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Politica | 08 agosto 2022, 17:32

Strappo di Calenda, le reazioni nel Pd, D'Angelo: "Al Paese serve un'agenda chiara per cogliere le sfide del Pnrr"

A fare quadrato è il segretario provinciale del Pd Simone D'Angelo, che commenta così la fine anzitempo dell'alleanza con Azione

Strappo di Calenda, le reazioni nel Pd, D'Angelo: "Al Paese serve un'agenda chiara per cogliere le sfide del Pnrr"

Dopo la rottura dell'alleanza da parte del leader di Azione Carlo Calenda, annunciata ieri pomeriggio durante la trasmissione di Raitre 'In mezz'ora in +', il Partito Democratico riparte anche in Liguria per ricostruire la coalizione in vista del voto del 25 settembre.

A fare quadrato è il segretario provinciale del Pd Simone D'Angelo, che commenta così la fine anzitempo dell'alleanza con Azione.“Nel contesto in cui è maturata la campagna elettorale, anticipata rispetto alla scadenza naturale, ci si sarebbe aspettato da parte degli attori protagonisti un richiamo alla responsabilità per dare vita a un dibattito in grado di rispondere a una discussione che non può che essere profonda, per la fase storica che attraversiamo. La responsabilità era la precondizione per affrontare questa campagna, dove l'oggetto del dibattito è il futuro del Paese alla luce della crisi che stiamo affrontando e alle opportunità derivanti del Pnrr per ridisegnare il futuro del paese. Come spesso ci siamo ripetuti, per uscire dalla crisi degli ultimi anni, la sinistra deve sapere dare un modello nuovo per la società. Rispetto a questa condizione è necessario un dibattito vero, dove l'oggetto del contendere non può essere limitato esclusivamente all'ampiezza delle coalizioni”.

“Il teatrino balneare, - continua - non fa bene al Partito Democratico, ma neanche alla credibilità della politica. Lo stato di salute di una democrazia si misura anche sulla partecipazione alle urne e il primo servizio che dovrebbero fornire i partiti sarebbe quello di rendere partecipi gli italiani sulle decisioni che riguardano il loro futuro. La strada intrapresa dal Pd è in salita rispetto al contesto nel quale ci si siamo trovati, ora chiusa la discussione sulla tattica serve mettere al centro la politica, serve al Pd un programma di cambiamento radicale che sappia parlare al Paese e sappia tratteggiarne il futuro partendo da alcuni elementi chiave per qualificare la nostra proposta: salario minimo, investimenti sulla sanità pubblica, diritto alla casa, una riforma fiscale basata sull'equità, la parità salariale. Bisogna occupare lo spazio del dibattito con i contenuti, limitando quello per ego ipertrofici e polemiche sterili”.

Lei ha elencato alcuni punti della cosiddetta agenda Draghi, quella che Calenda vi accusa di non seguire alleandovi con i partiti che non hanno fatto parte del precedente governo.

“Il Partito Democratico si è attivato per essere il garante di un'agenda democratica e progressista, mantenendo una coerenza rispetto alle azioni compiute in questi mesi dal parlamento e dal governo, per dare al Paese una coalizione ampia, fondata sulla giustizia ambientale, sociale e su un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Quella che si è ricercata in queste settimane è stata la possibilità di poter condividere questo sforzo con altre forze politiche”.

Ora però la sinistra si trova frammentata e il rischio di consegnare il Paese alla destra, che seppur litigiosa è unita, è molto alto.

“La legge elettorale favorisce le coalizioni larghe, ce lo siamo ripetuti spesso. Ma non basta la geometria per rendere credibile una proposta. Ed è su questo che il Partito Democratico dovrà lanciare la sfida alle destre. Sulla credibilità della sua di proposta. Servirà il coraggio di dare al Paese un'agenda chiara che tenga insieme la giustizia sociale e le opportunità per un nuovo sviluppo derivanti dai fondi del Pnrr. Se così sarà, nonostante la frammentazione che colpisce soprattutto l'area di alternativa alle destre, la partita sarà aperta”.

Oggi i piccoli imprenditori si sentono dimenticati dal Partito Democratico. L'altra sera ho parlato con una giovane imprenditrice di sinistra, che mi ha detto: 'Le partite Iva 'puzzano' di destra'. Sarà per questo che non vi votano?

“In Italia le piccole partite Iva rappresentano un classe sociale sempre più ampia ed eterogenea, ma sempre più invisibile e dimenticata, perché priva di rappresentanza. Parliamo sempre più spesso di persone che hanno difficoltà anche ad arrivare a fine mese e che non godono di alcuna tutela. In una società che evolve, spesso non in meglio, la sinistra deve farsi carico di dare risposte concrete a categorie che con troppa superficialità in passato ha fatto finta di non vedere, lasciando alla destra la possibilità di cavalcare l’onda del malcontento con soluzioni adeguate solo alle campagne elettorali e non alla risoluzioni reali dei problemi”.

Francesco Li Noce


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