Meraviglie e leggende di Genova - 25 maggio 2025, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - Podestà e Faralli, due sindaci per due rinascite

Avvocato e urbanista uno, giornalista e partigiano l’altro, pur con due visioni diverse sono stati entrambi pionieri della città che oggi conosciamo, accompagnando la Superba nei suoi momenti cruciali

Genova si specchia nel suo passato per capire quale sarà il proprio futuro.

Così, dopo mesi in cui l’attenzione è stata catalizzata dal dibattito politico per decidere a chi sarà affidato il governo della città, fare un salto indietro nell’albo dei sindaci della città fa emergere con forza due figure: Andrea Podestà e Vannuccio Faralli. Entrambi si potrebbero definire pionieri della sindacata genovese, protagonisti di due momenti fondativi della città.

Il primo, Podestà, è stato sindaco dell’Unità d’Italia mentre il secondo, Faralli, lo è stato della Genova liberata.

Due periodi profondamente diversi e due uomini profondamente diversi che si sono contraddistinti per la capacità di farsi traghettatori della Superba verso il futuro.

Nel 1863, quando l’Italia era stata unita da appena due anni, a capo del governo cittadino venne eletto Andrea Podestà. Avvocato di spessore e politico visionario, Podestà fu il primo sindaco dell’era moderna. In quegli anni Genova stava facendo i conti con una realtà diversa da quanto era stata abituata a vivere: dopo i fasti della gloriosa Repubblica che l’aveva incoronata regina dei mari e città dal peso non indifferente, con la Restaurazione alle spalle, la città ora era parte di una nazione che si stava costruendo.

Durante i suoi lunghi mandati, tra il 1866 e il 1895, Podestà guidò la città verso un’espansione urbanistica senza precedenti. A lui, che fu l’ultimo acquirente di Palazzo Lomellino, si deve la realizzazione di piazza Corvetto, quella del Ponte Monumentale e l’ampliamento del porto a cui si aggiunse la visione sempre più industriale di Genova. E se molto di quello che noi ancora oggi vediamo è frutto della sua politica, al Podestà non mancarono critiche e accuse di speculazioni edilizie e di vicinanza agli interessi privati. 

Ottant’anni più tardi, Genova è un’altra. Ha attraversato la Seconda Guerra Mondiale e ne è rimasta ferita in modo profondo. Con un moto d’orgoglio che le è valso la Medaglia d’Oro al Valor Militare, era riuscita a liberarsi da sola dall’occupazione tedesca tornando a essere sin da subito una città viva.

Sindaco di questa rinascita è Vannuccio Faralli, primo sindaco della Genova Repubblicana. Giornalista, intellettuale, partigiano socialista, Faralli è stato nominato proprio il 25 aprile del 1945, giorno della Liberazione.

Un mandato breve, il suo, terminato nel dicembre del ’46, ma cruciale perché è stato lui a rilanciare l’impegno civile e a restituire la fiducia di un’amministrazione vicina al popolo. Genova si risolleva, un quartiere accanto all’altro, una delegazione accanto all’altra, e si ricompone per aggiungere alla sua storia un’altra pagina fondamentale.

Entrambi, seppur con visioni diverse, sono stati capaci di lavorare per rendere Genova una città in cui passato e presente si fondono per scommettere sul futuro, che ha i contorni del bene comune.