Attualità - 30 settembre 2025, 19:41

Il processo sulla gestione della rete autostradale ligure rimane a Genova

Lo hanno deciso i giudici della Cassazione. Le udienze riprenderanno il prossimo 27 novembre

Il processo sulla gestione della rete autostradale ligure, nato dopo il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime), resta a Genova. Lo hanno deciso i giudici della Cassazione.

I giudici di Genova avevano deciso di trasmettere gli atti agli Ermellini per valutare se la competenza territoriale fosse del capoluogo ligure o di Roma. Il collegio aveva accolto l'eccezione di incompetenza sollevata dagli avvocati Lorenzo Contrada e Carlo Longari, che assistono l'ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci e di tutti gli altri difensori dei 47 imputati. A questo punto, il processo riprenderà il 27 novembre.

I legali avevano sollevato la questione sostenendo che la competenza doveva seguire il reato di falso, che è il più grave. Secondo l'accusa i falsi si sarebbero realizzati a Genova, mentre per la difesa dell'ex top manager il reato si consuma solo quanto il dato è stato inserito nel data base romano e reso visibile anche ai committenti e dunque immodificabile.

Le accuse, a vario titolo per gli imputati, sono di falso, frode, crollo colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti e riguardavano i report ammorbiditi sullo stato dei viadotti, le barriere antirumore pericolose e le gallerie non a norma. Alle scorse udienze era stato ammesso, come parte offesa, il Comitato ricordo vittime del ponte Morandi (oltre ai comuni di Genova, Masone, Rossiglione, Campo Ligure e Cogoleto).

L'inchiesta era partita dopo il crollo del ponte. Gli investigatori avevano scoperto i presunti falsi report sullo stato dei viadotti e delle gallerie, e le barriere antirumore pericolose.

Nell'indagine bis era confluito anche il crollo nella galleria Bertè in A26 (30 dicembre 2019). Secondo gli investigatori della guardia di finanza, coordinati dai pm Stefano Puppo e Walter Cotugno, i tecnici di Spea ammorbidivano i rapporti sullo stato dei ponti per evitare i lavori. Era stato scoperto, inoltre, che le barriere fonoassorbenti montate su alcuni tratti autostradali erano difettose e si erano staccate causando problemi agli automobilisti. Uno degli indagati aveva anche detto al telefono che erano "attaccate con il Vinavil".