Nel mondo del calcio giovanile, si sta assistendo a un fenomeno sempre più in crescita: l'esclusione dei bambini dalle scuole calcio perché considerati "troppo scarsi".
Questa pratica, che contraddice i valori fondamentali dello sport, sta suscitando indignazione e reazioni forti da parte di figure di spicco del mondo del calcio e delle istituzioni. Abbiamo approfondito l'argomento con Dario Pomodoro, membro del direttivo della Scuola Calcio Merlino 8 Marzo, per comprendere meglio le implicazioni di questa problematica.
“Recentemente, ho letto di una vicenda in cui ragazzi nati tra il 2014 e il 2015, quindi tra i 9 e i 10 anni, sono stati esclusi dalla loro scuola calcio perché considerati non adatti al gioco. Questo mi ha colpito molto, poiché alla loro età non dovrebbero esistere selezioni così rigide. I bambini dovrebbero essere accolti e incoraggiati, non esclusi”.
Come affrontate queste situazioni nella vostra scuola calcio?
“Cerchiamo di far giocare il maggior numero di bambini possibile. Il nostro obiettivo non è crescere solo in termini di numeri, ma soprattutto far crescere i ragazzi come persone. Non facciamo selezioni rigide; piuttosto, cerchiamo di includere tutti, perché crediamo che il calcio sia un'opportunità di crescita per tutti i bambini, indipendentemente dalle loro abilità”.
Avete riscontrato difficoltà nel mantenere questo approccio inclusivo?
“Le difficoltà non mancano. Alcuni genitori, purtroppo, cercano scuole calcio dove garantiscono che ci siano solo bambini considerati ‘bravi'. Questo approccio, però, non è il nostro. Noi crediamo che il calcio debba essere accessibile a tutti e che ogni bambino abbia il diritto di giocare e divertirsi. In realtà, i nostri numeri sono molto alti: abbiamo oltre 150 tesserati, il che dimostra che il nostro approccio funziona”.
IL CASO
Un caso emblematico di esclusione è quello della Rivarolese, una società sportiva della provincia di Torino, che ha negato l'iscrizione a ventiquattro bambini delle annate 2014 e 2015 perché ritenuti "troppo scarsi". Questo episodio ha provocato una reazione a catena, coinvolgendo personalità di rilievo come il Presidente della FIGC, Gabriele Gravina, e il Presidente della FIFA, Gianni Infantino.
Infantino ha espresso il suo disappunto tramite un post su Instagram, dichiarando: “Un club ha escluso alcuni bambini perché non ritenuti abbastanza bravi – con questi criteri io non sarei mai diventato Presidente della FIFA, perché non avrei potuto vivere la mia passione. La passione dei bambini va alimentata, non frenata. Tutti i bambini che vogliono giocare a calcio devono poterlo fare”.
Anche Gravina ha manifestato la sua contrarietà, parlando con il presidente della Rivarolese per esprimere il suo disappunto: “Ho parlato con il presidente della società e mi ha assicurato sulla conclusione positiva della vicenda. Per i giovani, il calcio è uno straordinario strumento di crescita e socialità e, pur comprendendo la difficoltà della carenza di strutture sportive, deve essere il più possibile accessibile a tutti, in particolare ai più piccoli”.
Il calcio giovanile deve essere un luogo di crescita, socializzazione e divertimento, accessibile a tutti i bambini, indipendentemente dalle loro abilità tecniche. Ma anche in Liguria esempi simili non mancano.
“La nostra filosofia è che il calcio giovanile non debba concentrarsi sul risultato, ma sulla partecipazione e sul divertimento. Organizziamo attività che coinvolgono tutti i bambini, non solo i più bravi. Per esempio, durante il periodo del Covid, abbiamo organizzato un campionato di calcio su PlayStation, mantenendo così i contatti con i ragazzi anche da casa. Crediamo fermamente che il valore del calcio giovanile sia nell'inclusione e nella formazione.
Negli anni abbiamo visto ragazzi che inizialmente erano timidi e poco inclini al gioco diventare sempre più sicuri di sé grazie all'inclusività del nostro ambiente. Uno dei nostri successi più grandi è stato il creare una squadra femminile. Abbiamo iniziato includendo le ragazze nelle squadre maschili e poi abbiamo formato una squadra femminile vera e propria, che continua a crescere”.
L'esclusione dei bambini dalle scuole calcio perché ritenuti "troppo scarsi" è una pratica che mette a rischio non solo il futuro dello sport giovanile, ma anche la crescita personale di tanti giovani aspiranti calciatori. Come dimostrato dall'impegno della Scuola Calcio Merlino 8 Marzo e dalle parole di Dario Pomodoro, è possibile promuovere un ambiente inclusivo e formativo che valorizzi ogni bambino, indipendentemente dalle sue abilità tecniche. Le società sportive devono riscoprire il vero spirito dello sport, basato sulla partecipazione, il divertimento e la crescita personale, per garantire un futuro migliore e più equo per tutti i giovani atleti.