#ILBELLOCISALVERÀ | 11 settembre 2022, 15:11

Le parole di Alessandra Munerol, i disegni di Monica Porro: insieme per Ibrahim Galdima, protagonista del libro “Il Re della Savana”

Ibra per gli amici, prima protagonista di una delle storie rappresentate nel progetto multidisciplinare “Metamorfosi", poi coprotagonista del docufilm “Made in Italy” del regista ingauno Gabriele Lupo e ora la sua vita in un libro: “Raccontarmi è stato come fare una terapia”

Le parole di Alessandra Munerol, i disegni di Monica Porro: insieme per Ibrahim Galdima, protagonista del libro “Il Re della Savana”

Oggi la rubrica #ILBELLOCISALVERÀ vi porta lontano lontano, per poi farvi tornare qui, sul nostro territorio, passando per le emozioni che possono scaturire dalla lettura di “Galdima: il Re della Savana” di Alessandra Munerol e Ibrahim Galdima, illustrato da Monica Porro, edito da La Rambla Edizioni.

È una storia intensa, che a tratti prende a pugni, ma talvolta è una carezza. Una storia che ha i colori caldi dell’Africa, ma anche quelli della nostra bella  Italia. Profuma di terra, di mare, ma anche di basilico. E certe volte però ha il sapore di sangue, caldo che scorre nelle vene o versato. Talvolta sputato. È un abbraccio d’amore rosa e una coltellata a un fianco. Ma c’è dolcezza infinita e amore per la vita, che tutto fa superare. Una storia di speranza. Una storia vera, quella di Ibrahim Galdima, un giovane camerunense arrivato qui attraverso un viaggio per terra e per mare che lo ha segnato profondamente.

Non pensavo che nella vita avrei potuto scrivere un libro o esserne protagonista, ma quando ho conosciuto Alessandra Munerol per il suo progetto Metamorfosi, dopo quella chiacchierata fatta, ho capito che lei era la voce giusta. Mi ha ispirato subito fiducia”, racconta Ibrahim, Ibra per gli amici, che parla un ottimo italiano. E Alessandra è sicuramente una sua amica, non solo colei che ha messo nero su bianco il suo intimo racconto.

Per la lavorazione del libro ci è voluto più di un anno. Ci davamo appuntamento ad Albenga, in piazza del Popolo. Sulla mia C3 bianca, mi ha raccontato la sua vita in Camerun, la decisione di lasciare il suo Paese, il viaggio, le violenze subite, l’arrivo in Italia e poi l’integrazione – spiega l'attrice e scrittrice loanese Alessandra Munerol –. E lui si è integrato molto bene. Oggi Ibra ha un lavoro, tanti amici e, nonostante le difficoltà incontrate per la diffidenza, ha anche una casa in affitto”.

Ho scelto di raccontare la mia storia perché ha un lieto fine e forse può essere utile a qualcuno”, racconta Ibra, mentre Alessandra evidenzia un ulteriore aspetto: “Conoscere il suo mondo ci avvicina, per noi che in fondo siamo così distanti. Serve per farci comprendere che gli immigrati sono persone, non sono numeri, ma hanno un’identità, una storia, un nome, degli affetti. Ibra è un veicolo per un messaggio di umanità, di amore e speranza. In particolar modo speranza: nonostante le bruttezze che ha dovuto sopportare, Ibra ha svoltato, ce l’ha fatta e ora conduce una bella vita. Se la merita”.

Ibra è una persona molto profonda. Quando con i colleghi di ‘Le mani e le nubi teatro’ abbiamo portato sul palco del Moretti di Pietra Ligure la sua storia, nell’ambito della rappresentazione del progetto ‘Metamorfosi’, lui non si era sentito di interpretare sé stesso, perché le emozioni che provava erano troppo forti. Ma quando, dalla platea, ha visto la sua vita rappresentata, a sorpresa si è alzato, è salito e ci ha abbracciato tutti”, racconta Alessandra.

Per rappresentare al meglio il vissuto di Ibra, abbiamo pensato di non fare uso di fotografie, ma affidarci alle illustrazioni di Monica Porro, artista di grande sensibilità conosciuta via web, durante il lockdown, periodo in cui è nato il progetto ‘Metamorfosi’ – spiega Alessandra - . Ci eravamo piaciute e ci eravamo ripromesse di fare, prima o poi, un lavoro insieme. Ecco l’occasione giusta per cominciare la collaborazione. Il suo meraviglioso lavoro è stato fondamentale, perché i disegni sono diventati protagonisti. Ha saputo rappresentare ogni stato d’animo provato da Ibra”.

In questo progetto il punto focale sono le sensazioni – spiega Monica -. Gli autori Alessandra e Ibrahim volevano che le mie illustrazioni non si limitassero ad avere funzione decorativa, ma che dessero il senso profondo delle emozioni vissute dal protagonista in ogni capitolo. Non mi sono permessa di interpretare, ma ho cercato di comprendere la storia ed entrare in sintonia con loro per poter rappresentare al meglio la storia”.

Ho lavorato con inchiostro, penna e pennarello, per un risultato moderno, senza sfumature, ma solo con segni – prosegue -. Alcune illustrazioni fanno ponte tra loro, altre no. Per realizzarle mi sono messa in ascolto e ho visualizzato l'intensità di ciò che mi raccontava Ibra: la forza, la speranza ... che poi ho riprodotto su carta. Ho amato il progetto fin da subito, un sogno per me. Bello lavorare con loro: una bella collaborazione ‘fluida’ che ci ha visti tutti uniti, in sintonia. CI siamo capiti subito. I temi rappresentati sono difficili, pesanti, ma raccontati in modo semplice e leggero. Efficace insomma. Spero di aver reso giustizia alla storia”, conclude l’artista di Dego.

La cosa bellissima è che tante case editrici ci hanno risposto positivamente, così noi abbiamo potuto scegliere – racconta Ibra -. I riscontri dei lettori sono molto positivi, e questo mi rende felice, perché evidentemente il mondo si rende contro della realtà e della verità dietro certi fatti”.

Il libro, uscito già da qualche settimana, inizierà ora un ciclo di presentazioni che vedrà anche Albenga tra le tappe in programma. Il 25 settembre, infatti, in occasione della Giornata Internazionale del Migrante, presso l’Auditorium San Carlo si terrà un evento che vedrà la proiezione del docufilm “Made in Italy”, il cortometraggio dell’ingauno Gabriele Lupo che porta testimonianze di Ibrahim Galdima e Aboubakar Soumahoro su storie, speranze e diritti spesso negati di chi lavora ai nostri prodotti italiani, oltre alla presentazione del libro “Galdima, il Re della Savona”, seguito da un dibattito sull’immigrazione.

"Abbiamo un sogno: con i proventi del libro compreremo l'attrezzatura a Ibra, per permettergli di essere di nuovo, anche qui, un artigiano di scarpe", conclude Alessandra. 

Raccontarmi, scavare nel mio passato, mi ha fatto rivivere fatti incisivi, intensi, che mi hanno segnato – conclude Ibra -. Ma devo dire che questo lavoro per me ha avuto quasi una funzione terapeutica. Forse una medicina. Ora mi guardo indietro, poi guardo avanti e mi dico: ma sì, sono un ragazzo fortunato”.
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Maria Gramaglia

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