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Attualità | 18 aprile 2021, 09:30

Parco nazionale di Portofino, il fronte del sì bypassa la Regione

Il Coordinamento scrive direttamente al Ministero: “È ora di rompere gli indugi a proposito dei confini”. Ermete Bogetti e Antonio Leverone: “Le aree protette rappresentano un terreno d’eccellenza”

Parco nazionale di Portofino, il fronte del sì bypassa la Regione

Superare l’impasse. Sbloccare l’iter. Bypassare la Regione Liguria. Andare avanti in maniera finalmente convinta. Tante sono le maniere di dirlo, uno solo è il concetto: ovvero che il Parco Nazionale di Portofino deve diventare al più presto realtà, perché è un’occasione che non va sprecata, perché occorre passare dalle parole ai fatti, perché il territorio ligure lo merita.

A spingere sull’acceleratore, ancora una volta, è il Coordinamento per il Parco Nazionale di Portofino: sono anni che questo gruppo prova a farsi sentire dai rappresentanti della Giunta Regionale e, contestualmente, sono anni che non ottiene nulla.

Così, si è pensato che fosse giusto e doveroso, a questo punto, scrivere direttamente al Ministero, ricordando le varie norme e facendo una precisa proposta circa i confini. Il documento, reso pubblico nei giorni scorsi, porta la firma del presidente Ermete Bogetti e del coordinatore Antonio Leverone.

Secondo il Coordinamento, in base alle leggi in vigore, “i parchi nazionali sono istituiti e delimitati in via definitiva con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Ambiente, ora Ministero della Transizione Ecologica, sentita la Regione”. Solo che “il parere della Regione non è vincolante”, mentre “al Ministro della transizione ecologica la legge intesta il potere-dovere di formulare una proposta di delimitazione definitiva del Parco, già istituito, proposta sulla quale la Regione deve esprimere il proprio parere entro quarantacinque giorni”.

Il Coordinamento per il Parco Nazionale di Portofino ricorda che “nella specie, da quando è stato istituito il Parco Nazionale di Portofino (dicembre 2017), non risulta che il Ministero abbia sottoposto al parere di Regione Liguria una proposta di delimitazione del parco e neppure che l’abbia formulata. Dagli atti a nostra conoscenza appare, infatti, che il Ministero, discostandosi dall’iter previsto dalla legge, abbia sostanzialmente chiesto alla stessa Regione Liguria di proporre una perimetrazione del parco, anche in base alle indicazioni espresse dagli enti locali potenzialmente interessati. Sembra, inoltre, che la mancata cooperazione di Regione Liguria, inerte e ostile al compimento dell’operazione, abbia determinato un insuperabile stallo rispetto all’effettiva realizzazione del Parco”.

Ma adesso come se ne esce? È dallo scorso settembre che non si è andati più avanti. Il traguardo pare a un passo, ma non viene mai tagliato. Da Bogetti e Leverone giunge la proposta: “Per superare l’impasse occorre, ad avviso del Coordinamento, che si dia attuazione alla legge istitutiva del Parco, seguendo la procedura prevista dalla legge 394 del 1991: il Ministero formuli ora una proposta di delimitazione, sulla quale Regione Liguria deve esprimere il proprio parere entro 45 giorni, e proceda, comunque, tenuto conto del parere regionale, alla formulazione della proposta definitiva, da sottoporre al Consiglio dei Ministri. L’istruttoria pregevolmente svolta dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per conto del Ministero, ed esposta nella presentazione del 20 novembre 2018 può, indubitabilmente, rappresentare una solida base per la formulazione della proposta”.

L’idea è quella di considerare l’attuale dimensione del Parco Regionale di Portofino, aggiungendo le cosiddette aree cornice: “Oggi la superficie del parco regionale è di 1.200 ettari. Nel tempo, la massima estensione del Parco di Portofino, comprese le aree contigue e/o le aree cornice, ha interessato il territorio di sette comuni: oltre ai tre comuni ‘storici’, Camogli, Santa Margherita e Portofino, l’area protetta ha, infatti, riguardato anche i comuni di Recco, Rapallo, Zoagli e Chiavari”.

Ma il Coordinamento non può fare a meno di rilevare come “sia complessa la situazione politico-amministrativa del comprensorio, nel quale si trovano diverse amministrazioni locali rette da forze politiche ostili al parco. La contrarietà all’estensione dell’area protetta deriva, ovviamente, nella miope visione di maggiori vincoli, che riguarderebbero attività economiche e venatorie, dalle quali dette forze politiche traggono sostegno elettorale. L’ostilità all’effettiva realizzazione del Parco Nazionale è condivisa, se non addirittura propugnata, da parte di Regione Liguria, con la quale per il Coordinamento è risultato impossibile dialogare e confrontarsi. E il Ministero, nonostante l’autorevolezza e il potere effettivo come Governo dello Stato, ha sperimentato dal 2018 l’impossibilità di un dialogo costruttivo l’amministrazione regionale”.

Da qui, si passa alla proposta dei ‘nuovi’ confini. Eccola nel dettaglio. Individuato come polo centrale di riferimento l’attuale Parco Regionale e, in particolare, il Promontorio di Portofino con i comuni di Camogli, Santa Margherita e Portofino (i cui sindaci, sia pure non in modo non omogeneo, non si sono dichiarati contrari al Parco Nazionale), “certamente il Parco Nazionale dovrebbe estendersi ai territori di quei comuni, che, a Levante, già in passato ricadevano in parte entro i confini delle aree cornice e/o contigue. Si tratta, innanzitutto, dei comuni del Golfo del Tigullio: Rapallo, Zoagli, e Chiavari”.

A ponente del promontorio, il Comune di Recco già ricadeva in parte nell’area cornice. L’amministrazione comunale di Bogliasco si è più volte espressa a favore dell’ingresso del territorio comunale nel Parco Nazionale. “I sindaci dei comuni ‘intermedi’ di Sori e Pieve Ligure hanno detto di far riferimento all’orientamento del Comune di Recco, il quale, per ora, si propone come ‘porta del parco’ (in funzione della sua posizione centrale e strategica per i collegamenti autostradali e viari), ma intendendo restarne all’esterno. In tale comune, tuttavia, un sempre più forte movimento di cittadini e di politici locali si sta schierando per l’ingresso nel Parco Nazionale”.

Ancora più a Ponente il Monte Fasce nel Comune di Genova è già in parte un sito d’interesse comunitario, “talché non ci dovrebbe essere opposizione dell’amministrazione comunale all’annessione al Parco Nazionale della porzione di territorio già protetta. Per quanto riguarda l’entroterra, la Val Fontanabuona, alle spalle della costa, rappresenta una realtà ambientale e sociale di grande interesse, che viene considerata da Ispra nel progetto del Parco Nazionale. Ma, ai fini della continuità territoriale del Parco Nazionale, è imprescindibile l’inserimento del territorio dei comuni di Uscio e Avegno”.

Per tutti gli altri comuni dell’entroterra (Bargagli, Lumarzo, Tribogna, Cicagna, Coreglia, San Colombano Certenoli e Leivi), il cui territorio, secondo Ispra, presenta, in tutto o in parte, caratteristiche di omogeneità - sotto il profilo naturalistico e ambientale - rispetto alle altre aree degne di interesse, “occorrerebbe prevedere normativamente la possibilità di un successivo e graduale inserimento nei primi anni di gestione del Parco, per almeno cinque anni. Così pure l’opzione di un differito inserimento potrebbe essere concessa ad altri tre comuni confinanti a levante (Lavagna, Sestri Levante e Moneglia) per consentire un’estensione del Parco Nazionale fino a ricomprendere Punta Manara e Punta Baffe”.

La sede del nuovo Parco Nazionale potrebbe essere individuata in Recco. Secondo il Coordinamento, “sta maturando la consapevolezza, come viene spesso riportato, che ‘le aree protette rappresentano un terreno d’eccellenza per la sperimentazione di modelli di utilizzazione del territorio ambientalmente e socialmente sostenibili, fondati su un’approfondita conoscenza delle potenzialità e delle criticità ambientali e sull’autogoverno e protagonismo delle popolazioni residenti. Riteniamo, quindi, che il Ministero debba assumersi, senza ulteriori indugi, tutta la responsabilità che gli compete ed esercitare il potere-dovere, che la legge 394/91 gli conferisce, per delineare i confini e impostare l’avvio e la gestione del Parco Nazionale”. Andrà effettivamente così?

Alberto Bruzzone

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