Liguria: storia e leggenda - 29 maggio 2021, 15:30

Le "casacce" in Liguria, da povertà e sacrificio alla ricchezza, un movimento che durò secoli

Si dice che siano apparse a Genova per la prima volta nel XII secolo. Ma cos'erano?

Le "casacce" in Liguria, da povertà e sacrificio alla ricchezza, un movimento che durò secoli

Tutto nacque da un gruppo di persone dalle usanze particolari, provenienti dalla vicina Tortona; un manipolo di uomini vestiti con stracci, dalle lunghe barbe e capelli, che si flagellavano a vicenda sulla pubblica via urlando a gran voce frasi come: “Pace, misericordia! Pace!”.

Considerando che il XII secolo fu un periodo difficile per la Repubblica, non avevano nemmeno tutti i torti a implorare la pace, tuttavia in principio vennero derisi e maltrattati. Questi uomini non si arresero e organizzarono degli incontri di gruppo, delle vere e proprie riunioni a cui facevano parte occasionalmente sempre più genovesi.

Queste riunioni avvenivano in grandi case, dette “casoni” o appunto, “casacce”. Da allora quelle persone vennero chiamate “casacce”. Con il passare degli anni presero parte alle riunioni cittadini provenienti da diversi settori, come mercanti, orefici o tintori, che si impegnarono a dedicarsi alle opere di carità, come curare i lebbrosi o seppellire i cadaveri. Inoltre, durante le processioni, rigorosamente a torso nudo, applicavano l’usanza della flagellazione e delle penitenze auto inflitte, come trasportare una pesante croce sulla schiena.

Le “casacce” ottennero col tempo privilegi persino dal Papa e a Genova ogni quartiere presto ebbe ben quattro casacce, intitolate ciascuna al Santo Patrono o al nome dell’oratorio da cui dipendevano. Presto le confraternite si diffusero in tutta la Liguria.

La curiosità delle “casacce” fu il cambiamento, la trasformazione delle umili processioni in stracci alla ricchezza che gli portò il rinascimento, dove le penitenze si trasformarono in sontuosi cortei con i membri delle confraternite vestiti con abiti tessuti a mano dai colori più vivaci, come l’arancione, l’azzurro, il rosso o il giallo; tessuti di damasco e fili d’oro o d’argento, degni dei più potenti sovrani.

Oramai le “casacce” avevano anche i cori, le bande e i candelabri d’oro, oltre che i crocifissi d’avorio. Tutto ciò durò per secoli, fino a quando la rivoluzione francese, alla fine del XVIII secolo, mise la parola “fine” agli sfarzosi cortei delle “casacce”.

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Dario Rigliaco

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