Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, magistrato ucciso nella strage di Capaci, ha incontrato questa mattina oltre duemila studenti genovesi al Teatro Carlo Felice, in occasione dell’evento organizzato dal Movimento delle Agende Rosse ligure gruppo “Falcone Borsellino”. L’incontro, previsto per il 2020 e rinviato a causa dell’emergenza sanitaria, ha posto l’accento sull’importanza della memoria e della conoscenza dei fatti per comprendere e combattere la mafia. Testimonianze dirette, fatti concreti, per offrire ai giovani gli strumenti adeguati per riconoscere e denunciare il fenomeno con coraggio, unica arma in mano ai cittadini per contrapporsi all’illegalità.
Il Presidente delle Agende Rosse ha dichiarato: “Oggi vorrei lasciare ai giovani il testamento di mio fratello Paolo, per ricordare quanto sia importante conoscere la sua storia. Negli ultimi 30 anni sono stati fatti dei passi in avanti, ma anche dei passi indietro. Proprio negli ultimi anni, a Palermo, la sentenza d’appello sulla Trattativa Stato – Mafia ha ribaltato quella di primo grado. La trattativa non costituisce reato e questa è una cosa gravissima anche perché, secondo me, mio fratello è stato ucciso proprio per impedire che rivelasse all’opinione pubblica tali informazioni”.
Infine Borsellino ha voluto mandare un messaggio ai giovani studenti presenti all'incontro: “Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non erano degli eroi ma delle persone che hanno fatto il loro dovere fino all’ultimo. Se tutti facessero altrettanto non ci sarebbe bisogno di eroi”.
L’evento arriva a trent’anni dalle stragi di mafia e ha l’obiettivo, attraverso le testimonianze dirette di parenti delle vittime, di raccontare il problema delle mafie alle giovani generazioni, che più di tutti hanno il diritto di conoscere i momenti bui della storia contemporanea del nostro paese.