A che punto è la vertenza dell’ex cinema Eden di Pegli, relativamente ai box per le auto e soprattutto alla realizzazione della piastra superiore a uso pubblico? Lo scorso febbraio venne smontata la gru che da anni stazionava dentro l’area e in Consiglio Comunale l’allora assessore all’Urbanistica, Simonetta Cenci, disse che c’era un soggetto pronto a rilevare tutta l’operazione. Poi, non ci sono stati più aggiornamenti e adesso a chiederne è la consigliera comunale del Partito Democratico, Cristina Lodi, attraverso un’interrogazione a risposta immediata.
Cristina Lodi ricorda che “a seguito della rimozione della gru e delle dichiarazioni degli assessorati coinvolti, pare che nulla sia più successo”. E allora la consigliera domanda “che cosa ha fatto l’amministrazione comunale per arrivare al riordino della sistemazione della superficie dell’area sopra i box, in modo da eliminare le criticità che questo cantiere abbandonato sta creando alla popolazione? La voragine verrà coperta? I pegliesi riavranno un’area all’aperto anche dedicata alla cinematografia come un tempo?”.
Sono tutte domande che attendono una risposta definitiva da parecchio tempo. Sono più di dieci anni, infatti, che questa voragine risulta aperta in mezzo ai palazzi. L’unico passo avanti, sinora, è stato la rimozione della gru, ma certamente non basta. Ora il compito dell’assessore Cenci è stato rilevato dall’assessore Mario Mascia.
A febbraio, contattata anche da ‘La Voce di Genova’, Simonetta Cenci confermava che c’era un soggetto che stava trattando con la curatrice fallimentare, la dottoressa Maria Maccarrone, per rilevare l’intera operazione, portare avanti e a compimento quello che si può portare avanti e poi, d’intesa con il Comune, effettuare la tanto attesa copertura di tutta l’area, di modo che la cittadinanza si potesse riappropriare di uno spazio pubblico che le era stato tolto, da destinare ad attività culturali e, si spera, anche al cinema all’aperto.
“La trattativa c’è, il soggetto in questione ha chiesto informazioni alla curatrice fallimentare. Si sta lavorando tra le parti per condurre in porto questa trattativa. Siamo andati avanti, in questi anni, anche se magari non si è avuta la percezione a livello visivo. Però solo il fatto che ci sia una curatrice fallimentare, è fondamentale per condurre in porto questa operazione”: queste le parole dell’allora assessore comunale.
Nel corso degli anni, come detto più volte, i cittadini si sono mobilitati attraverso assemblee pubbliche, volantinaggi e raccolte firme, e hanno ottenuto alcune modifiche rispetto al progetto iniziale. Quest’ultimo prevedeva una costruzione su quattro livelli per circa 120 box. Il Comune, resosi conto dell’invasività dell’opera, ha proposto ai progettisti una riduzione dello sbancamento, da 4 piani a 3, con la conseguente riduzione del numero di box (68). Secondo l’allora assessore Cenci, “i curatori fallimentari devono occuparsi di far chiudere i lavori ai futuri assegnatari dell’operazione, sarà compito dell’amministrazione monitorare e agire di conseguenza, nei prossimi mesi”.
Il Comune di Genova promette di fare la sua parte, rinnovando “il permesso di costruire alla società che rileverà l’operazione dal fallimento, con clausole molto stringenti sulla ripartenza dei lavori. Ora stiamo lavorando per poter rilasciare una proroga limitata che scadrà nel caso in cui la società, che acquista dal fallimento, non riprendesse i lavori entro pochi mesi dall’assegnazione dell’area. È un risultato importante e per nulla scontato”.
Sul futuro dell’area, l’assessore Cenci spiegava: “Il progetto originario prevedeva, oltre al silos interrato, uno spazio pubblico adibito a cinema all’aperto e pertanto anche il nuovo progetto dovrà contemplare una vocazione pubblica con caratteristiche simili al precedente”.
Resta poi da capire la partita legata all’ex cinema Eden, ovvero agli spazi interni. Sarebbe bellissimo che all’interno di quegli spazi venisse concessa nuovamente l’agibilità e che potessero servire come sala o come centro culturale, o come auditorium, visto che la delegazione ha ‘fame’ di spazi e le associazioni della zona senza una sede sono ancora parecchie. Ma prima c’è da chiudere la voragine e non sembra un problema facilmente risolvibile, nonostante sia trascorso moltissimo tempo.