Il fascino dei vicoli è indiscutibile, ma quelle vie strette e caratteristiche spesso possono trasformarsi in veri e propri incubi per chi le abita. Tra loro c’è anche Anna (nome di fantasia), una donna di quarant’anni che da anni vive sola in uno dei tanti palazzi stretti tra le vie acciottolate della città vecchia. Il suo racconto è quello di chi, pur amando la propria casa e il proprio quartiere, ormai rientra ogni sera con timore.
Anna racconta come la sera, soprattutto dopo il tramonto, le strade si popolino di persone in evidente stato di ebbrezza, e figure impegnate nello spaccio. "Spesso devo camminare a passo svelto, la testa bassa e il telefono in mano, pronta a chiedere aiuto se necessario. A volte mi faccio accompagnare a casa da qualche collega, ma non sempre è possibile”. Il problema sembra essere peggiorato nelle ultime settimane, e la percezione di insicurezza si acuisce di fronte a episodi sempre più frequenti di degrado: urla nella notte, risse improvvise, bottiglie rotte.
“Qualche sera fa una persona ha iniziato a prendere a bottigliate una saracinesca, ed è andato avanti per ore. Porto con me lo spray al peperoncino per difendermi, ma mi rendo conto che non è sufficiente. Ormai sto valutando bene le uscite serali, cercando di essere sicura di rientrare a un’orario in cui posso ancora sperare che in giro ci siano anche persone affidabili”.
Quello che fa più male è la sensazione di solitudine e abbandono. "Leggiamo di piani per la sicurezza in centro storico, vediamo anche le pattuglie al lavoro. Ma è evidentemente poco efficace, perché anche se poi li portano via, il giorno dopo siamo punto e a capo”.
“La realtà dei fatti, è che Genova continua ad attrarre turisti con l’incanto dei suoi caruggi, molti residenti vivono con la paura di rientrare a casa ogni sera” spiega ancora Anna. Che ha anche pensato di cambiare casa: "Voglio solo poter tornare a casa sentendomi protetta, senza dover per forza stare al telefono mentre cammino per far capire che qualcuno potrebbe chiamare i soccorsi nel caso in cui mi sentisse in difficoltà”.