Economia - 14 settembre 2022, 18:40

BRT, i sindacati confederali contro Sì Cobas: "Lo sciopero rischia di compromettere la tenuta occupazionale del sito"

Cgil, Cisl e Uil esprimono solidarietà ai membri di Sì Cobas che sarebbero stati aggrediti, ma in merito allo sciopero precisano: "Vogliono il reintegro di un lavoratore coinvolto in una rissa, e che non sarà comunque licenziato"

Un comunicato stampa diffuso dalle segreterie Filt Cgil - Fit Cisl - Uiltrasporti sullo sciopero di ieri sera di alcuni lavoratori di BRT Genova mette ancora una volta in luce la contrapposizione tra i sindacati confederali e Sì Cobas, la sigla che ha guidato il blocco della produzione dei lavoratori. Come denunciato dallo stesso sindacato, nei giorni scorsi alcuni membri di 'Sì Cobas' sarebbero stati vittime di un'aggressione. Su questo Cgil, Cisl e Uil esprimono solidarietà, ma condannano lo sciopero dei lavoratori di BRT.

"Le Segreterie Filt Cgil - Fit Cisl - Uiltrasporti - si legge nella nota - hanno appreso dai social network e da alcuni organi di stampa di minacce e aggressioni avvenute contro un coordinatore della sigla sindacale Sì Cobas. Le OO.SS intendono esprimere vicinanza e piena solidarietà ai colleghi ma intendono anche esprimere la loro contrarietà al blocco avvenuto ieri notte presso la BRT di Genova, in via Fratelli di Coronata.

'Si è verificato un blocco da parte dei Sì Cobas con ricadute economiche per tutti i lavoratori di tutti i cantieri della Liguria - affermano Marco Gallo, Mirko Filippi e Giovanni Ciaccio, rispettivamente Filt Cgil – Fit Cisl – Uiltrasporti Uil –Da quanto ci è dato sapere la motivazione che ha portato a questo blocco è quella della richiesta di reintegro di un lavoratore nel magazzino BRT di Genova'.

Facciamo chiarezza: il lavoratore in questione è stato coinvolto in una rissa con il conseguente intervento delle forze dell’ordine presso il magazzino. 'Siamo  stupefatti perché Filt, Fit e Uiltrasporti sono intervenute sul fatto immediatamente per far sì che il lavoratore in questione fosse ricollocato in altro magazzino e quindi non licenziato come da volontà aziendale – spiegano i sindacalisti - Noi ci siamo battuti anche perché al lavoratore non fosse decurtato il salario mentre i Cobas bloccano il cantiere senza ragione'.

Il blocco rischia di compromettere la tenuta occupazionale del sito: il committente sta già operando con il 15% in meno di movimentato rispetto all’anno precedente.

Nel frattempo, una comunicazione informale è arrivata forte e chiara: se un altro blocco dovesse verificarsi, la merce sarebbe spostata verso altri hub e quindi ci sarebbe meno lavoro per i magazzinieri e per gli autisti.

'Non potendo sopportare ulteriori perdite economiche, le società paventano la possibile apertura della cassa integrazione nei confronti dei magazzinieri e driver. Vogliamo scongiurare uno scenario in cui i posti di lavoro dei magazzinieri e dei driver siano messi in pericolo senza una vera motivazione – chiudono Gallo, Filippi e Ciaccio - Non ci troviamo di fronte a un licenziamento, il confronto deve essere riportato sul piano del dialogo, mettendo da parte questioni politiche o di principio: al primo posto ci deve essere  il bene dei lavoratori'.