Economia - 17 giugno 2021, 07:00

Banda ultralarga a che punto siamo in Italia

Che si tratti di apprendimento, di lavoro o semplicemente di svago, essere connessi è fondamentale.

Banda ultralarga a che punto siamo in Italia

Avere una connessione a internet veloce è ormai un’esigenza concreta per chiunque, resa ancora più importante dalla pandemia che ha dato una spinta forte a dei processi di digitalizzazione che in tanti campi erano già avviati. Che si tratti di apprendimento, di lavoro o semplicemente di svago, essere connessi è fondamentale.

Banda ultralarga: di cosa si tratta?

Esistono diversi tipi di connessione a internet, classificabili in base a differenti caratteristiche da prendere in considerazione. Se si parla di velocità di connessione, il termine banda larga – derivante dall’inglese broadband – corrisponde ad una infrastruttura in grado di trasmettere e ricevere dati informativi ad una velocità superiore ai 2 Mbit per secondo, mentre facendo un ulteriore passo avanti si arriva alla banda ultralarga, le cui reti dette Next Generation Access assicurano una velocità in download di almeno 30 Mbit per secondo.

Quello che è interessante è l’aspetto relativo alla potenzialità della tecnologia della banda ultralarga, considerando che si può arrivare anche a velocità di connessione che raggiungono il Gbit al secondo: si tratta di reti basate sulla tecnologia della fibra ottica, che si distingue in diverse categorie a seconda di quale punto raggiunga (FTTN se arriva a un nodo intermedio, FTTDP se arriva a un punto di terminazione ottico vicino agli edifici di destinazione, FTTB se arriva a un punto di terminazione ottico dell’edificio o FTTH se arriva direttamente nell’appartamento).

La situazione della rete in Italia

In Italia le infrastrutture digitali sono in una fase di miglioramento e sviluppo ulteriore, nell’ottica di colmare un divario digitale che per lungo tempo ci ha tenuti separati da diversi altri paesi e che soprattutto ha creato un dislivello importante tra aree del paese coperte a dovere e aree in cui invece la connessione a internet stenta ad arrivare.

In ogni caso, soprattutto a seguito della prima fase di lockdown, si è registrato un incremento dell’utilizzo di internet su tutto il territorio nazionale, il che ha portato allo sviluppo di alcune tecnologie già esistenti ma poco conosciute che garantiscono una connessione di una qualità superiore rispetto agli attuali standard. Per questo motivo negli ultimi tempi si è assistito alla diffusione di provider che offrono alcune soluzioni di internet wholesale atte a soddisfare le nuove esigenze di connessione ultra-performante richieste dal mercato.

Ad ogni modo, il gap tra l’Italia e l’Europa resta ancora notevole, ma il governo sta attuando un piano di digitalizzazione per sanare questo divario. Secondo uno studio condotto dall’Istituto per la Competitività, la regione italiana con il tasso di copertura internet più alto è il Piemonte (95,2%), seguito sul podio dall’Umbria (93,8%) e dalla Liguria (91,9%). In crescita la Basilicata, il Veneto e la Lombardia, mentre sul fondo della classifica troviamo Emilia-Romagna (69,6%) e Sardegna (66,1%).

Per quanto riguarda invece le sole reti ad alta velocità, l’Umbria è la regione in cui più civici sono coperti da questa tecnologia (80,8%), ma il dato negativo è che il secondo posto occupato dalle Marche è davvero molto distante (51%). Il Molise copre solo l’1,6% dei suoi civici con una connessione ad alta velocità, rendendo evidente quanto sia necessaria l’attuazione del Piano strategico Banda Ultralarga, per ridurre il digital divide che caratterizza ampie aree del paese.

Ricky Garino

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