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Politica | 27 gennaio 2021, 18:01

Gli universitari genovesi si mobilitano: assemblea pubblica a Balbi 4 (VIDEO e FOTO)

Gli studenti chiedono una riflessione sulla Dad e sul fatto che in molti non entrano in ateneo da quasi un anno; al centro della discussione anche una revisione dei criteri per le borse di studio

Gli universitari genovesi si mobilitano: assemblea pubblica a Balbi 4 (VIDEO e FOTO)

Poco dopo le 16.30 è iniziata nell'atrio di Balbi 4 l'assemblea pubblica dedicata al mondo della formazione universitaria organizzata dagli studenti del collettivo Come studio.

"La scelta di organizzare proprio in facoltà questa riunione è pubblica è stata dettata dalla necessità di riappropriarci fisicamente di spazi che sono nostri di diritto - spiega Maya Queirolo, studentessa di Storia del collettivo Come Studio -. Molti di noi non rientrano nelle aule da marzo, per cui abbiamo sentito la necessità di occupare questo spazio per parlare di temi che ci riguardano in prima persona e che le istituzioni nascondono sotto il tappeto".

Uno dei temi più dibattuti in assemblea è stato quello della didattica a distanza, rispetto alla quale ci sono posizioni variegate: "Si tratta di una questione spinosa - aggiunge la militante di Come Studio -. Da una parte diciamo no alla Dad perché esclude gli ultimi, ovvero le persone che non hanno a disposizione gli strumenti adatti a seguire le lezioni: in molti hanno dovuto interrompere esami perché il computer non funzionava o la connessione non era stabile. Siamo contro la Dad perché non vogliamo una didattica improntata solo alla lezione frontale, ma vogliamo anche il dibattito, la partecipazione. Per noi l'università è anche il caffè alla macchinetta, la presenza in aula e il dialogo con i compagni di studi, e tutto questo non è consentito dalla Dad. Abbiamo voluto parlarne oggi perché alcuni di noi invece sono favorevoli a questa modalità di insegnamento. Quello che invece vogliamo tutti è smascherare i veri problemi che la Dad porta con sé".

Oltre alle questioni legate alla pandemia e alla didattica a distanza è stato dedicato importante spazio ai meccanismi che presiedono l'assegnazione delle borse di studio agli studenti, giudicate classiste e inadatte a garantire quel diritto allo studio garantito dalla Costituzione a tutti i cittadini, almeno in teoria.

"Oggi per ottenere una borsa di studio non basta essere solo in forte difficoltà economica, ma occorre dimostrare di essere particolarmente bravi, attraverso i cosiddetti 'criteri di merito' - spiega Sara Capaldini, studentessa di Psicologia del collettivo Come Studio -. Si tratta di una situazione che è vissuta molto male dagli studenti sui quali gravano difficoltà economiche, che oltre a doversi preoccupare della propria condizione si trovano costretti a gareggiare fra di loro e a dover sostenere test prestazionali che condizioneranno la possibilità di accedere o meno alle sovvenzioni. Si tratta di una politica chiaramente classista, quando è acclarata la difficoltà economica non dovrebbero essere necessari ulteriori requisiti per poter accedere alle borse di studio".

"Come se non bastasse poi questo criterio legato alla misurazione delle prestazioni si traduce anche in un approccio sbagliato a livello di gestione complessiva dell'università e della gestione dei fondi, per cui esistono atenei di serie A e B - conclude l'attivista del collettivo -. I fondi vengono distribuiti secondo presunti criteri di merito, con l'unico risultato di squalificare alcune realtà formative a vantaggio di altre. L'ateneo di Genova in questo senso non è messo molto bene, basti pensare che la città ha uno dei tassi di emigrazione giovanile più alti in Europa".

 

 

Carlo Ramoino

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