“Verba volant scripta manent: bisogna vedere poi cosa succederà in concreto perché, anche se è un piano un po’ pasticciato, potrebbe essere una soluzione”: così Stefano Rebora, fondatore di Music for Peace, commenta a margine dell’assemblea generale della Cgil l’ipotesi di accordo di pace presentato dal presidente statunitense Donald Trump.
Rebora sottolinea la necessità di verificare se gli impegni verranno rispettati: “Non dimentichiamo che non è dal 7 ottobre che c’è il problema di Gaza e del popolo palestinese. Senza andare troppo indietro, partiamo da Piombo Fuso nel 2008-2009, la prima grande operazione militare israeliana nella Striscia. Da allora sono state fatte tante promesse mai mantenute: un aeroporto distrutto subito dopo la costruzione, un porto mai realizzato. Di fatto Gaza è sempre stata una prigione a cielo aperto”.
Per Rebora, dunque, la parola chiave resta vigilanza: “Bisogna vedere realmente cosa succederà. Il popolo deve essere vigile, non mollare, e fare in modo che sia riconosciuto lo Stato di Palestina e la libertà, così tanto auspicata, che permetta finalmente alla popolazione di muoversi liberamente e di vivere come tutte le altre nazioni di questa terra”.