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Attualità | 29 aprile 2021, 17:43

Prosegue l'occupazione del Disfor: "Vogliamo immaginare un'università diversa, non solo il ritorno alla didattica in presenza" (VIDEO)

Gli studenti vogliono portare avanti la loro protesta, mentre continuano lezioni autogestite, assemblee e l'attività nelle aule-studio

Prosegue l'occupazione del Disfor: "Vogliamo immaginare un'università diversa, non solo il ritorno alla didattica in presenza" (VIDEO)

L'occupazione della sede del Dipartimento di Scienza della Formazione ha preso il via lo scorso 19 aprile, e da allora sono state diverse le iniziative che hanno animato la protesta decisa e portata avanti dai militanti del collettivo "Come Studio Genova".

La mobilitazione ha coinvolto ovviamente studenti, professori e mondo universitario, ma anche il mondo del lavoro e delle professioni.

"Abbiamo deciso di intraprendere questa forma di mobilitazione come prosecuzione del lavoro di riflessione e analisi che abbiamo portato avanti con il nostro collettivo - spiega Chiara di Come Studio Genova -. E' emersa fra noi la necessità di spingere a un livello superiore i ragionamenti sul mondo della formazione e del lavoro che abbiamo portato avanti fino a ora, e l'occupazione ci è sembrato lo strumento migliore. Innanzitutto ci ha permesso di riappropriarci di spazi che ci erano stati preclusi, e in secondo luogo ci ha consentito di entrare in dialogo con professionisti della sanità, con i lavoratori portuali del Calp, con il collettivo femminista Non Una di Meno. Questi e altri soggetti hanno organizzato al Disfor assemblee e conferenza, grazie a cui abbiamo messo a fuoco quanto il mondo dell'università sia strettamente connesso con tutte le dinamiche sociali e del mondo del lavoro: secondo noi per avere una università migliore è infatti pensare non solo alla didattica, ma anche a un modo diverso di lavorare, di produrre e di vivere con gli altri".

Oltre alla richiesta di un immediato ritorno alla didattica, agli esami e alle lauree in presenza, gli occupanti vogliono anche un mutamento delle logiche che regolano gli ambiti accademici a prescindere dall'attuale pandemia in corso: "Noi vorremmo un mondo della formazione che sia laboratorio di diritti e coscienze critiche, e non una università sempre più succube di modelli e logiche aziendalistiche, come sta accadendo da anni - spiega Giacomo, studente fuori sede e militante del collettivo che ha organizzato la protesta -. La situazione di estremo depauperamento in cui il mondo della formazione si trova nel nostro paese non è una novità, né tantomeno è il frutto del Coronavirus; si tratta piuttosto del risultato di decenni di tagli all'istruzione pubblica e di incentivi a quella privata. Vogliamo dire basta a tutto questo".

Nel frattempo l'occupazione continua, e anche per la settimana a venire sono stati programmati in contri e attività: "Questa forma di mobilitazione è un vero e proprio cantiere in costante evoluzione, il cui fine più importante è quello di produrre un percorso di maturazione collettiva e di presa di coscienza - spiegano gli occupanti -; al momento non ci siamo ancora posti il tema di quando terminare l'occupazione, vedremo come proseguiranno le attività autogestite. Vogliamo anche sottolineare che sarebbe curioso che qualcuno ci contestasse l'interruzione di un servizio pubblico, come capita non di rado agli studenti che vogliono fare gli utenti ma partecipare alla vita delle scuole e delle università in prima persona, visto che sono diversi gli insegnanti che hanno tenuto e terranno lezioni, proprio grazie al fatto che ora al Disfor ci sono gli studenti. In effetti le attività in università sono interrotte da oltre un anno, e non è successo certamente per nostra scelta o responsabilità".

Carlo Ramoino

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