Attualità - 25 agosto 2025, 08:00

Storie nascoste rivivono tramite l’illustrazione, il ritratto di Genova al femminile nell’arte di Virginia Elena Patrone

Autodidatta e appassionata di storia urbana, l’artista racconta donne dimenticate e la trasformazione del centro storico, tra arte, memoria e impegno sociale: “Tommasina Lomellini simbolo di chi si oppone al sistema”

Il suo è un intreccio di arte, nello specifico quella dell’illustrazione, di storia, che diventa anche memoria collettiva, e di impegno sociale, per offrire nuove lenti con cui guardare la realtà che ci circonda.

Virginia Elena Patrone si è imposta all’attenzione con un progetto legato a Tommasina Lomellini e alla sua piazza dell’Amor Perfetto, e da quel momento ha lavorato, linea dopo linea, per costruire un percorso coerente con la sua visione del mondo.

Un percorso tutt’altro che convenzionale che la vede autodidatta nell’arte del disegno, a cui è arrivata dopo un percorso accademico sorprendente che, nelle sue opere, viene fuori in diversi dettagli. Il suo background spazia dall’architettura navale agli studi urbani in Francia, Germania e Turchia.

Ho studiato architettura navale a Genova e a Nantes, poi ho lavorato nel settore navale. Successivamente ho approfondito gli Urban Studies in Germania e Turchia”, racconta Patrone. L’interesse per la città e per la sostenibilità urbana l’ha portata a scrivere articoli di architettura ecosostenibile e, parallelamente, a dedicarsi all’illustrazione come passione. La svolta professionale arriva grazie a un progetto radiofonico in Turchia, dove associava registrazioni di versi di specie estinte a illustrazioni animate, esperienza che le ha aperto le porte del mondo editoriale.

Così ho conosciuto la casa editrice con cui collaboro ancora da quasi dieci anni. È stato l’inizio del mio lavoro nel mondo dell’illustrazione”.
Il legame con la città emerge chiaramente nelle sue opere, in particolare nel libro dedicato a Tommasina Lomellini, figura storica genovese. “Ho voluto raccontare la storia di Tommasina da una prospettiva femminile, andando oltre la romantica ‘Piazza dell’Amor Perfetto’”, spiega.

Patrone evidenzia la scarsa rappresentanza femminile nella toponomastica genovese: la maggior parte delle vie dedicate a donne - molto poche rispetto al totale - ricordano figure religiose o martiri, ancora meno sono quelle celebrate e protagoniste attive della storia. Tommasina diventa così simbolo di donne che si sono opposte al sistema, suggerendo addirittura di rinominare la piazza a lei dedicata.

Qualche tempo fa - racconta Patrone - presentando il libretto, mi si è avvicinata una signora e mi ha detto di essere l’ultima discendente, insieme al fratello, di Tommasina Lomellini. Mi ha confermato parti della storia, spiegandomi che a raccontargliele, anche se romanzate, erano state le zie. Proprio alla fine di quella presentazione avevo sostenuto che quella piazza sarebbe dovuta essere intitolata a Tommasina trovando l’appoggio dei suoi discendenti”.

L’interesse di Patrone per la storia al femminile sta recentemente abbracciando la figura di Olga Delfina Bickley, proprietaria dell'omonima villa di Cornigliano oggi trasformata nella biblioteca civica Guerrazzi. Raccontare le loro storie significa raccontare la trasformazione di Genova stessa, dai centri storici alle dinamiche sociali, andando oltre la lente tradizionale della storia “al maschile”.

Mi sono molto affezionata a lei. Figlia di un ingegnere inglese e di una esponente della nobiltà, vive in un momento di grandi cambiamenti tecnologici per la città, a cominciare dall’illuminazione elettrica per le strade” racconta mentre, a parole, ricostruisce una Genova lontana, multiculturale, che ha fatto della sua rete di conoscenze un punto di forza. “Olga andava e veniva da Londra in macchina. Ogni tanto partiva con la sua dama di compagnia per questi viaggi, una figura affascinante. Mi piace l’idea di raccontarne la vita attraversi la storia della città”.

Attualmente l’artista è al lavoro per realizzare un libro sulla Melusina, la sirena bicaudica, esplorando miti e leggende europee e il rapporto tra umano e mondo animale. Parallelamente, porta avanti seminari di ecofemminismo in italiano e inglese, concentrandosi su piattaforme online per una comunicazione più etica e sostenibile.
Vissuto intensamente, il centro storico di Genova è per Patrone un luogo di contrasti: “La chiusura dei negozi storici e l’aumento degli affitti sta trasformando il centro in una sorta di Disneyland cittadina. Quando chiude un piccolo fornitore o una cartoleria storica, la comunità perde parte della sua vita quotidiana”.

Per l’illustratrice, la vivibilità passa anche dagli spazi verdi, spesso carenti nei quartieri storici. “Gli alberi abbassano la temperatura e rendono le strade più vivibili. Una via con dodici alberi può fare la differenza di 10 gradi: è fondamentale ripensare il centro storico per chi ci vive”.

Nel trait d’union tra arte e impegno sociale, che si inserisce nel solco degli artisti e delle artiste del passato e non solo, Virginia Elena Patrone sceglie di raccontare storie dimenticate instillando la scintilla di una riflessione sulla società, sulla sua evoluzione e sulla prospettiva che diventa unica e femminile.