- 25 settembre 2021, 15:30

La storia di uno tra i migliori corpi scelti del medioevo: i balestrieri genovesi

Sia a difesa della Repubblica di Genova che come mercenari al soldo di altre nazioni, furono stimati e schierati in battaglia da molti eserciti, tra successi e sconfitte

La prima crociata con ogni probabilità fu il primo banco di prova sulla scena internazionale, quando Guglielmo Embriaco detto "Testadimaglio" li utilizzò nell'assedio di Gerusalemme, per far fronte agli arcieri mamelucchi. Questa azione strategica permise di poter utilizzare due torri d'assedio, costruite con il fasciame delle stesse navi utilizzate per giungere in Terra santa.

Il primo contratto firmato dai balestrieri genovesi come truppe mercenarie risale al 1173, quando combatterono per il marchesato di Gavi. Successivamente nel 1225 la città di Asti assoldò 120 balestrieri, tra cui 20 a cavallo, da utilizzare nella guerra contro Alessandria.

Nel 1247, a causa di una truppa di 600 balestrieri genovesi, l’imperatore Federico II di Svevia fu fermato nel mezzo dell’assedio imperiale di Parma. Furioso, fece mutilare i balestrieri fatti prigionieri perché non potessero più tirare.

La “truppa d’Élite” lavorò per Siena, Firenze, Pisa e per diversi signori dell'Italia nord occidentale, come i marchesi di Saluzzo, di Monferrato, i Savoia e i Visconti.

Nel 1409 i balestrieri furono protagonisti di una grande battaglia; a Sanluri, nella Sardegna meridionale, il 30 giugno del 1409, mille tiratori furono schierati dalla parte del Giudice o Re di Arborea, Guglielmo III, forte di un totale di 20.000 uomini. Questa volta però la battaglia non ebbe esito positivo, nonostante la partecipazione dei balestrieri. Circa 5000 soldati furono massacrati in un luogo chiamato attualmente S'Occidroxiu e 600 nel borgo fortificato di Sanluri, ma il più largo impiego dei balestrieri al soldo straniero si ha nella guerra dei cent'anni.

Durante tutto il suo corso, Genova seguì le sorti del Regno di Francia, e ne condivise le amare sconfitte iniziali. Tuttavia durante la battaglia di Crécy (1346), i Balestrieri schierati (2000-6000 secondo diverse fonti, tra italiani e provenzali) di lunga più numerosi degli arcieri inglesi avversari muniti di arco lungo, subirono una decisione tattica devastante. Re Filippo gli ordinò di avanzare contro gli inglesi, così vennero colpiti dalle frecce lanciate dal poderoso arco lungo nemico e dai cannoni.

Tra pioggia e fango, il comandante dei balestrieri, Ottone Doria, fece ritirare le sue truppe ma la manovra fu accolta come segno di diserzione da Re Filippo VI di Francia che scatenò i suoi cavalieri alla carica, nella speranza di colpire velocemente gli arcieri inglesi, noncurante dei balestrieri genovesi sul tragitto della cavalleria.

L’inesperienza della retroguardia francese colma di coscritti senza alcuna esperienza che spinsero ulteriormente i cavalli, portò a travolgere ed uccidere la quasi totalità dei balestrieri, compreso il loro capitano. Gli inglesi approfittando del caos generato, vinsero rapidamente la battaglia che si concluse col massacro dei transalpini.

Esiste un'altra versione di questo fatto, nella quale Re Filippo avrebbe volutamente caricato i genovesi in ritirata, considerandoli dei traditori.

Nonostante questa sconfitta (che dipese in ogni caso dai gravissimi errori tattici francesi), i balestrieri genovesi rimasero utilizzati come mercenari fino a circa due secoli dopo l'introduzione della polvere da sparo.

Infine, verso la metà del Cinquecento, la balestra, come l'arco, vennero definitivamente abbandonati dai tutti i campi di battaglia europei (sebbene l'arco rimanesse ancora usato nei paesi mediorientali); queste armi furono sostituite dagli archibugi e più tardi dai moschetti.

Il tramonto della balestra segnò anche quello del vetusto corpo militare genovese.

 

Immagini: Massimo Di Perna, rievocatore storico e stunt performer.

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Dario Rigliaco