#ILBELLOCISALVERÀ | 16 luglio 2021, 12:13

“Annamaria”, Albenga ricorda la tragedia dei 44 bambini strappati alla vita a 100 metri dalla spiaggia

Oltre alla deposizione di fiori presso il monumento dedicato alle vittime, la presentazione del libro “Un’estate senza mamma” del francese Grègory Panaccione e lo spettacolo teatrale “Annamaria” di “Le mani e le nubi teatro” per raccontare una triste pagina sempre viva della storia di Albenga

“Annamaria”, Albenga ricorda la tragedia dei 44 bambini stappati alla vita a 100 metri dalla spiaggia

“Erano là, ritti, vicini vicini, tutti stipati sul barcone solo un momento prima; tanti berrettini bianchi che cantavano felici, e ora, sott’acqua, aprivo gli occhi e vedevo quegli stessi berrettini bianchi, a grappoli, adagiati, che punteggiavano il fondale marino, avvinti l’uno all’altro, oppure alle vesti della loro assistente, in un ultimo disperato tentativo di salvezza… Non dimenticherò più”. (dal sito crocebianca.it)

Annamaria, un nome dolcissimo che ad Albenga purtroppo si accosta a una tristissima pagina di storia cittadina: il naufragio della motobarca che portava proprio quel nome che sa di mamma, come a rappresentare tutte le mamme che piansero la morte dei loro figlioletti vittime di quella tragedia.

Accadde alle 17 circa del 16 luglio 1947: da Loano salpò la motobarca Annamaria con 81 bambini, tutti maschi di età compresa tra i 4 e gli 8 anni, e alcune educatrici. Direzione: Isola Gallinara.

I piccoli, provenienti da Milano e Verona,  erano ospiti della Colonia della Solidarietà di Loano, istituita a favore dei reduci e dei partigiani. Con vocine gioiose intonavano canzoncine e lanciavano urletti di felicità alla vista della bella isoletta, ormai tanto vicina da poterla quasi toccare. L’Annamaria carica, troppo carica di bimbi, così carica da stentare ad emergere dall’acqua, distava soli 100 metri dalla riva in Regione Burrone, ad Albenga, dove alcuni ragazzi sulla spiaggia, attirati dalle loro vocine, si alzarono per andare a fare un cenno di saluto a quelle testoline con i cappellini bianchi. 

I ragazzi si sbracciavano ricambiati dalle voci  festose dei bimbi, quando un rumore squarciò la festa e spense alcune vite, quella di 44 bambini e 3 educatrici, per la precisione. La barca fece un accenno di impennata e poi ricadde su se stessa, avendo urtato violentemente un palo che sosteneva lo scarico delle fogne cittadine, che sporgeva a pelo dell'acqua. Il natante imbarcò subito acqua e in poco tempo affondò. Terrore, panico: i bambini si buttavano o cadevano in acqua, ma nessuno di loro sapeva nuotare. A riva, Giorgio, Ettore, Luigi e Domenico, increduli, spensero il sorriso e, senza esitazione, si buttarono in acqua. Con tutta la forza che avevano, raggiunsero il relitto e i bimbi ancora in vita si aggrapparono a loro in cinque, sei per volta. 

Per i quattro giovani cominciò un estenuante e  valoroso salvataggio, fatto di viaggi avanti e indietro per portare più bambini possibile in salvo sulla riva. Nel frattempo le voci in merito alla tragedia che si stava consumando a pochi metri dalla spiaggia arrivarono alle vie cittadine e tutti fecero il possibile per soccorrere i piccoli naufraghi. Albenga rispose commossa, con un cuore grande: dopo i quattro ragazzi, altri contribuirono al salvataggio, comprese le ambulanze della Croce Bianca e gli automezzi dei Vigili del fuoco che arrivarono con prontezza per portare il loro contributo. Si salvarono 37 bambini. Per gli altri 44 e 3 educatrici, non ci fu nulla da fare.

Oggi ad Albenga alle 17, in occasione del 74° anniversario del naufragio dell’Annamaria, l’Amministrazione Comunale, in collaborazione con la Clinica San Michele e la Croce Bianca di Albenga, commemorerà la tragedia con la deposizione di fiori presso il monumento dedicato alle vittime della tragedia. Saranno presenti le autorità locali e anche l’attuale presidente della Croce Bianca di Albenga Dino Ardoino, che fu testimone della tragedia. Un evento che segnò sicuramente la sua vita, tanto che da quel giorno dedica il suo tempo e il suo impegno a soccorrere il prossimo, sentimento che è alla base dell’operato di tutti i militi.

La giornata commemorativa proseguirà alle 20,30 con la presentazione a cura di Davide Aicardi del libro, un fumetto muto  ispirato alla tragedia del naufragio, “Un’estate senza mamma” di Grégory Panaccione, e a seguire lo spettacolo teatrale “Annamaria”, portato in scena dalla compagnia “Le mani e le nubi teatro”, formata da Alessandra Munerol, attrice, scrittrice e poetessa,  Ivano Vigo, cantante, Salvatore Coco, cantautore, e Sara Polo, attrice.

Una ragazzina francese in vacanza in Liguria diventa amica delle strane creature che vivono sotto il mare e sull'isola di fronte alla spiaggia – racconta Grègory Panaccione, maestro francese del fumetto muto, in merito al libro ‘Un’estate senza mamma’ – Lucie scopre il mondo incantato che si trova sull’Isola Gallinara, dove abita una tribù di pesci parlanti con i piedi, e il mistero che quelle creature nascondono:  un segreto legato a una tragedia consumata in quelle acque oltre mezzo secolo prima”.

Ho disegnato questa storia perché è dentro di me: mio suocero è uno dei sopravvissuti al naufragio dell’Annamaria. Conosco le emozioni e soprattutto i sentimenti di gratitudine verso i salvatori albenganesi. In realtà – mi spiega Grègory - non avevo intenzione di disegnare proprio quella storia, ma mi sono lasciato guidare dall’istinto e ha preso vita, quasi da sola”.

Annamaria è uno spettacolo teatrale contemporaneo di ricerca liberamente ispirato alla tragedia – mi racconta Alessandra Munerol della compagnia ‘Le mani e le nubi teatro’ – ma parte da una fatto di cronaca locale, per parlare in maniera universale di tutte le morti avvenute in mare, prendendo spunto per trattare il tema della comunità-umanità, di amore, dolore, relazioni umane e familiari”.

In una comunità il dolore di una famiglia ci tocca tutti, perché mio figlio è tuo figlio. Questo è ciò che accadde ad Albenga tanti anni fa, dove ogni donna albenganese si sentì madre non una, ma 44 volte. 44 come i bambini strappati alla vita dalla tragedia”.

Questo è ciò che oggi si fatica a ‘sentire’, perché il senso di comunità si va via via perdendo,  favorendo la disumanizzazione e la sensazione che tutto sia ‘altro’ da noi e che quindi non ci riguardi. Se il senso di comunità fosse ancora vivo in noi, non rimarremmo estranei all’altro. Siamo tutti esseri umani, non dovremmo dimenticarci che siamo tutti padri, madri, bambini, viaggiatori e migranti”, conclude Alessandra.

Maria Gramaglia (foto Simone Ermellino)

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