Il comitato “No forno elettrico” di Cornigliano ha annunciato che non parteciperà all’incontro con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, previsto per il 2 settembre. Al suo posto, il gruppo ha organizzato un convegno scientifico a distanza, considerato la premessa fondamentale di qualsiasi progetto industriale sul territorio.
“Il 2 settembre il nostro comitato – spiega Daniela Malini, fondatrice insieme a Alessandra Penzo, Daniela Ghiaccio e Roberto Senesi – presenterà i risultati di studi internazionali sui danni dei forni EAF, anche collocati vicino a zone abitate, e dei dati epidemiologici di Cornigliano, supportati da scienziati disponibili. Sarà il primo di una serie di congressi, inizialmente a distanza e poi in presenza, per discutere con voci della scienza".
Alla conferenza interverranno il chimico ambientale Federico Valerio e l’oncologo Gianfranco Porcile, con la produzione di un dossier che sarà inviato al Ministero. Nei prossimi incontri saranno coinvolti altri esperti, tra cui ingegneri specializzati sui forni EAF e Barbara Allen, sociologa ambientale americana che ha portato alla luce il caso francese di Marsiglia legato alla possibile futura proprietà del sito di Marcegaglia, una tra le sei realtà che ha proposto un'offerta : "Praticamente è la stessa azienda che, in un’area del sud della Francia, aveva creato la riproduzione a caldo che ha generato centinaia di malattie, ma l’omertà delle istituzioni all’epoca non aveva fatto emergere la situazione. Lei ha condotto uno studio, analizzando i dati, e ha portato alla luce la verità su questa azienda. Il senso è che cercheremo di essere il più scientifici possibile e di fare ciò che le istituzioni non stanno facendo, partendo dai dati scientifici con questa serie di congressi. Allen l’abbiamo invitata come relatrice in un prossimo convegno", afferma Malini.
Inoltre, il comitato denuncia inoltre un grave vuoto di monitoraggio ambientale. “Da vent’anni mancano centraline di monitoraggio a Cornigliano. Arpal è stata l’unica a rispondere, ma ha scaricato la responsabilità sulla Regione, mentre ad una cittadina attiva di Cornigliano ha attribuito responsabilità alla Città Metropolitana. Due risposte diverse in dieci giorni: è evidente la confusione, mentre queste sono le persone che dovrebbero monitorare la salute dei cittadini”, spiega Malini.
Infine, Malini sottolinea che un reale coinvolgimento dei cittadini non può limitarsi a momenti formali privi di informazioni fondamentali: “Senza dati tecnici, epidemiologici e ambientali adeguati, un confronto sarebbe solo simulazione di partecipazione, senza consentire decisioni consapevoli. Il quadro sanitario è già preoccupante: nel 2020 sono stati registrati 293 decessi in più rispetto al valore atteso in nove quartieri genovesi, tra cui Cornigliano. A Genova non esiste alcun processo siderurgico da decarbonizzare; l’eventuale costruzione di un forno elettrico riporterebbe la città alla lavorazione a caldo dopo vent’anni”, conclude.