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Sanità | 23 gennaio 2021, 12:45

Il professor Icardi del San Martino: “Vaccinarsi è importante per proteggersi e per diminuire la contagiosità del virus”

Il primario di Igiene e docente ordinario alla Facoltà di Medicina spiega punto per punto la campagna vaccinale: “Vincerà chi ha più capacità di adattarsi, cioè noi, ma è fondamentale che aderisca la maggior parte della popolazione”

Il professor Icardi del San Martino: “Vaccinarsi è importante per proteggersi e per diminuire la contagiosità del virus”

“Tra campagna vaccinale che va avanti e il fatto che durante l’estate, come già abbiamo potuto sperimentare, la morsa del virus tende ad attenuarsi, io credo che verso giugno potremo iniziare a stare un po’ più tranquilli”.

Al contrario di parecchi medici che ormai imperversano sui media da circa un anno, spesso dichiarando tutto e il contrario di tutto, spesso ingenerando solo e soltanto paura e sconforto, oltre che infinite polemiche, c’è un illustre e stimato professionista genovese che non solo centellina le sue dichiarazioni, ma punta sempre a incentrarle dando messaggi di speranza, improntati all’ottimismo (pur sempre basato sulla scienza) e a migliori prospettive future.

È il professor Giancarlo Icardi, ordinario di Igiene Generale e Applicata alla Facoltà di Medicina dell’Università di Genova e direttore dell’Unità Operativa Igiene dell’Ospedale San Martino di Genova. Sessantacinque anni, allievo del celebre professor Pietro Crovari, Icardi è considerato uno dei decani della medicina in città, essendo entrato come specialista nel 1981.

Di fronte alla più vasta campagna vaccinale che ci si possa ricordare in tempi recenti, il professor Icardi e il suo staff sono impegnati con un ruolo di primissimo rilievo a livello nazionale, in costante contatto con l’Istituto Superiore di Sanità anche per le statistiche e lo studio del vaccino anti Covid-19 in questa cosiddetta fase 4, ovvero la somministrazione a tutte le persone che presteranno il loro consenso, in base all’ordine già stabilito e comunicato nei mesi scorsi (personale medico e sanitario, pazienti delle Rsa, over 80, over 70 e quindi tutta la cittadinanza).

“Da trent’anni lavoro nell’ambiente ospedaliero e accademico - racconta Icardi - ma devo dire che mai ci eravamo trovati di fronte a una situazione del genere. Avevo studiato la pandemia spagnola, da bambino ricordo l’influenza asiatica e quella di Hong Kong. Con il professor Crovari, abbiamo studiato le caratteristiche della pandemia da Hiv negli anni Ottanta e Novanta, poi ci siamo trovati di fronte al SARS-CoV-1, che ha avuto un’evoluzione molto differente rispetto al virus attuale e possiamo dire che si è ormai ritirato. Nel frattempo, anche nel nostro istituto, insieme ad altre strutture a livello mondiale, abbiamo continuato a monitorare virus che hanno dimostrato di poter fare il salto di specie dagli animali all’uomo: questo sistema è sempre attivo. A questo punto, è arrivato il SARS-CoV-2”.

Il momento peggiore da quando fa il medico, quindi.

“Sì, perché il SARS-CoV-2 ha una grandissima capacità di adattarsi e una elevatissima contagiosità. Sono caratteristiche pressoché uniche e che speriamo di non rivedere più, almeno per i prossimi cento anni. Ma se è vero che il virus ha capacità di adattarsi, anche gli esseri umani, grazie al supporto della scienza, ne hanno altrettanta. E in natura, come sperimentato, non vince chi è più grosso o chi è più forte, ma chi si adatta meglio”.

Il vaccino è una buona soluzione, ma non l’unica, come si sente dire da molte parti. È d’accordo?

“Il vaccino è il risultato che più di tutti, al momento, può portare alla soluzione. Ci sono tre momenti da distinguere, da quando è iniziata la pandemia. Il primo è stato l’adottare tutte quelle misure che nei secoli si sono dimostrate efficaci già di fronte ad altre pandemie, allo scopo di contenerne l’impatto, come nel caso di colera e peste: mi riferisco a distanziamento, isolamento e quarantena, termini che sono tornati di moda e che, in passato, erano l’unica arma contro i virus, quando cioè si combatteva contro i virus a mani nude. Il secondo è il fatto che in questi dieci mesi sono stati fatti progressi enormi nel trattamento dei pazienti affetti da Covid-19, anche se non esiste ancora un farmaco specifico: però abbiamo visto che cortisonici e anticoagulanti sono efficaci. Il terzo momento è, per l’appunto, il vaccino: in Europa ne abbiamo due già nella disponibilità e altri due sono in attesa dell’autorizzazione, che dovrebbe arrivare in pochi mesi. Sì, direi che il vaccino è la soluzione: nonostante i danni fatti, il Covid-19 ha colpito non più di un dieci per cento della popolazione, parlando ad esempio dell’Italia. Ma essendo altamente contagioso, questo significa che il restante novanta per cento è a rischio. Per questo l’arma rappresentata dal vaccino è fondamentale”.

Come funziona questo vaccino?

“Il vaccino anti Covid-19 induce nell’organismo la produzione di anticorpi neutralizzanti, tramite informazioni che vengono immesse nel sistema immunitario. La risposta di autodifesa si allarga se le percentuali di vaccinati sono molto alte. Per questo dico che se in estate si arriverà a un buon numero di vaccinati, potremo stare un po’ più tranquilli”.

Che differenza c’è tra il vaccino di Pfizer Biontech e quello di Moderna, ovvero i due che sono stati autorizzati sinora dall’Europa?

“Sono due vaccini che non contengono la minima traccia del virus. E questo è fondamentale dirlo chiaramente. Si tratta di vaccini ad mRNA messaggero, ovvero vaccini che inducono una risposta immunitaria all’organismo, tramite una proteina che il corpo umano produce dentro di sé. L’unica differenza è che il vaccino di Pfizer Biontech si conserva a meno ottanta gradi, mentre quello di Moderna si conserva a meno venti gradi. Quello di Moderna può apparire più stabile, ma entrambi sono efficaci allo stesso modo”.

Lei si è vaccinato?

“Ho ricevuto la prima dose lo scorso 27 dicembre e ho fatto il richiamo nei giorni scorsi. Non ho avuto nessun sintomo, né alcun effetto collaterale. Ora vediamo tra una settimana se l’organismo avrà risposto correttamente”.

Come si fa a verificare la corretta risposta dell’organismo? Basta un test sierologico?

“No, il test sierologico non va bene, non è adeguato, perché non rileva gli anticorpi specifici contro il Covid-19. Nelle campagne di sanità pubblica allargate, come questa, la popolazione può scegliere di aderire a un controllo successivo sia prima che dopo la vaccinazione. Esistono dei test specifici per cercare gli anticorpi proteggenti, che ora sono al vaglio del sistema nazionale. Noi al San Martino siamo continuamente in contatto con il Ministero della Salute e con l’Istituto Superiore di Sanità, proprio al fine di valutare l’efficacia della risposta sulla campagna vaccinale. Si aderirà tramite il consenso informato e le valutazioni saranno fatte a campione. L’Iss darà il via a questa campagna in sette regioni italiane, tra cui anche la Liguria, attraverso la nostra Unità Operativa Igiene. Per prima, verrà testata l’efficacia del vaccino Pfizer Biontech”.

Che cosa risponde a chi dice che questo è un vaccino sperimentale, che tutto è stato fatto troppo in fretta?

“Che non è assolutamente vero. Il vaccino ha affrontato, e superato, tutte le fasi precliniche e cliniche, esattamente come tutti gli altri. I tempi si sono accorciati per la gravità della situazione generale: alcuni passaggi sono stati svolti in sovrapposizione, ma tutti sono stati rispettati. Se anche una sola fase fosse stata negativa, si sarebbe tornati al punto di partenza. Quindi, ricapitolando: le fasi 1 e 2 sono andate avanti in parallelo. Poi c’è stata la fase 3, ovvero la somministrazione a circa quarantaquattromila soggetti arruolati su base volontaria. A metà è stato somministrato il vaccino, a metà è stato somministrato il placebo, ovvero la sostanza usata nelle sperimentazioni cliniche per eseguire confronti con medicamenti attivi. Le analisi svolte hanno dimostrato che tutto era stato fatto in maniera corretta e si è quindi potuta avere l’autorizzazione e si è partiti con la fase 4, quella attuale. Sul fatto che la casistica sia limitata, è un discorso che vale per qualsiasi tipo di farmaco nuovo che venga introdotto, quindi niente di più e niente di meno rispetto al vaccino anti Covid-19. Per quanto ci riguarda, ovviamente, il sistema di sorveglianza rimane attivo sempre”.

Il vaccino protegge dal virus, ma non è sicuro che protegga dalla contagiosità: è vero?

“I trial clinici che si sono svolti sinora erano volti a misurare l’efficacia del vaccino rispetto alla sua protezione dal virus. Non hanno analizzato l’aspetto della contagiosità. Questo sarà oggetto di valutazione successiva, anche attraverso le risposte che darà l’organismo. Ma è proprio per questo motivo che è importante vaccinarsi: perché più sarà elevato il grado di copertura vaccinale, meno ci sarà contagiosità, perché più persone saranno protette e il virus non troverà la possibilità di circolare e di trasmettersi. Si arriverà così, gradualmente, a quella che si chiama immunità di gregge”.

Sulla rivista ‘Science’ si parla di un vaccino ‘jolly’ contro tutti i Coronavirus che sarebbe allo studio.

“È un obiettivo a cui mirare, anche se siamo ancora a una fase preliminare. Potrebbe essere molto interessante a proposito del vaccino antinfluenzale, perché se arrivassimo a un vaccino cosiddetto ‘jolly’, non ci sarebbe bisogno di fare l’iniezione ogni anno contro l’influenza stagionale. I Coronavirus sono una grande famiglia, ma sono tutti ‘cugini’, quindi hanno delle parti in comune: abbiamo conoscenze in ingegneria genetica e in bioinformatica in grado di studiare in maniera ultra dettagliata queste parti comuni, e proprio da lì sviluppare nuovi vaccini sempre più efficaci. È un obiettivo ambizioso, ma è proprio quello verso cui dobbiamo assolutamente puntare”.

Alberto Bruzzone

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