A un mese dal Salone Nautico, in programma dal 18 al 23 settembre, il Levante cittadino che Genova immagina da anni (sotto le promesse delle ultime due amministrazioni comunali) si presenta come un grande work in progress: architetture nuove e piazze sull’acqua accanto a cantieri ancora aperti. Ed è questo che troveranno i visitatori del Salone 2025.
A piazzale Kennedy il parco urbano lineare non c’è: distesa di sabbia e cemento, diffida del Comune all’appaltatore (Sirce) per i cumuli post-Euroflora e un orizzonte lavori che i più prudenti spostano verso fine 2026. L’assessore ai Lavori pubblici parla di “ritardi fisiologici” e rassicura sul quadro finanziario. Ma, sempre secondo fonti comunali, al quadro economico dell’intervento mancano circa 3,5 milioni di euro, nodo che rende più complessa la chiusura dell’opera, anche al di là della scadenza imposta dal Salone.
Il Palasport è il landmark immediato, ma ciò che i visitatori non troveranno ancora è il promesso “distretto tematico” che, di fatto, non vedrà mai la luce lasciando spazio a un più banale centro commerciale. Nessun tema predominante, solo negozi su negozi. Le planimetrie circolate delineano un centro commerciale generalista con grande supermercato al piano terra, palestra e catene nazionali, apertura indicata dopo il Salone (ottobre). Le associazioni di categoria attaccano, temendo un drenaggio della clientela locale e citando anche il parcheggio da 730 posti. Si parla di canoni 800–900 euro al metro quadro all’anno e si annunciano accessi agli atti e azioni di tutela. Dalla nuova giunta, l’assessora al Commercio Tiziana Beghin definisce la fase “avanzatissima” e difficilmente modificabile senza contenziosi, ricordando che il “tematismo” (agosto 2021) ha maglie ampie che includono molto più dello sport.
Ma non si può dimenticare la vocazione sportiva della struttura, quella per cui è stato costruito prima e riqualificato poi. A Palazzo Tursi si fanno i conti con il problema della gestione, perché quando è nato il progetto restyling l’obiettivo era quello di dare alla città un’arena aperta tutti i giorni, a disposizione delle società sportive cittadine e di chi volesse organizzare eventi di rilievo a Genova. Ma la gestione ha dei costi a dir poco elevati, anche banalmente per riscaldarla in inverno e rinfrescarla d’estate. Voci dicono siano in ballo circa mille euro al giorno. E così si fa più complessa la strada per trovare un gestore. La gestione provvisoria è affidata alla società Porto Antico, ma non ci sono ancora scenari chiari per il futuro.
Il nodo più simbolico dell’immobilismo che finirà sotto gli occhi del pubblico è la Fabbrica delle Idee: cancelli chiusi, mezzi parcheggiati, nessun movimento da tempo. Qui lo stop è legato all’incertezza sull’eventuale acquirente o locatario. Si era affacciata la Compagnia di San Paolo, ma il cambio di amministrazione impone di ridefinire interlocuzioni e coperture. Sullo sfondo, pesa il raffreddamento del rapporto pubblico-privato (il caso ‘Ferraris’): CDS Holding attende di vederci chiaro prima di ripartire. Nel frattempo, nell’area si notano lavorazioni al minimo, qualche attività alla Casa della Vela, una ruspa su un cumulo a piazzale Kennedy, riasfaltature verso i varchi portuali.
All’orizzonte del masterplan c’è anche l’hotel: Sofitel è il brand di lusso scelto, con circa 130 camere (incluse alcune ‘apart-hotel’) in un edificio gemello degli Scafi. La costruzione è in capo a CDS Holding: permesso a costruire entro fine settembre, avvio cantiere in primavera 2026 e lavori stimati in 18-24 mesi. Resta da definire l’assetto proprietario (locazione da CDS o acquisto nell’alveo Accor). Ad oggi gli Scafi restano l’unica porzione davvero compiuta.
I visitatori del Salone Nautico 2025 vedranno ancora la tensostruttura, le ‘vele’ davanti al Palasport che l’amministrazione Piciocchi voleva abbattere e che ora, invece, sembrano piacere a una parte del centrosinistra che amministra la città e che vorrebbe conservare lo spazio per grandi eventi. Intanto la data per l’eventuale demolizione ancora non c’è, e se ne parlerà sicuramente dopo il Salone. Particolare non di poco conto: la precedente amministrazione aveva già appaltato i lavori e ora è concreto il rischio del pagamento di penali nel caso da Palazzo Tursi dovesse arrivare l’ok al mantenimento.
Tradotto, per chi verrà al Salone: il Waterfront farà da quinta scenica, ma è ancora un’area in attesa di sapere che cosa le riserverà il futuro. Il Palasport c’è come architettura, non come galleria commerciale. E, anche quando sarà centro commerciale, non sarà quel distretto tematico che era stato promesso inizialmente. A piazzale Kennedy il parco lineare non accoglierà passeggiate, ma lavorazioni intermittenti. La Fabbrica delle Idee è ferma in attesa di un “chi” più che di un “come”.
Rischia di essere la fotografia di una città che ha cambiato passo dal punto di vista amministrativo e ora prova a tenere insieme accelerazioni e frenate, investitori e procedure, e che si gioca la partita più complicata: portare a compimento progetti ereditati da altri, senza perdere per strada la promessa di un nuovo affaccio sul mare che sia all’altezza di Genova.