Politica - 27 maggio 2025, 12:21

Genova ha voltato pagina, intervista al capogruppo Pd in Regione, Armando Sanna: “È cambiato il vento, bocciata la giunta del ‘farò’ e non del ‘fare’”

Ora il progetto progressista locale guarda a un ‘campo largo’ mai così ampio: “Uniti si vince, i big nazionali hanno dato il loro sostegno e tutte le forze politiche si sono immerse in un progetto nuovo”

Quando cammina tra i corridoi del consiglio regionale, Armando Sanna ha ancora sul volto i segni di una lunga serata di festeggiamenti. Per il centrosinistra e per il Partito Democratico è un martedì di leggerezza e sorrisi, animi ben diversi da quelli che hanno accompagnato fino a ora i lavori delle opposizioni in Regione, dopo quella sconfitta di ottobre così risicata e così difficile da digerire. 
Ora la vittoria di Silvia Salis, la svolta di Genova, la rinascita del ‘campo larghissimo’ in salsa locale e una nuova pagina tutta dal scrivere hanno cambiato il clima.
Emerge chiaramente dalle parole di Sanna, capogruppo del Pd in consiglio regionale, e fedele scudiero di Salis lungo tutta la campagna elettorale.

I sondaggi vi hanno dati sempre davanti, ma vi aspettavate la vittoria al primo turno?
Lo abbiamo capito giorno dopo giorno. È stata una campagna elettorale lunghissima, di novanta giorni, abbiamo capito che aumentava da parte della cittadinanza la voglia di andare al voto e di cambiare il vento di questa città. I dati portano a un 52% a fronte del 44% della volta scorsa. Il segnale è che uniti si vince. Un risultato che viene da un percorso lungo ed è anche dopo le sconfitte che nascono le più grandi vittorie. Silvia Salis ha saputo interpretare nei temi e nella costruzione di una coalizione ampia le forze numeriche dei partiti. Il Partito Democratico esce quasi al 30%, un segnale importantissimo che eravamo pronti a governare. Ora inizia una bellissima avventura

In queste ore ci si ripete spesso che Genova può essere un modello per il centrosinistra nazionale. Da Roma ha chiamato qualcuno? O avete chiamato voi?
Avevamo detto che Genova aveva bisogno di un faro acceso, era l’unico comune importante che andava al voto in Italia e poi eravamo riusciti a fare un lavoro locale importante. Abbiamo dato un segnale, chi fa politica e non è sordo lo capisce. I candidati hanno girato giorno e notte, porta per porta. La politica che si faceva un tempo. Un segnale importante di unità e di maturità, cosa che a volte ha determinato dei rallentamenti. Abbiamo messo davanti i temi della città, quello che il cittadino vive nella sua quotidianità. Il complimento più grande va a Silvia Salis, ha fatto novanta giorni di campagna elettorale e ha saputo lanciare il cuore oltre l’ostacolo come quando lanciava il martello

Il ‘campo larghissimo’, però, a Genova non si è mai visto tutto insieme su uno stesso palco. Ora dovrete lavorare in squadra, ce la farete?
Non è stato un segnale politico, ognuno di noi rappresenta un partito. Eravamo tutti insieme, il progetto è iniziato con coloro che per primi scendevano in campo, partendo anche dai presidenti dei Municipi. I big nazionale hanno portato il loro saluto e il loro sostegno. Continuano a dire che noi litighiamo, in realtà abbiamo dimostrato che non abbiamo litigato, ma abbiamo sostenuto i nostri candidati e tutte le forze politiche si sono immerse in un progetto nuovo

Alla luce del risultato su Genova, c’è qualche rammarico per la vittoria sfiorata alle regionali?
È evidente che uniti si vince. È un segnale importante, ma a ottobre abbiamo fatto un grande lavoro. A Genova avevamo quasi 10 punti di vantaggio e in città era partito un segnale. Ci sono mancati dei territori che ci sono sempre mancati come l’Imperiese e il Tigullio. Adesso dobbiamo lavorare lì per riuscire a conquistare la Regione. Lo facciamo con i temi in aula, con proposte di legge concrete. Le gare si vincono e si perdono, ma poi fa la differenza quello che costruisci. Abbiamo dimostrato che in questi anni abbiamo sempre lavorato con grande attenzione ai temi della gente, abbiamo ascoltato le persone e abbiamo riportato nei Municipi i problemi reali delle persone. La giunta del centrodestra è stata bocciata già a ottobre perché è stata la giunta del ‘farò’ e non del ‘fare’. Questo ha bloccato tutto


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