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Attualità | 20 luglio 2021, 18:15

Garante dei diritti delle persone private della libertà. Il criminologo Stefano Padovano: "Grazie ai colleghi, ma la nomina è politica"

Il docente e formatore era stato proposto da alcuni professionisti del settore a Toti e alla giunta regionale: "Il Garante dovrà svolgere la sua funzione applicando i poteri e le competenze previste dalla legge regionale"

Garante dei diritti delle persone private della libertà. Il criminologo Stefano Padovano: "Grazie ai colleghi, ma la nomina è politica"

Il criminologo Stefano Padovano era stato proposto, con una lettera inviata da diversi professionisti che operano negli ambiti di competenza, al presidente della Regione Giovanni Toti e ai membri del consiglio regionale, come garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, figura istituita lo scorso 29 marzo. 

 

Con il docente, formatore, esperto in tematiche di disagio psichiatrico e dipendenze abbiamo proprio svolto una chiacchierata su questo tema.

Come commenta la lettera-appello che ha espresso la sua nomina a Garante regionale delle persone in libertà ristretta?

"In primo luogo rivolgo un sentito ringraziamento a criminologi, psichiatri ed esponenti del Terzo Settore che hanno indicato al consiglio regionale il mio nome. Tuttavia ciò che conta davvero è che anche la Regione Liguria si doti di questa figura, non mi sembra dirimente il fatto che il candidato si chiami Marco Rossi o Paola Bianchi, piuttosto che sappia imprimere uno sguardo d’insieme alla questione carcere. Tornando a me, al fianco degli insegnamenti che tengo nelle Università di Genova e Milano, in questo momento sono impegnato nelle attività di POliSCrim, questo nuovo studio associato che ho fondato per la prestazione di consulenze sulle politiche di sicurezza urbana. Dopo di ché misuriamoci con un dato di fatto, la nomina è politica, la fa il consiglio regionale, ed io non sono come si dice “vicino” o “in quota” a nessuna forza politica. Pertanto…"

Cosa intende con sguardo d’insieme?

"Intendo che oltre ad assicurare il rispetto delle norme previste in ambito penitenziario e quindi di tutte le misure che discendono dalle segnalazioni dei detenuti e dalle visite nelle strutture: il diritto alla salute, all’istruzione, ai progetti di lavoro, il Garante dovrà svolgere la sua funzione applicando i poteri e le competenze previste dalla legge regionale. Per farlo con spirito di visione dovrà porsi in raccordo con tutti i soggetti che compongono il microcosmo interno ed esterno al pianeta carcere, senza limitarsi a svolgere una sola presenza d’ufficio. Per esempio, pochi sanno che la Regione Liguria è la seconda istituzione in Italia ad avere previsto una figura di garanzia per le vittime di reato. Non appena nomineranno anche quest’ultima sarà importante ingaggiare una collaborazione nell’esercizio delle due competenze perché entrambe costituiscono le due facce della stessa medaglia".

 Cosa dovrebbe fare il nuovo Garante ligure appena nominato?

"Assumere il ruolo con la lucidità necessaria, dopo i fatti registrati negli istituti penali lo scorso anno, alla riforma della giustizia e all’eventuale imprinting che il governo vorrà dare alla concezione, semmai ce ne sarà una, di un nuovo sistema penitenziario italiano. Tornando alla legge regionale, avvalersi di esperti da consultare per approfondire questioni e sperimentazioni in coordinamento con gli altri garanti regionali e a quello che anche il Comune di Genova a breve nominerà. Ecco, su questo punto, se riterranno potranno contare sulla storica scuola criminologica di Uni Ge".

Redazione

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