Nessun gruppo industriale per l’ex Ilva, solo due fondi di investimento pronti a rilevare l’intero complesso e otto proposte per singoli asset. È questo l’esito della procedura di acquisizione comunicato dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, che ha fatto emergere più di una preoccupazione tra i sindacati.
Le uniche due offerte per l’intero gruppo arrivano da Bedrock Industries e dalla cordata Flacks Group + Steel Business Europe. Tutte le altre riguardano singole parti degli stabilimenti e vedono in campo, tra gli altri, Marcegaglia, Renexia (Gruppo Toto), Industrie Metalli Cardinale e Eusider.
Una prospettiva che i sindacati considerano deludente e pericolosa. Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom Cgil di Genova, parla di “situazione davvero molto complessa”: non essendoci soggetti industriali ma solo finanziari, la preoccupazione è che “a pagare siano i lavoratori”. Per questo, la Fiom annuncia che non parteciperà all’incontro sulla cassa integrazione fissato per il 29 settembre: “È inutile discutere di ammortizzatori se non ci sono certezze industriali”.
Amarezza condivisa anche da Christian Venzano (Fim Cisl Liguria), che sottolinea come “sono appena due le offerte per tutti i complessi aziendali, mentre sono otto quelle per singoli asset”. La Fim ribadisce il no a qualsiasi “spacchettamento” e chiede al Governo un progetto complessivo per rilanciare la siderurgia italiana.
Durissimo il giudizio di Antonio Apa, coordinatore regionale della Uilm Liguria: “Lo avevamo previsto, ci sono solo due fondi senza solidità industriale. Questi soggetti tagliano e poi rivendono. È quello che non vogliamo per i lavoratori”. Per Apa, la responsabilità è anche della politica, che non ha mai garantito la salvaguardia di un settore strategico, e la soluzione potrebbe passare da “una nazionalizzazione temporanea con la permanenza dello Stato nell’azionariato”.