Attualità - 10 ottobre 2024, 08:00

Alberto Scagni condannato definitivamente, la mamma: "Ora va curato, altrimenti il carcere è solo un lager"

Parla Antonella Zarri dopo il pronunciamento della Cassazione: "Ci conforta l'interesse della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo che è un segno di voler sapere, dove la magistratura italiana ha rifiutato di voler conoscere"

"Una tragedia che noi continuiamo a ritenere quantomeno arginabile sulle tremende conseguenze". Antonella Zarri, madre di Alberto e Alice Scagni, lo ha scritto in queste ore sui social, mentre la Corte di Cassazione con sentenza definitiva confermava la condanna a ventiquattro anni e sei mesi di carcere nei confronti del figlio, oggi quarantaquattrenne, per l'omicidio della sorella massacrata con venti coltellate il 1 maggio del 2022 a Genova.

Una pronuncia che scrive la parola fine sulla vicenda giudiziaria, accogliendo l'impostazione dei giudici di primo e secondo grado, e condannando Alberto Scagni per omicidio volontario aggravato e premeditato, nonostante il ricorso, rigettato sulla presunta incompatibilità della premeditazione con la riconosciuta 'semi infermità mentale' dell'imputato.

Era il 1 maggio del 2022 quando, al culmine di mesi di violenza e minacce nei confronti dei familiari, tra continue richieste di denaro, l'allora quarantenne - disoccupato e con problemi psichici - esce di casa dopo l'ennesima minaccia rivolta al padre al telefono, raggiunge casa della sorella che scende per calmarlo e la aggredisce a coltellate.

Venti colpi che chiudono un'escalation che la famiglia ha tentato di arginare con i mezzi a disposizione, e che non ha lasciato scampo ad Alice - trentacinque anni e un figlio di diciassette mesi - che muore in strada, a Quinto, sotto gli occhi attoniti del marito. Chiamate, richieste d'aiuto, consulti con medici, tutto finito in pochi istanti che non fermano la mano dell'aggressore ma la vita di una ragazza.

I genitori da subito accusano il mancato intervento della polizia, che avrebbe potuto fermare il massacro, e i ritardi nella presa in carico da parte della Asl e del centro di salute mentale, che aveva fissato un appuntamento per capire la situazione, due giorni dopo il delitto quando ormai sarà tardi per tutto.

"Noi genitori al processo principale non abbiamo potuto testimoniare, anzi siamo stati puntualmente accusati - sottolinea oggi Zarri - e il processo bis non si è mai celebrato. Ci conforta l'interesse della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo che è un segno di voler sapere, dove la magistratura italiana ha rifiutato di voler conoscere".

Erano stati indagati due poliziotti e un medico della Asl, inchiesta finita con archiviazione. Nelle stesse ore della sentenza della Cassazione è arrivata un'altra notizia, dalla Cedu, Corte europea dei Diritti dell'Uomo. Il ricorso dei genitori di Scagni su quei presunti allarmi inascoltati alla polizia e alla Asl, è ammissibile. E sarà l'unico fronte ancora aperto sulla vicenda. Oltre a quello della cura. Scagni, recluso nel carcere di Torino, fino ad oggi non è stato seguito né dal punto di vista psicologico né da quello psichiatrico.

"Come dovrebbe accadere - conclude la madre - per ogni cittadino di uno Stato civile, continueremo con l’impegno per curare Alberto. Altrimenti il carcere è semplicemente un lager".