Ieri, venerdì 12 settembre, a Sestri Ponente, presso l’auditorium dell’ex manifattura tabacchi, si è svolto un convegno organizzato dal Municipio Medio Ponente per discutere il tema del ciclo dei rifiuti e delle possibili alternative all’inceneritore previsto da Regione Liguria. Un confronto molto partecipato, che ha visto la presenza di figure di rilievo come Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy e vincitore del Goldman Environmental Prize, ed Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe, insieme a rappresentanti di associazioni e istituzioni locali del Medio Ponente assieme al Presidente del Municipio VI Fabio Ceraudo.
Al centro del dibattito i numeri della raccolta differenziata, le prospettive dell’impianto ipotizzato a Genova e il futuro della gestione dei rifiuti in Liguria.
Mauro Solari, del coordinamento genovese Zero Waste, ha ricostruito l’origine della discussione: “La Regione ha proposto un bando rivolto alle imprese per la realizzazione di un impianto. Documento uscito a gennaio, bando a maggio, poi a luglio. Oggi non c’è ancora nulla, ma sono stati selezionati cinque siti in regione, tra cui Scarpino. Il problema è: questo sarebbe l’impianto di fine ciclo rifiuti?”.
I dati parlano chiaro: “I rifiuti urbani prodotti in Liguria lo scorso anno sono stati 830 mila tonnellate, con una raccolta differenziata al 60,82%, a fronte di un obbligo di legge del 65% già in vigore dal 2012. Genova è la maglia nera, con un 50,57% e 290 mila tonnellate prodotte, pari a un terzo del totale. Ogni anno il Comune paga 209 mila euro di multa perché non raggiunge la quota minima”.
Solari ha criticato anche gli strumenti adottati: “I cassonetti intelligenti, nati in Romagna, sono stati abbandonati da molti comuni perché non funzionavano. Qui invece Amiu li ha introdotti, spendendo un milione e mezzo di euro e affrontando costi di manutenzione importanti. Ma il sistema non funziona”.
Quanto all’impianto, la posizione è netta: “Che faccia cenere è sicuro, valorizzazione e recupero molto meno. Con un inceneritore da 320 mila tonnellate avremo 100 mila tonnellate di ceneri da collocare in discarica, oltre a 30 chili di polveri tossiche dal sistema di filtraggio. Il ciclo non si chiude: la discarica serve comunque”.
il presidente di Zero Waste Italy, vincitore del goldman environmental prize 2013, nobel alternativo per l'ambiente, Rossano Ercolini, ha allargato lo sguardo al quadro nazionale e alle alternative possibili: “Non siamo qui solo per dire no all’inceneritore, ma per presentare le alternative. I numeri liguri sono modesti: 830 mila tonnellate complessive, con un 60% di raccolta differenziata. Non ci sono nemmeno i flussi costanti per alimentare un impianto di questo tipo. L’inceneritore, se realizzato, blocca le pratiche virtuose perché ha bisogno dei rifiuti. Non lo dico con malizia, è un dato di fatto: se io costruisco un inceneritore ho bisogno di alimentarlo. Al contrario, esistono modelli virtuosi: La Spezia è al 79% di raccolta differenziata, altri comuni superano l’80%, mentre Genova resta ferma al 50%”.
La strada indicata da Ercolini è chiara: “Bisogna spingere le buone pratiche e integrare la raccolta con sistemi di tariffazione puntuale, che premiano i cittadini. Non politici contro cittadini, ma istituzioni e comunità alleate per dare alla Liguria un sistema avanzato di gestione degli scarti. L’Unione Europea indica come obiettivo il 70% di riciclo, che significa arrivare all’80% di differenziata”.
Un avvertimento arriva anche da Enzo Favoino, coordinatore scientifico - Zero Waste Europe: “C’è una distorsione di valutazione: i decisori guardano solo alle percentuali, ma un inceneritore ingessa il sistema. È una tecnologia ad alta intensità di capitale che si ripaga solo garantendo per decenni tonnellaggi costanti, 35 anni circa. Se a Genova viene costruito un impianto da 320 mila tonnellate, dovrà essere alimentato per tutto quel tempo, bloccando percorsi virtuosi. È già successo in altre città, con effetti negativi sui cittadini, che finiscono per pagare con la TARI”.
Favoino ha citato il caso di Milano: “Con il porta a porta e una raccolta capillare è arrivata al 65% di differenziata e ha ridotto il rifiuto residuo a 270 chili per abitante all’anno. Oggi Genova è molto indietro, ma con il porta a porta e la tariffazione puntuale può migliorare radicalmente”.
Dal territorio è arrivata anche la voce del presidente del Municipio Medio Ponente, Fabio Ceraudo: “Ci sono soluzioni coraggiose da percorrere, come il percorso dei rifiuti zero. Io considero l’impianto un inceneritore, non un termovalorizzatore: non si valorizza nulla quando si brucia. Servono conoscenza e sensibilizzazione da parte delle istituzioni, incentivi nella TARI e soprattutto coscienza da parte delle persone. Se differenziamo, viviamo in un mondo più pulito. La conferenza di ieri deve essere un punto di partenza, e la linea di pensiero è quella che io ho sempre portato avanti con il gruppo politico al quale appartengo, ma in primis come persona” .
Ceraudo ha infine richiamato il caso di Scarpino: “È la discarica più alta d’Europa, doveva essere provvisoria ed è diventata definitiva. Per 30 anni avrà bisogno di bonifica. Guardiamo agli esempi virtuosi come Capannori: meno tasse, più civiltà del rifiuto, un percorso da lasciare ai nostri figli”.
Il convegno di Sestri ha quindi acceso un faro su una scelta strategica per Genova e la Liguria. Le prossime mosse della Regione diranno se l’opzione inceneritore resterà sul tavolo o se prevarrà la linea del riciclo spinto.