Attualità - 12 dicembre 2024, 18:30

Formazione, cultura e territorio: il successo del corso ‘D:cult’ dell’Università di Genova

Un modello innovativo, unicum nel panorama nazionale, di alta formazione che unisce giovani talenti e patrimonio culturale, con sei progetti concreti per valorizzare le eccellenze del territorio

Giunge al termine il percorso di ‘D:cult’, il primo e unico corso di alta formazione dedicato alla divulgazione scientifica del patrimonio artistico e culturale, promossa dalla scuola IANUA dell’Università di Genova con la partecipazione di numerosi partner, tra cui Fondazione Edoardo Garrone, Fondazione Friends of Genoa, Fondazione Passadore 1888 e Camera di Commercio di Genova. 

Duecentocinquanta ore di formazione tra lezioni, sopralluoghi e workshop, seicento ore totali di esperienze in azienda presso quindici realtà culturali di eccellenza, un bootcamp di due giorni a Voltaggio, trentacinque docenti altamente qualificati, ventiquattro giovani partecipanti under trentacinque provenienti da tutta Italia, con un tasso di completamento del corso del 100%, dieci location all’interno di prestigiosi spazi monumentali della città e della Liguria, molti dei quali tutelati dall’UNESCO, quattro focus aperti al pubblico, sei proposte progettuali concrete per valorizzare il patrimonio culturale del territorio: è questo il bilancio conclusivo presentato oggi presso la Fondazione Garrone, durante il quale hanno presenziato Sebastiano Serpico, presidente della Scuola IANUA, Giacomo Montanari, storico dell’arte e direttore di d:cult e Marianna Pisanu, project manager e coordinatrice del corso. 

Durante la conferenza, nella quale i ventiquattro giovani laureati e neolaureati hanno presentato le sei proposte progettuali volte a valorizzare varie realtà territoriali, presenti anche il Prorettore Vicario dell'Università di Genova Nicoletta Dacrema e il Vicesindaco reggente di Genova Pietro Piciocchi. 

"Le università italiane hanno come statuto la terza missione, che è proprio la ricerca scientifica, e io credo che ci dovrebbe essere uno sguardo alla formazione dei divulgatori, essendo che c'è un'idea che la divulgazione sia una sorta di marketing di basso livello - afferma Giacomo Montanari, storico dell’arte, docente e coordinatore del corso -. In realtà non è così: si tratta invece di una prospettiva importante di restituzione e di contatto con la cittadinanza, cercando di far diventare accessibili a tutti quei contenuti che sono proprio la ricerca e la didattica, di fatto costruendo dei ponti e non certo vendendo le cose al miglior offerente". 

Per quanto concerne i risultati ottenuti, il professor Montanari esprime entusiasmo e soddisfazione: "Abbiamo sperimentato un qualcosa che non avevamo mai fatto, muovendoci su un territorio non semplicissimo, nel quale abbiamo coinvolto tantissimi docenti, precisamente trentacinque, proponendo duecentocinquanta ore di formazione, anche perché volevamo vedere quali potevano essere investimenti formativi migliori".

Inoltre, come ci ha raccontato il professor Montanari, ci sono già delle idee per il prossimo anno: "Stiamo valutando degli spin-off su eventuali discipline e se riusciremo lo faremo già a partire dal prossimo anno nel prossimo corso che, posso dire, è già abbastanza certo. Ci saranno altri trenta posti per giovani divulgatori proveniente da tutta Italia e ne siamo davvero felici".

"I progetti oggi ascoltati sono stati fatti come 'esercizio', ma che sono stati realizzati con una serietà tale che noi speriamo possano, almeno in alcuni casi, diventare delle start up. Naturalmente non era questo il nostro obiettivo, perché noi non siamo un'agenzia di collocamento, ma quello che ci interessa è dare ai giovani delle prospettive per poter allargare la propria visione, per guardare oltre alla dimensione informativa di provenienza di ciascuno di noi e chi è venuto da fuori a specializzarsi qui, a lavorare a questo corso qui a Genova, in due mesi e mezzo di intenso lavoro gomito a gomito con gli altri colleghi, ha avuto anche l'opportunità di scoprire la città di capire quanta ricchezza a livello sia di ricerca che di formazione, ma anche di sviluppo del territorio a livello anche economico e sociale c'è qui in Regione Liguria e nella città di Genova in particolare", prosegue il coordinatore del corso. 

Non solo, però, come ha chiarito il coordinatore, scoperte in riferimento a Genova: "Ho detto Regione Liguria perché ci sono state anche delle escursioni sul territorio a Savona, ma anche fuori Regione, come nell'alessandrino", precisa il coordinatore. 

L'obiettivo, inoltre, è quello anche di rendere il capoluogo di Regione un vero e proprio polo attrattivo: "Noi non possiamo pensare di tenere le persone qui. Dobbiamo, invece, far venire altre persone ad accorgersi di qual è la ricchezza che su questo territorio esiste e questo si fa soprattutto con l'alta formazione", chiarisce il professor Montanari

"Uno dei grandi pregi di questo corso è che di fatto ai ragazzi non è costato nulla, grazie al contributo economico di diversi partner. Anche per i ragazzi arrivati fuori da Genova, abbiamo garantito l'alloggio e la gratuità dell'iscrizione una volta verificato che siamo venuti al corso", precisa il Direttore del corso.

Grande la soddisfazione anche per l'alto tasso di frequentazione riscontrato: "Abbiamo un grado di completamento delle ore del 98%, una cosa che non succede mai da nessuna parte, perché di solito qualcuno si perde per strada. Abbiamo davvero avuto una frequenza massiccia, fatto salvo che poi qualcuno magari vive a Roma o ad altre parti e ha dovuto rientrare perché si seguono tante cose contemporaneamente, ma siamo davvero molto soddisfatti". 

"Questo corso, fortemente voluto, è uno dei fiori all'occhiello dell'Ateneo di Genova e ancora una volta è stato possibile dare amplio e pieno valore al nostro patrimonio culturale", ha affermato il Prorettore Vicario dell'Università di Genova Nicoletta Dacrema, sottolineando che si tratta di "uno dei patrimoni più ricchi di tutto il territorio nazionale". 

"Ancora una volta - prosegue Dacrema -, l'Università di Genova si pone proprio come modello da seguire tra tante altre realtà, tra tante altre università e ancora una volta siamo i primi e questo lo dico con molta felicità e gratitudine a chi porta avanti questo progetto. Il nostro obiettivo è diventare un modello, oltre ad avere la volontà di consolidare questo corso che ha avuto davvero un grande successo. I candidati a questo corso sono stati il doppio degli effettivi studenti che abbiamo potuto prendere. Quello che noi ci auguriamo per il prossimo anno è di ampliare questo numero". 

Il principale risultato, come anticipato prima, del corso consiste infatti nell’elaborazione di sei progetti di valorizzazione di diverse realtà territoriali, sviluppati durante i due mesi del corso da gruppi di lavoro multidisciplinari, composti dagli studenti.

Nel dettaglio, il progetto MAAVS si concentra sulla maggiore accessibilità al Museo Archeologico Alta Valle Scrivia, a Isola del Cantone, immaginandolo come polo di sviluppo culturale e aggregazione sociale. NarraVo prevede la valorizzazione della Pinacoteca di Voltaggio (AL), piccolo museo poco conosciuto che potrebbe divenire il centro di un sistema che metta in rete il patrimonio culturale, sfruttando il turismo escursionistico e le attività outdoor. Open PESCHIERE sviluppa una serie di eventi e iniziative culturali volte ad aprire le porte di Villa Pallavicino delle Peschiere, sito di straordinaria bellezza raramente accessibile al pubblico. Il progetto Margini in Evidenza intende organizzare visite guidate nelle aree più periferiche della città di Genova, per promuovere una maggiore consapevolezza del patrimonio storico-artistico, specialmente in zone generalmente “ai margini” dei circuiti turistici. Santa Maria di Castello è al centro di una proposta per creare un nuovo allestimento museale e rendere il complesso monumentale fruibile a persone con disabilità visiva. Infine, un gruppo di studenti sta realizzando il podcadt in dispARTE su tematiche culturali e storico-artistiche dedicato a un pubblico generalista.

"Io sono di Genova e ho scoperto questo corso per puro caso sui social - ci racconta Beatrice Cazzulo, venticinquenne partecipante al corso -. Quando ho letto 'divulgazione del patrimonio culturale', ho deciso subito di partecipare perché la divulgazione è ciò che mi appassiona e, grazie a questo corso, abbiamo capito che la divulgazione è tanto altro e che dietro le quinte c'è un grande lavoro di progettazione".

"Essendo un corso sperimentale, noi ci siamo definiti un pò come delle cavie ma devo dire che è stato davvero divertente vivere e provare questa nuova esperienza - prosegue la fruitrice -. Insieme ad un gruppo, ci siamo occupati di due progetti: uno dedicato a Santa Maria di Castello e uno invece a Isola del Cantone. Siamo andati a parlare con le persone, organizzando sondaggi, questionari, e facendo anche interviste. Siamo anche andanti ai mercatini di Ronco per conoscere meglio il pubblico che può, eventualmente, essere appassionato del museo in questo caso, a Isola".

"Sogni nel cassetto? Ne ho tanti, ma sicuramente fra tutti quello di continuare nel mondo della divulgazione e, se possibile, nella mia città, ma senza precludermi nulla", conclude la studentessa. 
 

F.A.