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Attualità | 30 luglio 2021, 15:34

Certosa, per i comitati è il momento della riflessione e della proposta dopo l’incontro con le istituzioni e le ferrovie: chiedono ascolto e tragitti alternativi

Secondo i residenti occorre prendere in esame anche strade ferrate diverse da quelle progettate, troppo vicine alle case; cantieri eccessivamente lunghi potrebbero sconvolgere la vita dei quartieri interessati

Certosa, per i comitati è il momento della riflessione e della proposta dopo l’incontro con le istituzioni e le ferrovie: chiedono ascolto e tragitti alternativi

Pochi giorni dopo la grande assemblea al Chiostro di Certosa che ha posto ‘vis a vis’ cittadini del Campasso e istituzioni, per la gente del posto è il momento delle prime (ma non saranno certo le ultime) riflessioni su quanto emerso nell’incontro e il futuro della zona. Ma soprattutto, spiega il presidente Enrico D’Agostino, leader del Comitato Liberi Cittadini di Certosa, occorre ricordare e sottolineare che “non ci limitiamo a fare proteste, ma avanziamo pure proposte. Soltanto che ci devono ascoltare e dare risposte a quanto proponiamo. Se è attuabile o no ed eventualmente per quali motivi”.

E ricorda come “a febbraio, abbiamo sollevato il velo sul progetto e informato i cittadini e qualcuno pensava fosse una nostra invenzione. Nell’assemblea di lunedì sera, però, le nostre controparti, ma anche qualche residente, sono stati colpiti da amnesia”. Smemoratezza che non tiene conto di quanto fatto dai comitati ma soprattutto dalle propositive idee circa strade alternative a quelle di un tracciato che vede passare treni sotto casa di alcuni. Tanto che una donna del quartiere, nell’assemblea di lunedì scorso, ha ironizzato su questo fatto, annunciando che avrebbe offerto un caffè al macchinista del treno in transito davanti alle sue finestre. Perché, ha spiegato la signora, “il tracciato previsto passa proprio davanti a casa mia e molto vicino”.

“Non cambia nulla per noi”, assicura D’Agostino, sottolineando come gli obiettivi della gente del Campasso siano “condivisi con gli altri comitati e associazioni della zona e sono stati e vengono decisi con la gente nelle assemblee e presidi da noi indette. Non cambieremo certo ora il nostro metodo di lavoro e comportamento”. Del resto chi appartiene ai vari Comitati è consapevole e lo dice, che tutte le iniziative “messe in campo in questi mesi, hanno convinto prefetto e sindaco a convocarci, a indire l’assemblea con il commissario del progetto unico ed Rfi ad attivare il Pris e l’Osservatorio coi comitati e i municipi”.

Ovviamente i Comitati e gli abitanti, dopo l’assemblea nel campetto di calcio del Chiostro della Certosa, aspettano di conoscere la composizione degli osservatori, il giorno e la sede degli eventuali incontri ma puntualizzano che “l’ordine del giorno del primo Osservatorio non potrà che essere legato alla verifica di un percorso alternativo”. Già, un percorso alternativo che non crei problemi, non passi in mezzo a scuole e case, non interferisca sulla già difficile qualità di vita di decine di migliaia di genovesi che abitano a cavallo tra Sampierdarena e Valpolcevera.

È questa la richiesta pressante della gente da cui discende la protesta e la richiesta di verifica se tale percorso alternativo possa essere realizzato e dove. “Non dimentichiamo - indica un documento diffuso dai comitati - che i tecnici delle Ferrovie sono al lavoro dall’1 aprile per rispondere alla valutazione d'impatto ambientale, chiesta dal coordinamento dei comitati e che appena loro avranno finito le loro valutazioni, noi avremo solo quindici giorni per rispondere con le nostre osservazioni”.

La legge è legge, dicono al Campasso e a Certosa, e ha dei vincoli, ma tuttavia “non ci sono leggi che vietano al prefetto o al sindaco di aprire un tavolo come quello dell’Osservatorio”. E lanciano un vecchio ma nello stesso tempo rinnovato slogan ad hoc: “Noi ci siamo e andiamo avanti con la gente”.

Dino Frambati

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