E’ iniziato alle 9 di questa mattina lo sciopero dei lavoratori metalmeccanici in tutto il Nord Italia, compresa Genova, per il rilancio industriale, l'occupazione, il salario, gli investimenti, per la transizione sostenibile, per risolvere le crisi aperte.
I manifestanti alla protesta organizzata da Fim, Fiom e Uilm si sono dati appuntamento in piazza Massena a Cornigliano, per poi far partire il corteo verso Sampierdarena, arrivare in piazza Montano e fare ritorno.
“Lo sciopero nazionale di oggi ha due elementi all’ordine del giorno - spiega Stefano Bonazzi, segretario generale FIOM Genova - Il primo sono le crisi industriali: in Italia ci sono tante crisi in corso e Genova è nel pieno di questa dinamica. C’è l’Ilva, l’Ex acciaierie d’Italia, che è un nodo annoso da risolvere a cui il governo deve dare risposte.
C’è la questione Piaggio, a cui sembra si stia avvicinando un acquirente: questo acquisto non dovrà incidere sul numero dei lavoratori e sulle loro condizioni. C’è poi l’Ansaldo, ora messa in sicurezza dal punto di vista della ricapitalizzazione, ma che ha ancora in ballo la questione legata al lavoro e alle commesse .
C’è poi un altro tema su cui come Fiom stiamo dando battaglia insieme a CGIL, che è quello dei salari, che sono troppo bassi in Italia, fra i più bassi in Europa. Questo non è più accettabile, dobbiamo lottare per un contratto nazionale che dia incrementi salariali. Serve aprire una vertenza col governo sulla questione della detassazione, e serve entrare nel dibattito sul salario minimo, una questione che oggi come metalmeccanici pensiamo vada posta con gran forza e che tocca la classe operaia e lavoratrice. Lo sciopero di oggi serve a dare un messaggio in questo senso”.
Antonio Apa coordinatore Uilm Liguria, aggiunge: “Abbiamo alcuni casi significativi a Genova, come lo stallo dell’Ansaldo Energia, la vicenda Piaggio, la questione della siderurgia, tutte vicende che stanno dentro il quadro generale di declino industriale del paese. Oggi manifestiamo per richiamare il governo a intervenire. Abbiamo 50 vertenze aperte al ministero che interessano circa 70mila persone: se non si interviene tempestivamente rischiamo che un’intera filiera venga messa per strada. Ci vuole una svolta perché se si smette di produrre ricchezza ci saranno problemi per il tessuto industriale e per tutto il paese”.
Conclude Roberto Benaglia, segretario nazionale FIM CISL: “Chiediamo che all’industria venga garantito un futuro importante e indispensabile. Le imprese da sole non ce la fanno, c’è bisogno di una politica industriale. Le risorse europee ci sono e noi chiediamo dei piani sulla siderurgia e sull’eletronica per poter rilanciare questo settore.
Per la prima volta in questo paese abbiamo fatto dei documenti congiunti sindacati e industrie. Lo sciopero è per garantirci il futuro, non per andare contro qualcosa. Genova è una piazza importante, non deve vivere solo dei ricordi di una situazione industriale florida, ma ha un grande futuro industriale. Va risolta la questione Ex Ilva, valutare il futuro di Piaggio Aerospace e Ansaldo energia è la chiave per dare una sicurezza industriale.
Nel mondo metalmeccanico i salari sono più alti della media e i posti di lavoro sono meno precari: è con l’industria che ci garantiamo un futuro in Europa”.
"E' un paese che sta perdendo pezzi di industria a partire da questo sito - aggiunge Claudio Gonzato, coordinatore nazionale per la Fiom - Noi chiediamo un confronto permanente sui settori in crisi, ma non solo. Noi non possiamo perdere altri dell'industria di questo Paese. Servono investimenti pubblici e privati e serve contemporaneamente condividere insieme come rilanciare e come spendere i soldi del Pnrr. Poi ci sono altri temi, quello della precarietà e dei salari; è del tutto evidente che non si capisce perché si facciano le flat tax per le partite iva e non si pensi a defiscalizzare gli aumenti che i contratti nazionali portano a lavoratrici e lavoratori. C'è un pezzo di Paese che paga più di altri e questa cosa non solo non va bene, ma va contrastata. Noi abbiamo la necessità di aprire ovunque tavoli che mettano in discussione il rilancio del Paese, ma contemporaneamente di distribuire la ricchezza che questo Paese determina con il lavoro di chi si sveglia ogni mattina".