Attualità | 08 marzo 2021, 09:27

8 marzo pensando alle donne vittime di violenza: "La luce in fondo al tunnel" (VIDEO)

La coordinatrice del centro antiviolenza, Chiara Panero: "E' importante che una donna vittima di violenza possa riconoscersi in altre donne"

8 marzo pensando alle donne vittime di violenza: "La luce in fondo al tunnel" (VIDEO)

Anche questo 8 marzo si celebra la giornata internazionale dei diritti della donna. Quale miglior giorno per dire alle donne la loro felicità e libertà sono diritti fondamentali e inviolabili?

Nel 2021 ci sono ancora troppi uomini che non difendono, non proteggono e non tutelano le donne, ma ne abusano e su di loro fanno violenza. Non importa che siano mogli o compagne, giovani o più attempate. 

Usare violenza è ingiustificabile e inqualificabile. Non deve esistere differenza tra i diverse tipi di violenza e non bisogna trovare nessun tipo di scusa. La violenza è uno schiaffo, un calcio, un pugno, una frase che ferisce. Non esiste trucco per mascherare un livido e non esiste un filo o una garza per rimarginare una ferita. Esiste l’antidolorifico, un palliativo che agisce finché il colpo successivo non si ripete e magari in maniera più forte e dolente o addirittura mortale. Basti pensare, con dati alla mano, che solamente nei primi due mesi del 2021  in Italia già undici sono stati i femminicidi. Si calcola che nel 2020, sempre in Italia sia stata uccisa una donna ogni tre giorni. Causa l’emergenza sanitaria si è registrato un incremento sia di telefonate ai numeri verdi predisposti ai centri antiviolenza sia di violenza. Non sono più rassicuranti i dati che registrano i femminicidi durante il 2020 e soprattutto nel lockdown.

Ci sono poi le vittime che credono esista una soluzione definitiva e optando per la cura, partono dal proprio coraggio e così chiamano o si dirigono presso un centro antiviolenza. La casa rifugio di Chiara Panero, nel “Centro per non subire violenza” si trova nel centro cittadino genovese ma si estende nell’intera area. Cerca di andare incontro alle diverse esigenze e necessità di chi chiede aiuto. La luce in fondo al tunnel esiste, si vede e si manifesta con un messaggio forte e chiaro della dottoressa Panero che con il suo staff ha organizzato una serie di testimonianze di donne che ce l’hanno fatta.

“E' importante che una donna  vittima di violenza possa riconoscersi in altre donne per prendere la forza e il coraggio di rivolgersi al nostro centro” afferma la coordinatrice che continua dicendo: “Il nostro centro dall'inizio del 2021 ha già ricevuto 79 richieste d'aiuto, ciò significa esserci ma soprattutto essere vicini a queste donne” Il centro vuole mostrare che una via d'uscita c'è! E come ricorda la dottoressa “L'importante è costruirla con le persone qualificate che fanno parte di questo centro, dagli psicologi agli avvocati, persone abituate a gestire questo tipo di problematiche al fine di garantire un pieno recupero della propria vita in piena autonomia libertà e serenità”. Così, con lo slogan “invertire la direzione si può, #stopallaviolenza #nonseisola “ ogni vittima si immedesimerà nell’altra che però adesso è libera di vivere ed esprimersi. La prima lezione d’amore deve impartirla ogni vittima, denunciando. È il solo modo per far capire a se stessa e all’aggressore che la donna è un un essere forte, prezioso e solidale. 

Buona festa della donna, ricordando che finché ad ogni donna verrà meno uno diritto non sarà mai davvero festa.

Chiara Manganaro

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SINOSSI:
BEPPE e GINO, due tipici vecchietti genovesi, dalla loro panchina, dalla fermata del bus o dall’immancabile cantiere per strada, osservano, commentano e spesso “mugugnano“ sul mondo che li circonda, confrontandolo con quello dei loro tempi.
Gli sketch scaturiscono dalla simpatia e ingenuità dei due personaggi che tentano goffamente di stare al passo coi tempi. Tra strafalcioni, equivoci, modi di dire e un forte accento genovese, Beppe e Gino parlano del mondo che li circonda in svariate location di Genova e della Liguria.

NOTE DI INTENTI:
La serie nasce dall’idea di creare un ponte generazionale tra gli anziani, che vivono in un mondo dove tecnologia e cambiamenti avanzano rapidamente, e i loro nipoti, abituati a tutto questo. Ciò fa sì che i giovani li guardino spesso in modo perplesso, e che questi due mondi siano più distanti di quanto si pensi.
La volontà è quella di creare un punto di incontro culturale: da un lato far familiarizzare gli anziani agli argomenti e al gergo dei giovani (cellulari, app, gadget tecnologici e tutto ciò che essi comportano); dall’altra avvicinare i giovani ad una tradizione fatta di dialetto, modi dire, di una comicità in stile Govi, e di luoghi tipici della nostra regione.
Entrambi questi pubblici hanno qualcosa in cui riconoscersi.
Il pubblico più giovane riconosce Beppe e Gino come i loro nonni, quindi visti con gli occhi ironici e affettuosi dei nipoti nativi digitali, e tramite un format che parla la loro stessa lingua (la webserie). Il pubblico più anziano invece si riconosce nei protagonisti, nel loro modo di fare, di parlare, di ragionare, nelle storie sul loro passato. Entrambi possono trovare un punto d’incontro nei luoghi dove sono ambientate le singole puntate.

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