia: il Tigullio per i diritti'

Affinchè il Governo italiano richiami immediatamente l'ambasciatore d'Italia in Egitto

L'appellodei genitori di Giulio Regeni e dell'Associazione Verità e giustizia: il Tigullio per i diritti'

L'associazione “Verità e giustizia: il Tigullio per i diritti” raccoglie ancora una volta e fa proprio l'appello dei genitori di Giulio Regeni affinchè il Governo italiano richiami immediatamente l'ambasciatore d'Italia in Egitto.

I questi giorni tutti i mass media hanno riportato con evidenza le considerazioni della Procura Generale del Cairo, tese a sostenere che la Procura della Repubblica di Roma non avrebbe prove sufficienti per il rinvio a giudizio dei cinque funzionari dei servizi segreti egiziani, accusati di aver torturato a morte Giulio alla fine di gennaio 2016.

Questo mancato riconoscimento della serietà del lavoro pluriennale svolto dagli inquirenti italiani è un ennesimo tentativo di depistaggio, oltre che una oltraggiosa ferita alla indipendenza ed autonomia della nostra magistratura.

Nell'aprile 2016 il nostro Governo richiamò per consultazioni l'ambasciatore Maurizio Massari, con doverosa risposta sul piano politico e diplomatico alla mancata cooperazione giudiziaria da parte dell'Egitto.

All'epoca il nostro nome era associazione “Verità per Giulio Regeni Il Tigullio non dimentica”. Abbiamo cambiato nome, ma non certo le finalità poste nel momento fondativo. L'attuale ambasciatore Gianpaolo Cantini deve essere richiamato come segnale forte ed inequivocabile. Proprio per i valori sopra citati dobbiamo ricordare la vicenda del giovane egiziano Patrick Zaki, studente dell'Università di Bologna, arrestato agli inizi di febbraio di quest'anno e da allora ininterrottamente detenuto in carcere, con accuse a dir poco pretestuose.

A suo tempo il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, ne aveva chiesto il rilascio. Non dimentichiamo Ahmadreza Djalali, il ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria, un tempo presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, attualmente detenuto in Iran, la cui esecuzione è stata sospesa temporaneamente. Djalali avrebbe dovuto essere trasferito martedì sera dalla prigione di Evin, a nord di Teheran, dove è detenuto in isolamento da una settimana, al penitenziario Rajai Shahr di Karaj dove vengono eseguite le condanne a morte.

Comunicato Stampa

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