“Uno stadio multisport proiettato nel futuro che sia usato per decenni”. Così la sindaca Silvia Salis ha disegnato il futuro dello stadio ‘Carlini’, struttura da tempo al centro del dibattito cittadino e bisognoso di un progetto di restyling.
Salis è intervenuta oggi al Salone Nautico per un focus sulla pratica dello sport in città e, in particolare, ha delineato i progetti dell’amministrazione per il futuro dell’impianto.
“Serve uno sforzo per capire la proiezione dei bisogni sportivi che ci saranno nel nostro Paese perché noi ora utilizziamo impianti che sono stati progettati cinquanta o sessant’anni fa - ha detto la sindaca - uno stadio così grande e importante come il ‘Carlini’ ci deve mettere in condizioni di pensare che dovrà essere usato per decenni e, quindi, non deve essere immaginato solo per l’evoluzione dell’impiantistica e della pratica sportiva, ma anche per quella che sarà la nostra società”.
Per Salis “avere un impianto così grande nel centro della città, nelle condizioni in cui è adesso, è qualcosa che non ci possiamo permettere” e “proprio per questo, vogliamo partire dal 2026 con un concorso di idee e poi aprire un bando per la progettazione”.
Si parla di un bando internazionale per affidarsi “alle migliori proposte”. E non manca la stoccata alla precedente amministrazione: “Non ho nessuno da portare avanti e non preferirò nessun progetto a un altro”.
“La gara avrà criteri molto precisi - ha aggiunto - vogliamo uno stadio moderno dove si possa praticare il numero più alto possibile di sport, compatibilmente con gli spazi che sono immensi. Vogliamo che entro il 2030 sia restituito alla città uno stadio nuovo e funzionante, in grado non solo di ospitare l’ordinaria amministrazione della pratica sportiva, ma anche grandissimi eventi sportivi e gli eventi artistici internazionali. Vogliamo poterci candidare a più competizioni possibili”.
“Ho tenuto per me la delega allo Sport perché credo che ci si debba impegnare a lasciare un’eredità nello sport e la si lascia con gli impianti sportivi - ha concluso - nei miei anni al Coni ho imparato che l’Italia ha sul territorio una struttura tecnica incredibile che non ha nessun altro Paese al mondo. Noi trattiamo tutti gli sport e questo si deve tradurre nella consapevolezza di chi amministra il territorio. Oggi parliamo di grandi progetti per i prossimi cinque anni, ma bisogna parlare anche di impianti più piccoli per lo sviluppo della pratica sportiva. L’amministrazione deve vedere anche la ricaduta che un impianto sportivo ha”.