Un messaggio chiaro, fermo e netto: è quello che arriva dall’Arcidiocesi di Genova e dalla Diocesi di Tortona, che congiuntamente chiedono risposte urgenti e concrete per il futuro degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia a Genova Cornigliano e a Novi Ligure. A firmare il comunicato, diffuso oggi, sono l’Arcivescovo di Genova Marco Tasca e il Vescovo di Tortona Guido Marini.
Tasca e Marini esprimono “grande preoccupazione” per una situazione che, scrivono, “si è andata consolidando negli anni e che si è ulteriormente complicata nelle ultime settimane”. La Chiesa locale rivendica il proprio impegno quotidiano a fianco delle comunità e dei lavoratori e prende una posizione netta contro ogni ipotesi di ridimensionamento o depotenziamento dei due impianti siderurgici, definendo tali scenari privi di giustificazione: “Gli impianti presenti – si legge nella nota – rimangono concorrenziali e le produzioni, anche per la loro indiscussa qualità, hanno mercato”.
Secondo Tasca e Marini, smembrare o ridurre gli stabilimenti significherebbe infliggere “un impoverimento incalcolabile” non solo in termini economici e occupazionali, ma anche culturali e sociali: “La perdita di professionalità e di capacità produttiva, cresciuta in decenni di attività, minaccerebbe una vera e propria cultura del lavoro”.
Un passaggio significativo è dedicato al comportamento dei lavoratori, definito “di grande responsabilità e correttezza” nonostante l’incertezza prolungata. Ma la pazienza potrebbe finire: “Se la situazione dovesse aggravarsi o peggio precipitare, le tensioni sociali non potrebbero che acuirsi”.
Per questo le due diocesi invocano un intervento deciso da parte dello Stato. “È necessario garantire un piano industriale e un programma di riqualificazione energetica credibili e concreti”, affermano, rilanciando la necessità di riconoscere il dossier Acciaierie d’Italia come “questione nazionale”. L’acciaio, ricordano i vescovi, è un settore strategico per l’economia italiana e merita “la massima attenzione a livello istituzionale”.
L’appello si chiude con un auspicio: che arrivino presto “decisioni rapide e atte a dare serenità ai lavoratori e alle loro famiglie, garantendo così anche il futuro delle comunità coinvolte”. Un richiamo forte al senso di responsabilità, in nome del lavoro e della dignità delle persone.