“Genova non è solo una cartolina da esibire nelle campagne promozionali. È la nostra casa, il luogo in cui viviamo ogni giorno, e merita un’amministrazione che la rispetti davvero, non che la usi come vetrina per eventi spettacolari mentre le sue fondamenta crollano”.
Lo dichiara Rossella D’Acqui, candidata proposta da Linea Condivisa alla coalizione di centro sinistra che aggiunge:
“Negli ultimi anni il centrodestra ha dipinto la narrazione di una ‘Genova meravigliosa’, oscurando una realtà fatta di incuria, degrado e abbandono delle periferie. Le manutenzioni essenziali sono state trascurate, mentre le risorse pubbliche venivano dirottate su operazioni di facciata.
Ma soprattutto, in questa città ci si è dimenticati delle persone e dei loro bisogni. Basta con politiche che alimentano disuguaglianze: servono case accessibili, servizi efficienti in tutti i quartieri, scuole dell’infanzia adeguate, un vero sostegno al commercio di prossimità e alle attività che ogni giorno tengono viva la città.
Il centrodestra ha governato Genova con decisioni calate dall’alto, senza ascoltare i cittadini e senza coinvolgerli nelle scelte strategiche. Ma solo chi vive la città sa di cosa ha davvero bisogno. Più partecipazione significa più democrazia e una città più giusta per tutti.
Non voglio una Genova che accentra potere e risorse nelle mani di pochi, lasciando i municipi privi di strumenti per affrontare le criticità. Voglio una città solidale, che sia davvero a misura di bambini, giovani e anziani. Un decentramento municipale reale che dia potere ai quartieri e alle periferie per rialzarsi, senza dover aspettare decisioni prese altrove.
Genova può rialzare la testa e scegliere il proprio futuro. Il mio, il nostro impegno è per una città che si prende cura di sé e di chi la abita. Una città che costruisce opportunità per i suoi giovani, che mette al centro le persone, che appartiene ai suoi cittadini.
Da domani inizieremo a raccontare, punto per punto, la nostra idea di città: concreta, realizzabile, basata sull’ascolto e sulla partecipazione. Perché Genova merita molto di più di una narrazione di facciata”.