Attualità - 21 maggio 2025, 08:00

I mestieri di una volta - Quando la paura diventa vocazione: la storia di Valentina Bove e delle sue api

Da una fobia per le larve alla guida dell’associazione Apigenova, l’apicoltrice genovese ha trasformato un timore in una passione travolgente. Oggi coordina oltre 200 apicoltori liguri e porta avanti la sua azienda agricola: “Ogni alveare è come un libro: lo sfogli, lo interpreti, e capisci se la colonia sta bene”

Prosegue questo mercoledì ‘I mestieri di una volta’, un ciclo di servizi de ‘La Voce di Genova’ dedicato a chi ancora svolge quei mestieri antichi, con il medesimo impegno e la medesima passione. Ogni settimana vi racconteremo storie di ingegno, di orgogliosa resistenza, di rinascita, di ritorni alla moda: storie fatte di mani sapienti, di teste pensanti, di tantissimo amore e attaccamento alle proprie radici. Buona lettura!

Una passione nata per caso, ma che è poi diventata un lavoro a tutti gli effetti. Questa è la storia di Valentina Bove, genovese, che con timore e curiosità ha deciso di sfidare una delle sue paure, quella delle larve, per provare a superare i propri limiti. “L’unico animale utile che è larva per gran parte della sua vita è l’ape, e ho quindi deciso di fare un corso di apicoltura… ed è così scoppiato l’amore”. 

Oggi è alla guida di Apigenova, un’associazione nata una decina di anni fa per supportare gli apicoltori del territorio e che conta oggi circa duecento iscritti. Ne è presidente da oltre tre anni e continuerà a esserlo per i prossimi tre, mentre porta avanti la sua azienda agricola, Valy Bee, una piccola realtà immersa nella natura dove si allevano api e altri animali. “Prima gestivo un ristorante di famiglia, poi la salute mi ha imposto uno stop. E da quel momento è iniziata una nuova vita”.

Il racconto del lavoro con le api affascina e incuriosisce. “Ogni alveare è come un libro, e i telaini sono le sue pagine: li estrai, li osservi, li interpreti. E capisci se la colonia sta bene o ha bisogno di aiuto”. L’ape regina, il nido caldo, le scorte di miele ai margini, la covata al centro: ogni dettaglio è segno di un equilibrio delicato ma perfettamente orchestrato.

Nel lavoro quotidiano, anche gli strumenti hanno un ruolo essenziale. L’affumicatore, ad esempio, serve per calmare le api: “Simuliamo un incendio, loro si preparano alla fuga riempiendosi lo stomaco di miele e diventano più calme. Ma è una tecnica da usare con attenzione. Sempre in sicurezza, sempre vestiti adeguatamente”. E la sicurezza è ancora più importante per chi, come lei, ha un’allergia: “Ogni puntura per me significa febbre alta, cortisone e gonfiore. Ma continuo, perché è un lavoro che amo profondamente”.

Dalle api non si ricava solo miele. “Produciamo anche propoli, cera, piccoli cosmetici come unguenti, stick per labbra, creme per le mani. Portiamo avanti la produzione di prodotti semplici, perché per lavorazioni più complesse servono laboratori autorizzati. Fortunatamente i controlli ci sono e sono giusti”. Il miele è comunque il re indiscusso. “È un prodotto puro, che non richiede lavorazioni. Solo un filtraggio e l’invasettamento. E il mercato c’è, perché la gente cerca sempre di più prodotti genuini, artigianali”.

L’associazione Apigenova è formata in gran parte apicoltori “familiari”, quelli che un tempo si chiamavano hobbisti. Ma c’è anche chi, come lei, ha fatto il salto verso la produzione e la vendita. “Chi comincia spesso lo fa per passione, poi magari aumenta il numero di arnie e si trova con un surplus di miele. E allora iniziano le prime vendite”.

Apigenova ha sede in via San Fruttuoso 32 e riceve il martedì e il giovedì pomeriggio. Ma il vero cuore pulsante sono gli apiari urbani collettivi, due per ora: uno a San Siro di Struppa, mentre l’altro, in salita Brasile a Bolzaneto, inaugurerà sabato 24 maggio. Entrambi si trovano su terreni municipali recuperati e rigenerati: “Erano praticamente discariche a cielo aperto, li abbiamo ripuliti, sistemati, riportati in vita. Ora sono spazi di lavoro, di formazione, di socialità”.

Gli associati possono installare fino a cinque alveari e lavorare insieme, anche con il supporto dei membri più esperti. E quegli stessi apiari diventano aule all’aperto per le attività didattiche con le scuole. “Abbiamo fatto laboratori con i bambini, e alcuni sono tornati con le famiglie. C’è una sete enorme di conoscenza autentica e di contatto con la natura”.