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Cronaca | 21 giugno 2021, 12:57

Certosa in piazza: “Non ci arrendiamo, la nostra battaglia prosegue, istituzioni e ferrovie devono darci risposte su progetti e treni”

Flashmob partecipato sabato scorso tra via Canepari e via Jori per chiedere precise indicazioni sui cantieri e sul tracciato delle ferrovie che transiteranno in zona, probabile un presidio a Tursi per chiedere un incontro a sindaco e consiglieri comunali sul tema che preoccupa i residenti

Certosa in piazza: “Non ci arrendiamo, la nostra battaglia prosegue, istituzioni e ferrovie devono darci risposte su progetti e treni”

Partecipazione sentita, forte, convinta, quella che i cittadini di Rivarolo, Certosa e Valpolcevera in generale hanno avuto, sabato scorso, al flashmob tra via Canepari e via Jori per manifestare contro incertezze, mancate risposte e progetti di ferrovie, che lasciano molti dubbi e preoccupazioni per le conseguenze che avranno in zona, dove si rischia di vivere per anni con cantieri sotto casa e poi treni che passano a pochi metri da scuole e abitazioni. 

“Manifestazione - spiega Enrico D’Agostino, presidente del Comitato Liberi cittadini di Certosa - che avremmo preferito non fare, ma che siamo stati invece costretti a organizzare non avendo avuto risposte ai nostri quesiti sul futuro della zona e su progetti che probabilmente potrebbero essere fatti diversamente. La manifestazione è stata l’unica maniera per evidenziare questa situazione, questo stato di cose che non ci rende tranquilli”. 

“Siamo davvero grati - sottolinea il presidente - a tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione, come altresì ci sentiamo in dovere di ringraziare anche quelli che avrebbero voluto essere presenti e che hanno mandato messaggi scusandosi e ringraziamo anche chi ci sarebbe dovuto essere ma non è venuto. Ma va bene così; sarà per la prossima volta”. 

Assenze, lamenta però D’Agostino con un pizzico di polemica, “che iniziano a essere un po’ troppe”. Molta la gente scesa in strada per l’evento comunque. “Chiediamo scusa - afferma l’esponente del Comitato dei cittadini di Certosa - se abbiamo arrecato qualche disturbo ai nostri concittadini, ma vi assicuriamo che era l’unico modo per farci sentire, dopo i tanti silenzi da parte delle istituzioni. E comunque essere riusciti ancora una volta a portare in piazza più di una sessantina di persone, di sabato mattina e di questi tempi, pensiamo che sia stato un gran bel segnale”. 

A condividere la protesta diversi i personaggi politici, tutti peraltro rappresentanti dell’opposizione alla Giunta di centrodestra che governa a Tursi. In piazza c’era Cristina Lodi, consigliere Pd in via Garibaldi, Gianni Pastorino della Regione e per i Municipi interessati dai cantieri e confinanti tra loro, Centro Ovest e Valpolcevera, c’erano rispettivamente Fabrizio Maranini e Michele Versace.  

Univoca la loro voce di preoccupazione forte circa i progetti del prolungamento della Metropolitana, ma in particolare sulla riattivazione della linea merci Porto, Campasso, Sampierdarena, Certosa, Rivarolo e Fegino

Ma a mettere l’ansia maggiore è l’assenza di rapporti con Rfi, inesistenti. Anche se, hanno detto i politici, richiesti invano in più di un’occasione. Stigmatizza la cosa Enrico D’Agostino, sottolineando proprio le molteplici richieste senza risposta almeno fino ad ora. “Da parte nostra - dice - ancora una volta abbiamo richiesto che qualcuno dia ascolto ai cittadini di questa parte della città trattata da sempre come una grande pattumiera, dove buttare e promuovere i peggiori progetti per la qualità della vita e della salute senza minimamente ascoltare le voci di chi in questo territorio ci vive, lavora e studia”. 

Parole pesanti dalle quali si evince, senza possibilità di equivoci, quanta sia la rabbia che serpeggia nel quartiere e come questi cittadini si sentano ai margini di una grande città, quasi ghettizzati o usati senza badare alla loro qualità di vita. Quartieri peraltro storicamente travagliati, dove anche l’integrazione, nel corso degli anni, non è stata facile. Ora zona multietnica consolidata, restano tuttavia con problematiche notevoli. Pure sfortunate (vedi crollo Morandi). 

Destino ingiusto di una popolazione perbene e che fa tantissimo per dare al quartiere vivibilità, a partire da iniziative culturali e di accoglienza degne di note e di alto livello. 

D’Agostino ribadisce: “Raccogliendo gli umori e sollecitati dai presenti, da subito riprenderemo il nostro lavoro richiamando per l’ennesima volta e scrivendo (non si sa mai) alla segreteria del prefetto ricordandogli l’impegno che si era assunto di convocarci, per organizzare un tavolo con il presidente della Regione, con il sindaco della città e i responsabili di Rfi. Scriveremo anche al presidente del Consiglio Comunale, ricordando anche a lui che per ben cinque volte aveva assicurato, dietro nostra richiesta, che si sarebbe fatto carico di organizzare una commissione itinerante sul quartiere, come per una riunione già svolta presso la sede della Regione. Questa però più per la parte amministrativa”. 

Determinata ad andare fino in fondo la gente di Certosa, annuncia D’Agostino, sta meditando di organizzare un presidio sotto Tursi durante i lavori del Consiglio Comunale, nel quale verrà chiesto “a gran voce” un incontro non solo con i consiglieri comunali ma anche con lo stesso sindaco Marco Bucci

“A tutti - fa sapere il presidente del Comitato di Certosa - chiederemo l’impegno di farsi carico di organizzare un’assemblea pubblica con gli amministratori di Rfi che, a parole, si sono sempre detti disponibili al confronto ma che nei fatti hanno fatto l’esatto contrario”. 

E D’Agostino invoca anche maggiore attenzione dai media, lamentando come la zona sia invece oggetto di puntuale descrizione per eventi negativi. “Ma noi - assicura - andiamo avanti comunque a farci sentire e invitiamo la gente a portare osservazioni, esprimere preoccupazioni venendoci a trovare presso la nostra sede in via Garello 6 rosso dal lunedì al sabato dalle 8 alle 13 oppure, su appuntamento, anche al pomeriggio. Sulla nostra pagina Facebook il numero da chiamare per fissare un incontro”.

Dino Frambati

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