Nel giorno in cui il ministro Adolfo Urso ha fatto tappa a Genova per rilanciare il progetto del forno elettrico nell’area ex Ilva, Comune e Regione si sono presentati al tavolo con una netta posizione convergente. Un’apertura, non un sì incondizionato: l’idea è che Genova sia disposta a fare la sua parte, ma dentro un perimetro definito di compensazioni e garanzie di occupazione e sostenibilità ambientale.
“C’è un sostanziale consenso da parte di Comune e Regione per andare avanti con l’impianto del forno elettrico per arrivare alla produzione di latta e zincato”, ha dichiarato il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci. Per il presidente si tratta di una partita strategica, che vale cifre e prospettive importanti: “Sarebbe un investimento di circa un miliardo e trecento milioni con centinaia di posti di lavoro. Inoltre si libererebbero 300 mila metri quadrati di aree utilizzabili per altre attività industriali. Il consenso mi fa molto piacere perché vuol dire che Genova punta a essere uno dei player principali per l’industrializzazione e per l’acciaio”.
L’endorsement della Regione si innesta però su un terreno che, per il Comune, resta da esplorare a fondo. La sindaca Silvia Salis ha chiarito di non avere mai avuto preclusioni di principio, ma di aver voluto prima affrontare i nodi tecnici e sociali: “Non ho mai dimostrato preclusioni a questo progetto, ma c’erano da approfondire una serie di temi come la ricaduta occupazionale e ambientale”.
Per Salis, la posta in gioco non riguarda solo Genova: “C’è una grande crisi dell’acciaio in Europa, è un errore perdere la filiera in Italia, non solo per la ricaduta occupazionale, ma un Paese che perde industria perde anche potere e posizione internazionale”.
La prima cittadina ha parlato anche della ricaduta ambientale, dopo gli approfondimenti condotti nelle scorse settimane: “Ci sono 34 forni elettrici in 26 città d’Italia, alcuni anche vicini a luoghi densamente popolati. È una riflessione che abbiamo fatto e che ci ha portati a rendere disponibile il sito per eventuali approfondimenti”.
Ma l’incertezza resta, soprattutto sul versante industriale: “La paura più grande è che la gara vada deserta, che non ci sia interesse per Genova. In un momento così complesso su scala internazionale, perdere la filiera dell’acciaio esporrebbe l’Italia a grossi rischi. Penso che sia una soluzione da vedere in scala locale ma anche su scala nazionale”.
Poi il messaggio ai comitati contrari al forno: “A chi era qui per dire di no ho detto che, come istituzione, devo raccogliere il loro dissenso e capisco la loro rabbia, ma sono passati decenni, la tecnologia è cambiata, abbiamo rassicurazioni sulla ricaduta ambientale con basi scientifiche molto solide. Come istituzione mi devo occupare delle ricadute ambientali ma anche di quelle occupazionali”.
Infine, un passaggio decisivo: le compensazioni. Salis ha chiesto al Governo di attivare fondi dedicati per il quartiere di Cornigliano: “Ho espresso al ministro la questione delle compensazioni per trovare nei fondi governativi quelle possibilità di dare spazi per la cittadinanza, per lo sport, per i bambini. Una serie di risarcimenti per un quartiere che ha pagato moltissimo per lo sviluppo della città e del Paese”.