Municipio Centro Ovest - 19 agosto 2021, 12:30

La grande fede di don Alvise, dopo 4 anni lascia la chiesa della Cella e va a Gavi: “Vado via da Sampierdarena arricchito”

Con monsignor Canepa fino a notte fu accanto alle macerie del Morandi a benedire le salme. A Sampierdarena sempre con la gente, assistendo chi necessitava di aiuto e facendosi amare come pochi

La grande fede di don Alvise, dopo 4 anni lascia la chiesa della Cella e va a Gavi: “Vado via da Sampierdarena arricchito”

È un sacerdote di grande cuore, fede intelligente e profonda umanità don Alvise Leidi, 36 anni, che si è fatto amare dalla gente di Sampierdarena nei quattro anni trascorsi presso la parrocchia di Santa Maria della Cella in via Giovanetti come vice parroco. Anni intensi, ricchi di molti eventi tragici ma anche belli, di vera comunione con la popolazione. E nell’ultimo anno ha gestito la chiesa, mentre monsignor Carlo Canepa combatteva con la malattia che lo ha portato alla morte.

Momenti dei quali ha vibrante ricordo don Alvise, approdato alla chiesa sampierdarenese dopo molte esperienze da vice parroco, a Sant’Erasmo di Voltri, poi in Val Cerusa e Santo Tommaso e San Leone, in zona Principe. Ed ora destinato oltre i confini liguri, sarà dal 1° ottobre parroco a Gavi, in provincia di Alessandria. Parrocchia di cui sarà titolare insieme ad altre 10, della zona.

Compito non facile ma che don Alvise affronta con grande serenità e fede, e convinzione che riesce a trasmettere, toccando il cuore di chi si confronta e dialoga con lui, consacrato sacerdote dall’allora arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, il 21 giugno 2009.

“Sono arrivato alla Cella - racconta - come curato con don Canepa, grande sacerdote, che ha fatto moltissimo in silenzio e nella sua grande magnanimità, avendo conoscenza davvero profonda del territorio, con le famiglie. Soprattutto malati e anziani”.

“Ho avuto questa grazia - insiste - ed ero andato alla Cella per sostituire don Matteo Pescetto, una presenza positiva per la nostra parrocchia e durata a lung,o dal 2004 al 2017. Sacerdote in gamba don Matteo”.

E don Alvise ricorda con commozione, ma anche sempre con fede ferma e convinta, che quasi commuove: “Sono stati anni complessi, con la tragedia del Morandi. In quei giorni con don Carlo ricordo che siamo stati accanto alle macerie a benedire le salme estratte dal crollo. In parrocchia abbiamo allestito una mensa per gli sfollati. Poi c’è stato il Covid quando abbiamo aperto uno sportello di aiuto con la Caritas”. Ma al di là degli eventi negativi, don Alvise traccia un quadro decisamente positivo dei suoi anni a Sampierdarena, “segnati - dice - da grande impegno soprattutto sull’aspetto giovanile e familiare. Con Azione Cattolica abbiamo fatto un campo estivo con 52 bambini, non banale in epoca di Covid. Campi fortemente improntati alla vita spirituale. Con bambini che arrivavano senza neppure sapersi fare il segno di croce e che alla fine chiedevano di pregare insieme”.

Certamente rilevante e particolare, narra don Alvise, che “lo scorso anno cinque bambini hanno chiesto di essere battezzati dopo esperienze di questo tipo e alcuni di loro avevano fedi diverse. Tutto merito di un gruppo di giovani studenti e lavoratori, che si sono dedicati a loro e si sono messi in gioco con un contesto culturale come il nostro. Hanno saputo vivere la fede e trasmetterla con gioia”.

Nel bilancio positivo degli anni alla Cella, da annoverare anche un ottimo rapporto con le famiglie e il catechismo con 104 bambini e sempre in tempo Covid. “Questo - dice il sacerdote - grazie al rapporto di stima con le famiglie che si è venuto a creare”. Il prete assicura che se ne da via Giovanetti dopo anni che definisce “estremamente preziosi non solo per gli eventi difficili e belli che si sono dovuti affrontare. Ma anni preziosi come esperienza di chiesa e direi che culmine di questa unione tra la gente e la chiesa è stato nei mesi di accompagnamento della malattia e agonia di don Carlo, quando l’intera delegazione si è stretta attorno a questo grande sacerdote in un abbraccio non solo umano ma profondamente spirituale. Un rosario proprio nel giorno della sua scomparsa recitato in chiesa come dono della comunità al parroco che non poteva più ricevere nulla di materiale. È stato un respiro spirituale. Vado via estremamente arricchito e molto contento, con esperienza profonda. Ho conosciuto persone meravigliose cui annunciare il Vangelo in un quartiere dalle risorse e potenzialità notevoli. Certo ci sono pure i problemi, ma ciò che temo di più è la disaffezione al quartiere che può innescare un circolo che spaventa gli stessi abitanti. La speranza è di innescare invece processi di solidarietà e sviluppo del quartiere che possano portare al bene e ad una realtà bella. Non bisogna rassegnarsi”.

Nato a Torino, diventando parroco a Gavi, don Alvise sente di tornare in Piemonte tra suoi conterranei. “Una parte della mia famiglia paterna proviene dalla Val Curone - racconta - dove facevo il chierichetto allo stesso parroco cui lo fece mio padre. Proverò a fare la volontà di Dio e far vedere quanto è bella la Chiesa, essere e rimanere cristiani, figli di Dio. Cosa mi aspetto non lo so. So che, da parte mia, come pastore devo amare la gente che mi sarà affidata e lavorare insieme a lei per il regno di Dio. Un sacerdote che non cerca il Paradiso è fuori fase”.

Dino Frambati

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