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Municipio Ponente | 21 agosto 2021, 13:00

Pegli, il parco di Villa Doria ritorna agibile dopo un anno

Tolte le transenne al contestato campo da street basket, costruito in maniera assurda e poi rifatto dopo le proteste da parte dei cittadini. Restano aperte mille domande: quanto è costato questo grave e grossolano errore alle nostre tasche?

Pegli, il parco di Villa Doria ritorna agibile dopo un anno

Ci è voluto quasi un anno, ci sono volute migliaia di firme raccolte, una battaglia civile di buonsenso, tanto impegno da parte dei comitati, delle associazioni e dei singoli cittadini. Alla fine, però, quel che conta è il risultato: la piazza centrale del parco di Villa Doria a Pegli è tornata completamente agibile, il campetto da street basket è a raso rispetto al resto della pavimentazione, le transenne sono state tolte e tutti possono tornare a giocare in piena libertà.

Al momento, le inferriate sono ancora appoggiate su un lato della piazza, ma ben presto verranno completamente rimosse.

I pegliesi hanno vinto la loro vertenza, una vertenza di buon senso perché il campetto da street basket era nato in maniera obbrobriosa oltre che estremamente pericolosa: collocato su un rialzo, e con gli spigoli vivi sui quali ci si sarebbe potuti fare veramente male. Demolito l’antico assetto e riottenuta la piazza con una sistemazione gradevole e soprattutto funzionale, resta ora da tracciare un bilancio su che cosa rimane di questa storia. E alcune considerazioni sono d’obbligo.

Di questa storia rimane anzitutto che quando non si consultano i cittadini, e quando non si consultano gli enti più prossimi sul territorio, come il Municipio VII Ponente, si commettono degli errori di valutazione clamorosi: come il pensare di poter occupare un piazzale dove sono cresciute generazioni e generazioni di bimbi pegliesi con un’installazione antiestetica, scomoda, pericolosa e talmente illogica da spezzare a metà l’equilibrio di tutta la zona.

Di questa storia rimane la faciloneria e la superficialità, assolutamente inspiegabili, con cui la Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio, che mai in questa vergognosa vicenda ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, ha concesso i permessi per realizzare il campetto da street basket nella sua versione rialzata: ma come si può arrivare a tanta incompetenza e imperizia, da pregiudicare un parco storico con una costruzione che non c’entra nulla, ma veramente nulla, con tutto il resto?

Di questa storia rimane il mistero su come mai questo progetto non spunti nella documentazione sul sito della Città Metropolitana, che era la titolare dell’appalto, comprendente anche la riqualificazione energetica ed edilizia della succursale pegliese del liceo ginnasio ‘Mazzini’: e, quindi, rimangono le domande. Quanti soldi sono stati spesi per il progetto? E quanti per realizzarlo? E quanti per la demolizione? E quanti per rifare tutto? In sostanza, questo campetto da street basket, ammesso che verrà mai utilizzato, quanto è costato alle casse pubbliche? C’è qualche politico di buona volontà che vorrà interessarsi alla materia? Ci sono gli estremi per un esposto alla Corte dei Conti, visto che parliamo di soldi di tutti?

Di questa storia resterà una domanda: conosceremo mai i nomi e i cognomi delle persone che hanno sbagliato? Verranno presi provvedimenti o tutto finirà, come sempre, alla buona?

Di questa storia rimane l’aspetto più inquietante: che se non fosse stato per la buona volontà dei cittadini e dei comitati, in particolare di Pegli Bene Comune, se non fosse stato perché i pegliesi tengono fortissimamente a quello che hanno, non sarebbe partita alcuna segnalazione, non sarebbero partite petizioni e, di conseguenza, non si sarebbero mossi i politici a nessun livello, non si sarebbe mosso il Comune di Genova, non si sarebbe mosso l’assessore Pietro Piciocchi nel cercare di sbloccare la situazione con Città Metropolitana. Sono i cittadini che si sono ‘ribellati’ ad avere il merito, tutto il merito, di questa vittoria. Quindi, appena verrà da dire che le persone ‘non hanno cura di’ questo o di quello, ci si ricordi di quanto hanno avuto cura di Villa Doria, perché questa storia, alla fin fine, insegna che certe persone sono molto, ma molto più responsabili, avvedute e con la testa sul collo di chi le amministra e di chi spende i loro soldi.

Alberto Bruzzone

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